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"FANTERIA DELLO SPAZIO" di ROBERT A. HEINLEIN

FANTERIA DELLO SPAZIO
di ROBERT A. HEINLEIN

GUERRA ETERNA
di JOE HALDEMAN

"GUERRA ETERNA" di  JOE HALDEMAN

PREMESSE

Questa idea del parallelo/confronto tra questi due testi di space opera mi ronzava per la testa da diverso tempo. Almeno da quando l'anno scorso una importante, democratica, liberale e perennemente trendy nazione occidentale ha "preventivamente" attaccato una spietata, moralmente inaccettabile e, diciamocelo, antiestetica dittatura medio-orientale adducendo una serie di motivazioni, cangianti come le stagioni che si sono finora susseguite.
In parole povere, una guerra.
Mi chiederete: "Ti svegli ora?" oppure "Ci sono più di 150 focolai di guerra nel mondo e
parti proprio adesso?
"
Risposta: "Si, per il resto continuate a leggere."
Però leggendo e, spero, confrontando questi due libri possiamo sperare di capire come un essere umano concepisce la guerra, questo affascinate e pericoloso giochino che un maschietto (parlo per me) inizia a praticare dalla prima infanzia.

Come dicevo, parlo a titolo personale e vivere per quanto finora ho capito è una continua presa di coscienza di quello che accade a me stesso ed agli altri.
Da questa forte esperienza attuale, vuoi per la grande copertura mediatica, vuoi per le implicazioni morali che porterà nei rapporti tra le nazioni e probabilmente anche tra le persone piuttosto che per la ridefinizione di molti rapporti di forza come sopra, mi sono nate tutta una serie di associazioni mentali, talvolta pertinenti, talvolta no ed alcune di esse hanno avuto a che fare proprio con la fantascienza ed a queste due opere in particolar modo.

Scrivere questo articolo è un po' il modo per dar voce e mettere ordine tra questi pensieri, tra queste diverse, per certi versi opposte, visioni della società, dei rapporti umani, delle persone e, soprattutto, della guerra.
Ho letto due o tre volte le opere in questione, ma queste considerazioni (e ho riguardato i passi citati solo per non scrivere inesattezze) le ho volute fare solo con quei ricordi che si erano stratificati nella mia memoria e coscienza nel corso degli anni.


CENNI SULLE OPERE E GLI AUTORI

"Starship Troopers", Fanteria dello spazio nasce nel 1959 e rappresenta l'ultimo juvenile cioè romanzo destinato ad un pubblico adolescenziale di Robert Anson Heinlein che invece nasce nel 1907.
Sicuramente inquadrare questa opera in questo sotto-genere è sicuramente scorretto e riduttivo visto che come lui stesso affermava "si tratta di un romanzo per adulti che racconta le avventure di un diciottenne" e come tale verrà trattato.
"Forever War", Guerra eterna viene alla luce nel 1974 (Joseph W. Haldeman è del 1943) come prosecuzione in chiave fantascientifica del discorso iniziato col romanzo bellico War Year. Circa il fatto che in qualche modo Guerra eterna possa essere da avvicinare anche solo come citazione a Fanteria, Haldeman ha sempre chiaramente smentito.

Ma parliamo un po' anche degli autori.
Il giovane Robert diplomatosi nel '24 si arruola subito all'accademia per imbarcarsi su una portaerei come ufficiale ed in cui ha la possibilità di saggiare la vita militare.
Sarà congedato nel '34 per motivi sanitari per aver anteposto il dovere alle cure, con lodevoli referenze da ma con una salute compromessa che lo limiterà parecchio negli anni successivi.
La concezione della "sana vita militare" invece, in uno che come ripetuto più volte "è stato arruolato", si è rivelata sensibilmente differente. La sua carriera militare è stata più breve, ma decisamente più intensa. Nel 1967 le alte sfere del reclutamento vedono l'eguaglianza tra venticinquenne laureato in fisica e bravo geniere e lo spediscono in Vietnam come sminatore.
In parole povere lui la guerra l'ha fatta davvero.
Tornerà a casa alla fine del '69 carico di onorificenze, ma più morto che vivo.

Entrambe le opere destarono grandissimo scalpore in seguito alla loro uscita.

