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Il Flipper di Popper,
ovvero come parlare di filosofia
senza essere pallosi
Il Flipper di Popper
di Zap Mangusta
2005, Piemme, 384 pagine, € 14,90
di Alessandro Bottero
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Tra gli svariati libercoli masticati nelle cime dolomitiche durante la strampalata estate 2005 uno dei più interessanti è stato Il Flipper di Popper, una panoramica sui filosofi del novecento scritto da Zap Mangusta, autore di programmi radiofonici e televisivi (Le Iene,ecc…), che ha al suo attivo altri due libri di divulgazione filosofica Le mutande di Hegel e I Calzini di Kant. Al di là dei titoli demenziali un po’ infelici Zap Mangusta sa scrivere e soprattutto pare conoscere l’argomento. Il Flipper di Popper parla dei filosofi del ’900, con l’eccezione del primo ossia Charles Darwin, preso in considerazione per l’impatto del Darwinismo visto come punto di frattura tra una concezione dell’uomo e del mondo pre-evoluzionismo e post-evoluzionismo.
Zap Mangusta affronta una corrente di pensiero in ciascun capitolo. Positivisti, strutturalisti, esistenzialisti, fenomenologi, ed altro ancora, prendendo in considerazione anche personaggi poco conosciuti o ritenuti marginali nelle storie della filosofia classica,come Gaston Bachelard, Emmanuel Mounier, Jaques Lacan, Hannah Arendt. Chiariamoci: non è una storia della filosofia. E’ un testo di divulgazione ben scritto, che ha come obiettivo quello di far vedere che sono esistite persone che hanno pensato. Poi magari quello che hanno pensato è discutibile, non condivisibile, ma almeno hanno pensato. E se loro hanno pensato questo significa che è possibile farlo. La filosofia non è una tecnica specialistica. Se è amore per la sapienza (libera traduzione del temine greco) è alla portata di tutti. E’ un diritto di ognuno. Zap Mangusta (ed io mi trovo d’accordo con lui) pare poi suggerire che la filosofia sia anche un DOVERE di tutti. Ossia che il pensare sia un dovere, oltre che una libertà.
Interessante il fatto che Zap Mangusta dia un giudizio per ogni filosofo esaminato, motivandolo nei dettagli, e che alla fine stili una classifica. Ma è una classifica molto particolare. La coerenza interna del singolo filosofo non conta molto. Filosofi con gravi pecche logiche o contraddizioni irrisolte vengono valutati maggiormente di altri che per la critica classica sono invece più “filosofi”.
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Zap Mangusta (da quel che ho capito) predilige e premia con i primi posti in classifica i filosofi/pensatori più critici nei riguardi della società attuale e contemporaneamente più attenti alla dignità umana, o per meglio dire al valore della singola persona umana.
I filosofi che ottengono il punteggio massimo sono infatti Adorno, Popper, Russell, ossia tre pensatori diversissimi tra loro (Adorno esponente della Teoria Critica di Francoforte, Popper padre del Falsificazionismo, Russell esponente del Neopositivismo Inglese) , ma uniti da una cosa: la precisa volontà di contestare lo status quo e tutti gli idoli che il pensiero si costruisce per smettere di essere autonomo. |
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Più un filosofo ha esercitato un sano sospetto nei riguardi dell’esistente e del “si deve fare così perché è giusto fare così” , migliore è il suo punteggio per Zap Mangusta.
Come dargli torto? In fin dei conti così facendo Zap Mangusta recupera l’insegnamento socratico, del porre tutto in questione al fine di stabilire cosa sia giusto e cosa no.
Il problema però è che questo non è propriamente parlando filosofia. Il rischio è che questa opera divulgativa, pur encomiabile e ben scritta, sostituisca agli occhi di un lettore pigro la lettura diretta delle opere citate. Quella che Mangusta propone è la SUA chiave di lettura, sicuramente fondata su una conoscenza delle opere e dei personaggi citati, ma in alcune cose un po’ “leggera”. Il profilo di Wittgenstein ad esempio, mi è sembrato un po’ superficiale. Inoltre mancano dall’elenco filosofi come Blondel, francese e teorico della Filosofia dell’Azione, Croce o Gentile, discutibili quanto si vuole, ma parte integrante della storia della Filosofia del Novecento. E se un libro si propone di parlare dei filosofi del ‘900, beh… mi spiace ma Croce e Gentile ci devono stare.
Comunque alcuni ritratti sono spassosi, in particolare quelli di Heidegger, Hannah Arendt e Karl Jaspers, simpatico terzetto di cui nel narrare le gesta Zap Mangusta si abbandona a doppi e tripli sensi degni di una pochade parigina.
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INCISO
In sintesi Heidegger era un filosofo tedesco sufficientemente bruttino, ma all’epoca (anni ’20) in Germania un filosofo era tipo una rockstar e Heidegger aveva stuoli di allieve disposte ad approfondire il rapporto maestro-allieva. Tra loro la Arendt, che era bella, intelligente, smaliziata ed ebrea. Dico ebrea non a caso. Quando nel 1933 il nazismo salì al potere Heidegger fece un rapido esame di coscienza e scoprì che il nazismo non era poi così in contrasto con il suo pensiero. Il simpatico filosofo fece carriera, silurò vecchi colleghi perché poco ariani e perse di vista la Arendt che proprio perché intelligente, pensò bene di cambiare aria. Jaspers nel frattempo era tra i colleghi presi a calci in bocca da Heidegger. Inoltre, così dice Zap, anche Jaspers era rimasto vittima del fascino della Arendt, che però con lui si limitava a una platonica comunanza di idee. Heidegger riuscì a scamparla alla caduta del nazismo, dicendo che non era vero nulla. Nel 1950 a un congresso di filosofia il simpatico Heidegger rivide la Arendt. Si disse “tentar non nuoce”, ci provò e per i successivi vent’anni i due ritornarono ad essere colleghi di approfondite indagini metafisiche (per usare le immagini di Zap). Il tutto mentre Jaspers sperava ancora in un appuntamento con la Arendt.
FINE INCISO
In conclusione è un libro che consiglio. E’ una buona introduzione alla filosofia del ‘900, o almeno a buona parte di essa, e cosa da non trascurare è ben scritto. Se poi la lettura di Zap Mangusta vi spingerà ad accostarvi anche a uno solo dei filosofi presentati allora l’obiettivo dell’autore sarà raggiunto. |
Alessandro Bottero [a.bottero"at"botteroedizioni.it] - Febbraio 2006
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