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BRIAN JACQUES

REDWALL,
o un modo nuovo di fare fantasy

 

di Alessandro Bottero

Oddio, proprio nuovo no. Il ciclo di Redwall ormai consiste in oltre venti libri, scritti negli ultimi dieci anni. Aggiungete una serie a cartoni animati prodotta dalla Nelvana, una delle case di produzione maggiori del Canada, una gadgetistica molto estesa, fan club sparsi in tutto il mondo anglosassone, e avrete una idea di un fenomeno che in Italia è snobbato e misconosciuto.

Redwall è il nome di una Abbazia dove vivono liberamente associati animali operosi e pacifici. Redwall è un mondo dove gli umani sono totalmente assenti, e dove gli animali parlano, amano, ragionano, lottano, vivono avventure affascinanti.

Autore di questo ciclo è Brian Jacques, autore inglese che prima di trovare il suo filone d’oro ha fatto di tutto, anche il marinaio e lo scaricatore di porto. Baricco, vergognati….

Ma andiamo con ordine. Anni fa, circa una decina più o meno, la Mondadori pubblica nella sua collana Super Junior un romanzo chiamato Redwall. La copertina è molto bella, opera di un illustratore coi fiocchi. Essendo io un onnivoro incosciente ed amando il genere Furry (prima o poi scriverò un articolo a proposito…) questa storia fantasy di animali parlanti mi colpisce. Lo compro e ne resto catturato. Redwall è una abbazia (non fatevi ingannare. Per il mondo anglossassone abbazia ha un senso leggermente diverso da quello latino. Non si tratta di un edificio religioso, ma piuttosto di un posto accogliente, dove chiunque può chiedere asilo) dove scoiattoli, topi, lontre, tassi, talpe e tutta una serie di animali sostanzialmente pacifici vivono in armonia, senza tensioni “razziali”.

Sì, perché l’universo ideato da Brian Jacques è molto semplice. Esistono animali naturalmente buoni e animali naturalmente cattivi.

Un po’ netto e schematico ma in fin dei conti non è del tutto sbagliato. Volpi, furetti, martore, ermellini, donnole, ratti predano gli altri animali, e li mangiano. Per questo sono i cattivi, mentre tutti gli altri animali che non mangiano altri animali senzienti (nell’universo di Redwall chiaro) sono buoni,

Certo, non c’è ambiguità. I buoni sono buoni ( al massimo possono reagire in modo spietato alle malvagità dei cattivi) e i cattivi non sono solo cattivi. Sono PERFIDI!

Ma chi se ne frega. Preferisco mille volte storie come queste (che oltretutto , ricordo, sono scritte per bambini/ragazzi quindi DEVONO trasmettere messaggi chiari e non ambigui) a pippe mentali sulla vacuità della vita, espresse da chi magari si sente depresso perché non sa scegliere tra due modelli di cellulare.

Torniamo a Redwall, che poi mi dicono che sono demagogico…

Redwall è un mondo dove il bene e il male esistono, sono chiaramente individuabili e i buoni, pur essendo pacifici non sono pacifisti ad oltranza. Se è il caso, ad esempiose i malvagi attaccano per distruggere la società tranquilla ed ordinata , si reagisce e si reagisce per vincere. Un western? Un protofascismo? Un risolvere i conflitti non col dialogo ma con una scarica di bastonate?

Boh, pensatela come vi pare. Ma se un’orda di volpi, martore, ermellini, donnole attaccano per uccidere o schiavizzare ritengo che sia permesso tramutarli in puntaspilli, no?

Brian Jacques inventa quindi un mondo dove gli animali parlano e ragionano. Un mondo dove le avventure non sono del tipo ”l’orsetto Puffi trova un fiorellino! Oh, che bello il fiorellino trovato dall’orsetto Puffi!”. No. C’è amore, c’è amicizia, c’è onore, c’è in una parola sola la STORIA.

La trama, l’intreccio, le motivazioni,

Scrive il suo primo libro e ha un buon successo. Non ha usato un tono smielato nel descrivere la vita di questi animali ed è riuscito in un qualcosa che a pochi riesce: il mondo in cui fa muovere i suoi personaggi è protagonista esso stesso. Ecco allora che intuisce una cosa. Redwall non è solo UNA storia. E’ un MONDO, e la strada giusta è narrare la storia di questo mondo, sia proseguendo la storia iniziata con quel primo romanzo, sia risalendo nel PASSATO di Redwall. Chi ha costruito l’abbazia? Perché?