Fanteria rappresenta l'ultimo juvenile dello scrittore del Missouri, non juvenile okey, ma ultimo di sicuro.
Un Heinlein cinquantenne, ormai liberato da limitazione economiche e consapevole dei propri mezzi espressivi, con quest'opera inizia ad introdurre temi scottanti trattati in modo quantomeno estremo che gli alieneranno le simpatie di parte della critica, ma mai dei lettori che per quest'opera lo premieranno con un Hugo nel 1960.
Verrà liquidato dalla casa editrice Scribner's che rifiuterà il manoscritto, con una lettera di due righe "che potrebbe essere addirittura prestampata".
In un primo momento più che dibattere sul "giusto" ed "ingiusto" delle teorie esposte in Fanteria, il dibattito si concentrò sul fatto che queste rappresentassero l'autentica concezione morale e politica dello scrittore o più semplicemente costituissero una provocazione per stimolare lo spirito critico dei lettori.
A mio parere la dicotomia opinione oppure provocazione andrebbe sostituita con opinione e provocazione. Verissimo il fatto che Mr. Robert Anson fosse un anticipatore delle tendenze future, ma si imbarcava in un viaggio solo se intimamente certo che avrebbe condotto ad una meta precisa, troppo pragmatico (come tutti suoi protagonisti del resto) per fare il contrario.

Guerra Eterna non sollevò polemiche in questi termini.
Essa fu percepito subito come la trasposizione metaforica del Vietnam e godette date le circostanze di una risonanza anche indipendente dall'effettivo valore artistico.
Attenzione però, se dai '70, periodo tutto sommato positivo per la sf, volessimo estrarre solo una manciata di opere, questa è a detta di critica e pubblico che gli assegnarono Nebula ed Hugo nel 1976, in assoluto una delle prime.
I temi presenti nell'opera erano forti e crudi non meno di Fanteria, ma la delicatezza del periodo storico fu tale che questo libro venne idealmente accolto come ospite eminente quanto inaspettato nella discussione culturale e politica nel mondo della fantascienza americana e non solo.

JOE HALDEMAN
ROBERT A. HEINLEIN

I PROTAGONISTI e non

Due sono gli elementi fondamentali per inquadrare i due protagonisti.
Fede e determinazione per Rico, spirito critico ed ironia per Mandella.
A dirlo mi sento un po' come la prof di Educazione Fisica in Donnie Darko: tutto si riconduce a paura e amoreee.
Che scema.
Considerate voi, ecco come si presentano questi due al lettore:

- Mi viene sempre la tremarella prima del lancio. Mi hanno fatto l'iniezione, naturalmente, e la preparazione ipnotica, so benissimo che in realtà non ho paura.

- Il tizio che aveva parlato era un sergente che dimostrava al massimo cinque anni più di me. Quindi, se aveva ucciso un uomo in combattimento, senza far rumore o meno, doveva averlo ucciso quand'era ancora in fasce.

Nei due protagonisti tanto si rivede dei loro creatori, tanto Heinlein e la sua fede, "La fantascienza è fondamentale per i giovani perché li proietta in mondi in continuo cambiamento. La fantascienza è pedagogica in quanto prepara le nuove generazioni al futuro." quanto Haldeman ed il suo criticare da subito quel "viaggio senza ritorno" come lo definirà Papa Woijtyla solo qualche anno più tardi.

A questa fede, in se stessi, nel Sistema che ciascuno ha individualmente contribuito a costruire e che rafforza avanzando solo in virtù dei propri meriti, tutto può essere sacrificato.
Johnny Rico, come tutti, è entrato nell'esercito da soldato semplice finendo per comandare un battaglione.
"Ma non ci rivedemmo e agli esami non c'era. Venne nominato ufficiale due settimane più tardi, e le sue stellette tornarono arricchite della diciottesima decorazione al valore: la Gran Croce del leone ferito. Alla memoria."
Secondo il parere di Rico il soldato scelto Birdie risulta comunque un vincente, poco importa se è morto poco più che maggiorenne.
Non è stato macchiato dalla sconfitta né dal disonore, non ha mai dubitato.
Ecco a cosa si riduce la vita umana, a quel trattino tra le parole fede e dovere.

