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ISABELLA SANTACROCE "LOVERS"

LOVERS
o di un amore irrealizzabile

 

di Alessandro Bottero

Ancora un libro all’attenzione degli Elitisti, frutto di questa lunga estate di lettura. Stavolta tocca a Lovers di Isabella Santacroce, pubblicato dalla Mondadori nella collana Piccola Biblioteca Oscar numero 294, prezzo 7,00 euri.

Isabella Santacroce è una scrittrice appartenente a quella che si potrebbe definire una nouvelle vague . Giovane e attenta alle nuove strutture del linguaggio, ha pubblicato altri tre romanzi prima di questo Lovers, vale a dire Fluo, (Castelvecchi 1995 e poi Feltrinelli 1999) Destroy e Luminal (ambedue per Feltrinelli, 1996 e 1998).

Ultimamente è uscito un altro libro dove ai testi di Santacroce si accompagnano delle immagini pittorico-fantastiche di Talexi , Dark Demonia, sempre per Mondadori, opera al confine tra riflessione filosofica-religiosa e romanzo dark fantasy.

Lovers è uno strano e affascinante tentativo di romanzo in versi sciolti. In 94 “cantiche” per usare la terminologia dantesca, ciascuna però di lunghezza diversa (si vada da pochi versi, 3 o 4, a una narrazione più lunga ma mai più di una pagina circa di versificazione narrativa) , si narra la relazione tra Elena e Virginia, due diciottenni che si incontrano, si scoprono, si vivono intensamente e poi si lasciano, in una estate a-temporale.

Potremmo, prendendo in prestito il termine dalla musica, parlare di “concept album”.
La Santacroce ci offre 94 canzoni che modulano e fanno andare avanti una storia, pur in una struttura chiusa (non a caso la “canzone” 94 si chiude con i versi di Anne Sexton posti come iscrizione sull’ingresso di questa storia). Una circolarità spuria (non interna al testo ma che rimanda al prolegomeni dello stesso) ma che collega la storia di Elena e Virginia a un sentimento non più solo personale ma universale, di quella universalità cantata dai poeti (e non a caso da una poetessa)

Posto di fronte al dovere di recensore mi chiedo: devo parlare della storia?

Non so. Credo che sia necessario accennare alla narrazione del testo (questo sì, per motivare il perché della scelta di parlarne), ma chiarificare la storia minuta, rivelare tutto quel che accade no. Sarebbe un torto alla scrittura della Santacroce, così allusiva, poeticamente cartesiana e al tempo stesso ambigua e impalpabile.

Dico solo che si tratta di una, o due, storie di amore. Tragiche. Amori che vivono per sé stessi, senza storia o geografia.

L’amore in questa storia è non comunicazione. Anzi, quando uno cerca di comunicare, verbalmente o non verbalmente, il proprio amore incontra solo la delusione, o la paura e il rifiuto. L’amore in Lovers non è uno stato di grazia, piuttosto una condanna che non meritiamo ma che quando si abbatte spazza ogni difesa o convenzione.

Il risultato però è l’annullamento. Se si volesse proseguire a vivere nella condanna dell’amore bisognerebbe annullare se stessi e il proprio desiderio di amore pur di stare con la persona amata.

Cosa che non tutti (come ci rivela il finale) possono fare.

Chiudo: consiglio a tutti questo strano e inquietante libro. E chi non si commuove alla triste storia di Elena e Virginia (forse ora che ci penso anche i nomi hanno un significato recondito…) deve farsi un esame di coscienza. Se ancora ne ha una…

Alessandro Bottero < a.bottero"at "botteroedizioni.it > ottobre 2005