Faccio un esempio. Nel primo libro si descrive un arazzo dove è raffigurato un topo guerriero, Martino, fondatore dell’abbazia. Chi era Martino? Perché era un guerriero? Quando e come fondò, lui guerriero,un’abbazia simbolo di pace e accoglienza?

E infatti negli anni a seguire Jacques esplorò questo passato scrivendo altri romanzi (dicevo oltre venti) che tracciano una storia lunga alcuni secoli.

E’ vero, la struttura dei romanzi è grosso modo simile libro dopo libro.

BRIAN JACQUES "THE LEGEND OF LUKE"

Si apre in una situazione di pace, ma dove il protagonista della storia vive un momento di crisi, di passaggio. Entra in gioco un malvagio che o minaccia la pace o è il motivo della crisi del protagonista. A questo punto il protagonista e i suoi amici (elemento importante è che le avventure sono sempre corali) affrontano un viaggio che li porta a maturare attraverso una serie di incontri. Vi è poi lo scontro finale tra il bene (protagonista ed amici) ed il male (antagonista e gruppo di malvagi radunato attorno a lui), la risoluzione del conflitto e della crisi personale, ed il ritorno a Redwall.

Ma prima che diciate “che palle! Sti libri so’ tutti uguali” vi chiarisco che si tratta della struttura classica del Viaggio dell’Eroe,cardine di migliaia di favole, leggende, romanzi, storie, applicata qui a un mondo di animali antropomorfi dove l’uomo è assente.

Questa però è solo l’ossatura base, che per ogni singolo romanzo è arricchita dai cosiddetti “tormentoni”, che caratterizzano Redwall:

- Una attenzione quasi rablesiana al cibo, con la descrizione di banchetti e piatti sempre molto elaborati e ricchi, perché il cibo è elemento di gioia e comunità, e un pasto curato è segno di amore verso i commensali. Infatti solo i gli animali buoniorganizzano banchetti comuni dove il cibo è a sufficienza per tutti. Quelli malvagi mangiano poco e male, sempre pronti oltretutto a rubarsi il cibo a vicenda, anche uccidendosi nel farlo.

- molte canzoni, filastrocche, poesie, perché in un mondo essenzialmente medioevale, dove la cultura diffusa è quella orale, la parola è elemento di aggregazione.

- attenzione e precisione nel descrivere la natura, ricalcata al 99% sulla fauna e sulla flora inglesi o comunque del nord europa.

- precisione nel descrivere i dettagli del mondo marinaresco (derivante dall’esperienza personale di Jaques come marinaio)e architettonici (nella costruzione e nelle descrizioni dell’abbazia, vero e proprio centro vitale del mondo di Redwall)

- ruoli ben definiti per le singole specie animali, pur nella libertà del singolo di perseguire il proprio destino che può fargli assumere un ruolo diverso da quello tendenzialmente proprio della specie di appartenenza.

Mi spiego. I Tassi nell’universo di Redwall sono tendenzialmente guerrieri, data la mole e la forza maggiore rispetto a tutte le altre specie, ma questo non impedisce a un singolo tasso di scegliere una strada diversa. Ruoli quindi, ma solo tendenziali non fissati naturalmente.

Dicevo che nel mondo anglosassone Redwall è una saga molto famosa. In Italia invece la critica “seria” la ignora malgrado la Mondadori ne abbia pubblicato già 12 libri nella collana Super Junior.

Perché? Presto detto. Perché sono considerati libri per bambini e quindi invisibili.

Lo stesso destino che colpisce i fumetti, o i cartoni animati in TV.

Prodotti per bambini = prodotti di serie B, indegni dell’attenzione di chi per ruolo autoassunto deve occuparsi di cose “serie”.

E chi l’ha detto che i romanzi per bambini/ragazzi non siano seri? Come è possibile che lo stesso paese che ha visto nascere Gianni Rodari sia così CIECO? Come è possibile che si dedichino tempo e spazio a romanzi BRUTTI e PALLOSI,ma scritti magari dall’autore tanto giusto e politicamente corretto (non faccio nomi perché andrei avanti troppo a lungo…), e si ignorino fenomeni come questo?

Felice il mondo che non ha bisogno di eroi” diceva Brecht. Cazzate.

Tenetevi pure tutte le elucubrazioni depresse e mefitiche sulla vacuità della vita.

Io so che a Redwall un posto per mangiare, cantare, ballare e vivere in pace e libertà ci sarà sempre.

ALESSANDRO BOTTERO < a.bottero"at "botteroedizioni.it >
settembre 2005