In Haldeman/Mandella lo spirito critico deve essere servito per non regredire allo stato bestiale e l'ironia per non impazzire.
Il dolore per i compagni caduti, la costante paura di morire, l'incertezza di cosa potrebbe riservare la "madre terra" ammesso e non concesso di farvi ritorno danno la misura di chi la guerra, sfortunatamente per lui, l'ha fatta davvero.

Anche Mandella è l'incontrastato mattatore, ma non potrebbe farcela da solo.
L'autore allora gli affianca una compagna, Marygay Potter, una figura femminile "forte" che nel corso della narrazione si guadagna il rango di autentica co-protagonista dividendo e, a volte, addirittura "rubando la scena" all'attore principale.
E come dimenticare la splendida dottoressa Diana Alsever.
L'epilogo è tutto per loro.
L'elemento "sconcio" che ne consegue è trattato come tutti gli altri.
La logica di guerra ha la precedenza ed anche l'amore deve cedere il passo alla sopravvivenza per cui anche il sesso è parte del codice comportamentale del soldato e sottoposto a norme non scritte.

I personaggi di contorno in Fanteria, come il professor Dubois, il sergente Zim, il tenente Rasczak, Gelatina sono tutti splendide figure, tratteggiate con grande maestria, ma da subito "attori non protagonisti" che sembrano muoversi essenzialmente in funzione del primattore.
Queste figure, soprattutto quella del sergente severo all'inverosimile ma valoroso, sono diventate, anche grazie al respiro epico di molte pagine, vere e proprie icone dell'immaginario comune come del resto molti mezzi ed armi militari, uno su tutti la tuta potenziata.
Ufficiale e Gentiluomo oppure la saga di Alien gli sono fortemente debitori.

Non si rilevano afflati epici in Forever War, il titolo da solo risulta quasi iettatorio, la prosa asciutta e documentaristica di Heinlain qui è ancora più estrema, ancora più realistica.
Le gambe fanno male quando si spezzano, la carne sanguina quando la si trafigge.
In una frase, Rico è il Parsifal saggio ed eroico narrato nella leggenda di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, Mandella è quello visto nel film di Boorman.

IL TEMPO E LO SPAZIO

Nel sottogenere space-opera lo spazio ed il tempo, a mio avviso, possono essere considerati un'unica entità. Potrà sembrare paradossale, ma in questi casi le tre dimensioni dello spazio possono anche essere considerate una linea monodimensionale tra la partenza e l'arrivo.
Tale risulta per Rico. Mandella addirittura, con l'ausilio delle stelle collapsar, ha ridotto l'interstellare ad intercontinentale.

Lo spazio, esplorato, diviene un'immenso campo di battaglia.
Battaglia che si svolge sempre lontano dal pianeta Terra. Si potrebbe obiettare che Buenos Aires viene rasa al suolo dai Klendathu, ma in Fanteria, Heinlein identifica come Terra il suolo USA. Non ci credete… andate a leggere!
Piuttosto, lo spazio diventa importante per Rico e Mandella a livello soggettivo.

In Fanteria è lo "spazio esterno" che entra nello "spazio interno" dell'esercito attraverso la lettera del professor Dubois che si scoprirà essere un pluridecorato Colonnello in congedo piuttosto che dell'incontro/riconciliazione col padre anch'egli arruolatosi nel frattempo. Lo spazio esterno entra, ma sempre con discrezione.

In Guerra Eterna, a livello soggettivo, il rapporto si fa più profondo e sotto molti aspetti perverso, sia col tempo che con lo spazio.
Durante i dodici secoli di guerra, il tempo che scorre per conto suo, assoluto oppure relativo che Einsten ne dica rende la "casa" e la "patria" di Mandella e di tutti i suoi commilitoni luoghi sempre diversi da come li avevano lasciati.
Stavolta non sono la disciplina e l'inquadramento ad aver fatto cambiare la percezione degli eventi.
- Fa parte del servizio di Assistenza Medica Universale. Tutti vengono classificati, al compimento del settantesimo anno di età. (…)
- E la classe zero non ha diritto a nessuna cura.
- Esatto Mr Mandella.

