Io non leggo piu' Dylan Dog.
Ogni tanto qualche numero quando mi capita, ma non piu' sistematicamente. E non avevo idea di chi fosse Paola Barbato: tornero' su questo aspetto alla fine della recensione.
Bilico è il suo esordio letterario, ed è semplicemente imperdibile: una perla rara nel normalizzato mondo della narrativa italiana (con poche commendevoli eccezioni: Genna e Evangelisti sono i primi che mi vengono in mente).
A leggerne la sinossi sulla sovracopertina uno sarebbe portato a vedere l'ennesima variazione sul tema del “serial killer”: un assassino, il “Seviziatore”, semina il terrore in città e la protagonsta del libro, Giuditta Licari, gli da la caccia.
Giuditta osserva i delitti con freddezza analitica, e guardando oltre alle umiliazioni di un corpo seviziato, al ragionevole disgusto per corpi smembrati (che vengono descritti con iperrealistica efficacia) riesce a guardare le dinamiche che muovono l'assassino nel suo arco distruttivo. Dove altri vedono sangue e martirio, lei riesce a vedere “altro”, e a capire di piu' su chi compie questi gesti.
Diro' la verita': questo soggetto non è certo una novità. Ci sono oramai milioni di esempi di letteratura costruita sulle psicopatologie dei serial killer. Ma la Barbato compie una operazione accerchiatrice: tesse le fila di un racconto che nella prima metà del libro sembra quasi di maniera, riepilogando tutti i “tipi” e i “luoghi” del genere: la protagonista eccezionale in qualche sua caratteristica, ma normale, persino sgradevole in molti altri (asessuata, assai poco avvenente, bassina, senza qualita' ), il killer inafferabile e onnipotente nelle sue machiavellliche esibizioni di morte, la squadra di contorno con l'aiutante capace ma giovane, i capi idioti ma di successo.
Dicevo accerchiatrice: perche' a metà romanzo il racconto deflagra e diventa “altro”, pur restando profondamente di genere.
Non si puo ' dir di piu' per non rovinare la lettura: ma di fatto l'orizzonte che fino a allora sembrava avvincente, ma chiaro e lineare, quasi rassicurante nelle dinamiche, letteralmente esplode, deflagra, per assumere uno sviluppo totalmente inedito, disturbante e mesmerizzante.
Accerchiatrice dicevo: perche' il pugno nello stomaco arriva esattamente nel momento giusto per distruggere ogni aspettativa e sconvolgere ogni equilibrio, e rivelare un mondo di cui non avevi idea pur essendo di fronte a te.
Prima ti ha circuito , blandito con una prosa chiara e scorrevole, un affabulare che ti rimanda pagina dopo pagina con la solita curiosità di vedere “come va a finire”, e poi ti assesta un diritto in pieno viso che distrugge ogni capacità per trascinarti giu' negli abissi di menti allo stesso tempo ordinarie e capaci di atti cosi' disumani.
L'ennesima dimostrazione di quanto la letteratura di genere riesca a essere precisa nella analisi dell'umano (e del disumano).
Adesso so chi è Paola Barbato: l'autrice del miglior romanzo d'esordio e del miglior thriller in assoluto che abbia mai letto. Meriterebbe platee molto piu' vaste.
Aspetto nuovi incubi : nel frattempo piacere di aver fatto la tua conoscenza