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GERONIMO 'DIETRO LE QUINTE - LA CRISI DELLA POLITICA NELLA SECONDA REPUBBLICA' - Oscar Best Seller Mondadori, 2003

Dietro le quinte,
o una rilettura di parte
di sette anni di vita politica italiana


di Alessandro Bottero


"Geronimo, Dietro le quinte.
La crisi della politica nella seconda repubblica"

Mondadori Oscar Bestseller, 2003 - 7,80 euro

In vacanza ho l’abitudine di portarmi dietro un po’ di libri che per un motivo o per l’altro sono finora sfuggiti alle mie letture. Tra gli altri nell’estate 2005 è capitato Dietro le Quinte, sorta di diario/agenda/riflessioni/sulla storia politica 1994-2002 opera di un certo Geronimo, pseudonimo dietro cui si nasconde Paolo Cirino Pomicino, uno dei potenti della Democrazia Cristiana fino al 1992. Va detto che l’autore non nasconde affatto la propria identità e dopo poche pagine si capisce chi sia, anzi lo dice esplicitamente.

Cirino Pomicino era il capo della corrente Andreottiana in Campania negli anni ’80 e primi anni ’90, e in quanto tale fu più volte ministro, oltre che presidente della commissione Bilancio della Camera.

Le sue fortune politiche trovarono una brusca fine nel 1992 all’epoca di Tangentopoli, quando una serie di accuse lo travolsero e lo fecero sparire dalla vita politica.
In quegli anni Pomicino iniziò a scrivere per il Giornale di Feltri una serie di commenti alla vita politica firmando i pezzi con lo pseudonimo Geronimo. Successivamente nel 2001 fu tra i fondatori di Democrazia Europea, il partito di D’Antoni, che si presentò alle elezioni politiche rifiutando di unirsi sia alla Casa delle Libertà che all’Unione, rimediando una sconfitta bruciante e indiscutibile.

So che questo forse non è il luogo più indicato per parlare bene di un imputato di tangentopoli (certo, mi resta il dubbio del perché quasi tutti quei procedimenti iniziati con tanto clamore mediatico nel 1992-1993 si siano poi conclusi anni dopo con l’assoluzione di quasi tutti gli imputati…) però questo libro mi ha colpito.

Una cosa che mi incuriosisce sempre è quando si citano dati e documenti concreti a sostegno delle proprie tesi. Un libro di memorie o di lamentazioni teoriche e fantasiose può incuriosirmi come potrebbe fare un romanzo di fantasia, ma poco di più. Invece se chi dice A afferma che A si basa su un dato certo e poi cita lo stesso dato certo beh…. Diciamocelo… un pochino mi colpisce di più.

Ora, è evidente che Pomicino, o Geronimo, sia di parte. Lo dice e lo afferma senza alcun problema. La sua tesi è che all’inizio degli anni ’90 i circoli economici facenti capo a Mediobanca abbiano stretto una alleanza politica con la sinistra per decapitare la classe politica democristiana-socialista che teneva a bada le grandi realtà economiche italiane, mantenendo l’Economia subordinata alla Politica. L’accordo tra Grande Finanza e Sinistra portò alla strategia della conquista del potere politico per via giudiziaria, strategia secondo Geronimo, teorizzata da Luciano Violante all’interno del PCI come, a suo dire, ammesso da Gerardo Chiaromonte membro all’epoca della segreteria politica del PCI-DS. (pp.103-104 del libro). Questo accordo, che secondo Geronimo vedeva come complici informati ma incapaci di agire anche i missini (e in effetti se uno si va a rileggere le cronache di quegli anni si accorge della comunanza di toni giustizialisti tra sinistra e MSI, che si possono cogliere, ad esempio in alcune dichiarazioni di Fini all’epoca già segretario del MSI) porterà alla scomparsa della DC, del PSI e di buona parte dei partiti dell’epoca. Porterà all’elezione di Oscar Luigi Scalfaro alla presidenza della Repubblica, e nei piani avrebbe dovuto portare alla vittoria della Sinistra, guidata da Occhetto, alle elezioni del 1994.
L’ostacolo in tutto questo fu, secondo Geronimo, Berlusconi, di cui nessuno sospettava la scesa in campo.

Ora, è ovvio come questa sia una rilettura di parte di quegli anni, ma ripeto la cosa che mi ha colpito non sono le teorie dietrologiche (anche se in effetti a posteriori potrebbero spiegare alcune cosette ancora poco chiare) ma i documenti presentati.

In effetti una strana fascinazione tra grande capitale italiano e sinistra in quegli anni c’è stata. Forse addirittura ancora c’è, anche se Geronimo dice che dal 1998, ossia dalla crisi che portò alla sostituzione di Prodi con D’Alema, gli stessi poteri forti dopo aver spremuto la sinistra si siano rivolti al centro destra (un segnale forse evanescente ma anche parzialmente rivelatorio è stata la nomina di Ruggiero a Ministro degli Esteri nel governo Berlusconi del 2001. Ruggiero era ben noto per essere un uomo FIAT. La stessa FIAT che nel 1994 aveva snobbato Berlusconi).

Il predominio dell’Economia sulla politica e l’incapacità della Politica di controllare e dirigere l’Economia è palese. Vogliamo fare dei nomi? Parmalat. E credo basti.

Concludo. Non prendo per oro colato le parole di Geronimo. E’ una ricostruzione parziale e sicuramente pro domo sua. Ma credo in quello che dice ci sia del vero. Se (e sottolineo se) quello che scrive è vero, se i documenti che cita sono veri, se le cose che scrive sono davvero successe come le dice allora c’è del marcio in Danimarca. E la Danimarca, purtroppo, ormai si estende quasi dappertutto.

Vi consiglio di leggere questo libro. Se non altro vi inquieterà e di questi tempi conviene sempre stare sul chi vive.
Come diceva qualcuno di cui non mi ricordo il nome “un paranoico è solo uno che vede le cose per come sono”.

PS. Ho scritto questo articolo nell’agosto 2005. Da allora sono successe tante cose che così a caldo rafforzano la mia convinzione che qualcosa di vero in tutto quello che dice Geronimo ci sia.


Alessandro Bottero [a.bottero"at"botteroedizioni.it] - Gennaio 2006

Paolo Cirino Pomicino