www.fumettidicarta.it - fahrenheit 451

L'Incubo di Hill House (The Haunting of Hill House)
Autore: Shirley Jackson
Editore: Adelphi (Fabula 158)
Prezzo: 14,80

Nel 1960 il regista Roger Corman propose al produttore Sam Arkoff di girare un film dell'orrore basato sul racconto "Il Crollo della Casa Usher" di Edgar Allan Poe.
"E dov'è il mostro?" chiese il produttore.
"Il mostro è la casa!" rispose Corman.
Ci voleva uno come Corman, per mettere in parole un1intuizione tanto semplice quanto profondamente radicata in ognuno di noi.
"Il concetto di case impure o proibite - sacre, forse - è antico come la mente umana" dice il Professor Montague, uno dei protagonisti del romanzo "gotico-contemporaneo" scritto da Shirley Jackson nel 1959.

Non riesco a trovare una definizione migliore, per questa storia: l'impianto, le idee di base, la casa stessa sono saldamente radicate nella tradizione del romanzo gotico, dove ovviamente svetta Poe ma anche Hoffmann o Walpole. Ma la sensibilità che la Jackson sa infondere ai suoi personaggi è tutta contemporanea, o se vogliamo essere precisi, molto "sixties". Ci si può benissimo immaginare la protagonista, Eleanor, recarsi a Hill House a bordo della sua Mini Cooper (la versione originale), come se scorressero fotogrammi del film "Harold e Maude" o di qualche episodio di "Avengers".
E i dialoghi, così english, nell'umorismo e soprattutto nella maniera, quasi un'evoluzione del dialogo vittoriano calato nell'epoca del consumismo. Eppure nei monologhi interiori, estremamente leggeri, soavi, la Jackson riesce a ritrarre un personaggio fuori dal tempo, "un'esclusa dalla vita' (outsider, direbbe Lovecraft!) come sempre ce ne sono state e sempre ce ne saranno.
È soprattutto questo il fascino del libro: la figura delicata, fragile e tremendamente ingenua di Eleanor Vance, il continuo rimbalzare degli eventi esterni sopra la sua sensibilità; il registro "continuo" della Jackson che passa dalla narrazione "oggettiva" al monologo interiore nel giro di una frase, senza mai far perdere il lettore, conducendolo per mano attraverso una ragnatela di fatti che si riverberano nella visione soggettiva di una persona, diventando sogno, desiderio, gelosia, paura, amicizia, delusione...

Tutti i simboli classici del genere "casa infestata" sono presenti: la pianta labirintica, l'indefinibile sensazione di disagio (che la Jackson riesce a concretizzare in un paio di passi di "analisi architettonica" veramente degni di nota), i colpi alla porta, la torre, la scala a chiocciola, la biblioteca e, ovviamente, il singolo libro che è la chiave di tutto - e che libro!
Eppure non è in nulla di veramente concreto che si manifesta l'incubo del titolo: più che una violenza è una seduzione, lenta e inevitabile come un processo di erosione, che va a siglare una sorta di simbiosi impossibile.

Ma come si fa a dare vita ad una casa? La Jackson - donna massiccia e bruttina, occhiali e la tipica faccia delle attrici americane che fanno sempre la parte della bibliotecaria - usa uno strumento semantico: continua a nominarla. Hill House, Hill House: il nome ricorre per tutto il libro, nei dialoghi e nelle narrazioni, facendo diventare la casa un vero e proprio personaggio.
Ma perchè ci vogliono quattro mura per fare paura?
Perchè è necessario il "non vedere", la parete che taglia fuori lo sguardo, l'eco incerto del corridoio, la porta chiusa, per suggerire inquietudine?
Perchè - parere del tutto personale - "Blair Witch Project" non fa paura finchè, nel finale, i ragazzi non entrano nella casa diroccata?
La Jackson sembra suggerirci: perchè la casa, che è l'evoluzione antropologica del binomio grotta/fuoco, e in quanto tale è stata la prima e la più grande difesa dell'uomo contro il pericolo e la morte, non è altro che lo specchio dell'uomo stesso. Le paure sono sempre e soltanto dentro di noi, come in quel racconto di Calvino in cui il partigiano porta-ordini si sente braccato da un soldato tedesco ogni volta che esce in missione. Gli oggetti e quanto ci circonda non sono altro che specchi. Da millenni cerchiamo di chiudere le bestie feroci fuori, con il fuoco, i recinti, le porte e i muri. Ma loro sono già dentro.

Pietro H.P.L. Meroni