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"Q"
autore: Luther Blisset -
Einaudi 1999, € 15 |
Ecco
una critica degli autori alla critica di Panorama!
Il libro in questione è uscito nel 1999, è stato accolto
da notevoli favori tanto di critica quanto commerciali, e confortato da
un ragguardevole numero di ristampe.
Una
delle novità assolute del libro consisteva nel fatto che gli autori
(nascosti sotto lo pseudonimo collettivo di Luther Blisset, nome fittizio
a cui sono ricollegabili innumerevoli beffe ai media moderni) avevano
spuntato per la prima volta la concessione di una sorta di diritto
di no copyright sullopera da parte delleditore, come
ben precisava la dicitura iniziale, che consentiva la pubblicazione parziale
o integrale dello scritto senza bisogno di autorizzazione alcuna, purchè
non a scopo commerciale o di lucro.
Gli
stessi autori hanno già successivamente pubblicato, sotto il nuovo
nome di Wu Ming,
[http://www.wumingfoundation.com/]
(ossia lugualmente evocatorio nessun nome), il pregevole
"Asce di guerra" (con Vitaliano Ravagli, per Marco Tropea
Editore) e "54", altra spy-story internazionale, questa
volta ambientata nel dopoguerra.
Per
quanto non sia una novità, "Q" resta di un'attualità
disarmante, se non addirittura inquietante. Gli autori creano una storia
(anzi due) come pretesto per parlare della Storia (quella con la S maiuscola,
anche se bellamente ignorata dai nostri programmi scolastici): due personaggi
anonimi, di secondo piano, che si muovono attraverso l'Europa Centrale
del XVI Secolo, scossa dai moti contadini di Thomas Muntzer, dalla riforma
Luterana, dai movimenti anabattisti e da quant'altro cerchi di dare una
risposta alle esigenze dei popoli, sottomessi e sfruttati ora dal Papato,
ora dall'Imperatore, quando non da entrambi, in nome della stabilità
internazionale.
Due personaggi, dicevo: il buono e il cattivo. Da un lato lo studente
di teologia, poi "uomo dai cento nomi", sempre pronto a contaminare
e a lasciarsi contaminare da qualsiasi movimento porti in sè un
germe "positivo", o innovativo rispetto agli stantii dogmi papali
dell'epoca; dall'altra parte l'uomo senza nome (Q), spia al servizio del
Vaticano, occhio e orecchio della repressione del potere. Le loro strade
si incrociano più volte, dapprima per caso e a loro insaputa, poi
sempre meno casualmente, fino alla purtroppo inevitabile conclusione,
di cui non anticipo nulla per quanti non l'avessero ancora letto. "Purtroppo",
comunque, perchè se il libro vi assorbirà quanto merita,
potreste scoprirvi a desiderare che non finisca, ma che la rincorsa dei
due protagonisti continui all'infinito, fino ai giorni odierni.
Per
approfondire la trama, il valore storico e le discussioni anche animate
che ha prodotto a più livelli, anche dal punto di vista teologico,
vi rimando al sito di Wu Ming ed in particolare alla recensione/dibattito
[http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/Giap3.htm]
pubblicata e sviluppatosi su "Riforma" (settimanale delle
chiese evangeliche italiane).
Si
era già parlato, all'epoca dell'uscita di "Q" degli intriganti
paralleli con i movimenti sessantottini e successivi, le leggi speciali,
la repressione governativa: bè, il libro resta, purtroppo, attualissimo,
e torna anzi alla ribalta alla luce dei nuovi accadimenti, del "movimento
dei movimenti" sempre più vivo, presente e che pone delle
domande, che porta avanti delle esigenze sempre più sentite, fino
a scatenare la "repressione" del potere.
Un
Potere che si autoalimenta e tende ad autoconservarsi, e a proteggersi
da qualsiasi movimento. Come abbiamo ben potuto vedere anche nei giorni
del dopo Social Forum fiorentino.
Ma il germe della ribellione è quanto di più naturale possano
aspettarsi di generare poteri di questo tipo.
MDB
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