In Fanteria il tempo oggettivo è uno strumento. Fa evolvere Johnny Rico, da adolescente incerto sul futuro ad autentica pietra angolare della comunità, sotto tutti gli aspetti un vero uomo.
Tempo oggettivo scandito dalle promozioni e dalle missioni militari.
Volutamente in Fanteria non si abbraccia il concetto di Tempo, uncountable, troppo astruso; vengono controllati via via i mesi, i giorni, i minuti, a seconda delle situazioni come nel football, in un costante, inesorabile ed ottimistico avanzamento:
- E adesso un po' di musica per riempire l'attesa. - E risuonarono le note del nostro inno: "All'eterna gloria della Fanteria spaziale mobile".

Il tempo oggettivo in Guerra Eterna lasciamolo stare.
Da membro riconosciuto della comunità Mr Mandella si ritroverà prima oggetto di interesse mediatico poi elemento estraneo ed infine paria in un cammino inarrestabile, ma verso l'abisso.
Intrappolato in una "gabbia semiotica" come ha opportunamente rilevato Valerio Evangelisti e come attento lettore, col suo bravo dizionario a portata di mano, ho compreso (quasi) subito.
Per il soldato ormai maggiore e finalmente civile, Mandella, la pace verrà, non conquistata, ma raggiunta solo quando le equazioni tempo (oggettivo e soggettivo), spazio e nemico saranno definitivamente risolte.


IL NEMICO

In Fanteria il nemico non è solo brutto, è rivoltante; non è solo cattivo, è una bestia amorale da schernire anche verbalmente.
Non esiste motivazione per approfondirne la descrizione, i ragni Klendathu sono i "pelleossa".
I fanti spaziali si applicano per conoscere l'avversario solo al fine di distruggerlo.

I Klendathu sono pseudoartropodi con una mente che li avvicina alle formiche, alle termiti.
Sono governati da una dittatura assoluta.

In questa allegoria il lettore vede lo spettro del nazismo sconfitto e, soprattutto, la minaccia comunista; dopotutto la politica del disgelo stava iniziando solo in quel periodo.
Per quanto riguarda Rico ed i suoi compagni così come forse per l'americano medio la ricerca è tutta è rivolta all'interno della propria squadra/famiglia/,del proprio sistema.
Non esiste più ormai la spinta a conoscere il "mondo intorno"; da soldati si è ormai adulti e ci si comporta come assolutamente certi delle proprie azioni, il dubbio è bandito, pena la sconfitta.

In Guerra Eterna l'avversario è tratteggiato come invisibile e sfuggente, ma letale; il riferimento ai vietcong è palese.
Questa mancanza di conoscenza non è sinonimo di mancanza di volontà di conoscenza, mai durante la lettura ho avuto l'impressione che lo scrittore avesse voluto negare all'avversario una civiltà, un cultura, un'etica ben precisa e probabilmente "alternativa", anche se oscura al protagonista.
L'autore in quest'opera riconosce al nemico una legittimità pari al protagonista.
Il nemico non viene mai bollato come "cattivo". Infatti il finale sbroglia la matassa in modo forse troppo convenzionale, ma senza lasciare adito a dubbi in tal senso.

La guerra dei 1143 anni era cominciata per un equivoco ed era continuata perché le due razze erano incapaci di comunicare tra loro.
Quando avevano potuto parlarsi, la prima domanda era stata: - Perché hai cominciato? - E la risposta era stata:-Chi? Io?


CONSIDERAZIONI FINALI

All'inizio avevo pensato addirittura di omettere questa parte, ma poi ho pensato che le considerazioni finali di un testo sono forse l'aspetto più importante di un lavoro, che senso ha raccogliere dati ed elementi al solo fine di prenderne atto?
Questa ulteriore premessa per anticipare il mio essere "di parte".
Mi accorgo che, pur riconoscendo l'indubbio valore di entrambe le opere, provo nettamente maggiore affinità con l'opera ed i concetti esposti da Haldeman.

Leggendo Fanteria, in me si sono formati pensieri e sensazioni ai quali con difficoltà riuscivo a dare forma.
Alcuni hanno preso corpo solo molti anni dopo con la storia della bambina ed il pesciolino rosso che Bill racconta alla Sposa sul senso del male.
Sotto molti aspetti Johnny Rico è un "puro". Che io ricordi nel libro c'è solo un momento in cui manifesta una parvenza di dubbio, ma è relativa alla vita sua, alla percezione sua del fluire del tempo ed alla (erratissima a suo parere) che ne hanno i non-fanti spaziali.
Il dolore inferto ai nemici non è semplicemente percepito, è il minore ragionevolmente possibile e lasciato "fuori campo".
Tra tutti i riti di passaggio che attraversa, la maturazione, il riappacificamento familiare, i riconoscimenti e le promozioni "professionali" la sua è e rimane un' "adolescenza dell'anima" quasi narrata da Fellini in Amarcord.

Leggendo Guerra Eterna ho da subito figurato un pantano, uno di quelli che trovi appena esci dalla strada asfaltata in una giornata di pioggia, che ti rallenta e ti insudicia da fare schifo.
Mandella non riesco a figurarlo che un povero diavolo invischiato in questa melma a fare una gran fatica per rimanere sempre lì come un bischero.
Se dovessi accomunare Guerra Eterna ad un film scarterei Platoon, troppo scontato; scarterei Full Metal Racket, già fatto egregiamente da Vittorio Evangelisti (che palle chi pensa meglio e più veloce di te!); sceglierei, per l'orrida e grottesca scena finale, Hamburgher Hill in cui un plotone si fa massacrare su quella dannata collina di "fondamentale importanza strategica" per farci poi scoprire che si era trattato di uno sbaglio dei superiori comodamente riparati nelle retrovie nelle loro tende con frigo-bar.
Qui visualizzo quel panzone di Schwarzkopf (Irak 1991).

Comunque, come non appassionarsi per la "fede", autentico credo laico che Heinlein nutre nei confronti non solo dei militari, ma dell'intera razza umana.
Un esempio lampante è fornito dalla sua non velata critica al sistema giudiziario non americano e basta, ma occidentale in genere. Più dei termini della critica, mi ha colpito il fatto che l'autore la rivolge da un futuro in cui (a suo dire, daccordo) il problema è risolto.
Non ha conseguito cataclismi nel diritto, ma è stato aggiustato in virtù di un'evoluzione morale e culturale per cui i giovani stentano addirittura a non capire come potrebbe essere altrimenti.
Non mi voglio dilungare sull' "americanità" di Heinlein, anche qui la si percepisce, anche qui come fior di critici hanno ripetuto, sua grandezza e limite. Irritanti le tre righe con cui liquida alcune teorie marxiste, oggettivamente opinabili e talvolta paradossali, ma la faciloneria con cui ci conduce alla "soluzione" è francamente eccessiva.

Termino con Guerra Eterna. Ribadisco le parole dello scrittore, non è da avvicinare anche solo come citazione a Fanteria.
Nei livelli di lettura che ho percepito della sua opera, Haldeman non vuole smentire Heinlein, semplicemente non vuole rapportarsi a lui.
Lo scrittore dell'Oklahoma ha sempre offerto un'altra visione delle cose.
Un'altra interpretazione dell'avversario, dei rapporti con la famiglia, della patria, del conflitto bellico… anche un altro conflitto bellico (siamo in Vietnam non nella II Guerra mondiale).
Qui il peccato, il senso di colpa, la consapevolezza della perdita dell'innocenza sono i temi cardine. L'inutilità, l'impotenza, la precarietà della vita umana fanno paura quanto le mutilazioni e le morti improvvise sempre in agguato.
Privati di quello sciovinismo che spesso indispettisce i lettori europei, i personaggi fanno scattare il processo di indentificazione per le proprie caratteristiche intrinseche, privati del nome, del passato, di parte del proprio ruolo, nulla cambierebbe.
Sono solo piccoli uomini, non si possono stampare nella memoria come icone.
Non hanno vinto.

Un consiglio per la lettura: se vi avvicinaste per la prima volta alle due opere in questione rispettatene l'ordine temporale, prima Fanteria dello spazio (1959) poi Guerra eterna (1974).
Personalmente il secondo libro mi ha fornito di ulteriori angolazioni per inquadrare il primo.
Non che sia un'osservazione particolarmente originale, ma a me è servita.

James Not Jemas

"FANTERIA DELLO SPAZIO", Classici Urania, di ROBERT A. HEINLEIN
"GUERRA ETERNA", Classici Urania, di JOE HALDEMAN