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Edoardo Fassio: 'Blues' - Editori Laterza

Edoardo Fassio

BLUES

prefazione di Massimo Carlotto
pag. X+254, Editori Laterza, 9,50

 

 

di Pino Paoliello

“Ci vorrebbe un amico”, cantava qualche tempo fa un personaggio che difficilmente su queste pagine virtuali riceverebbe spazio. Ci vorrebbe un amico per parlare di blues a noi che siamo ignoranti in materia (e prendete il noi come un io!) ed assolutamente in balìa di nomi, date, etichette e canzoni. Ci vorrebbe un amico che ci invogli, dopo una lunga chiacchierata, a comprare pezzi di storia della musica che è un peccato mortale non avere già in discoteca (cdteca, hard disk...fate voi).

Ebbene, quell’amico ce l’avete, senza saperlo.

Vive a Torino e si chiama Edoardo Fassio. Giornalista e conduttore radiofonico (Catfish il suo pseudonimo) nel 2002 ha avuto l’onore di ricevere il premio Sweet Soul Music, conferito prima di lui a gente del calibro di Solomon Burke (quello di “Everybody needs somebody to love”) e Peter Guralnick (uno dei maggiori studiosi viventi di tutta la musica pop in senso lato). Insomma un’autorità in campo blues e non solo.

Chicago skyline

Fassio ci prende per mano in questo suo libro per accompagnarci in giro per gli USA (con puntate anche all’estero) ed a spasso nel tempo, cercando di farci capire perchè il blues è musica che da cento anni in qua non passa mai di moda (tranne agli occhi di chi della musica ha una concezione legata unicamente all’oggi).

Non si tratta di un lavoro enciclopedico e sinceramente ne sono sollevato. In un certo senso un’enciclopedia è per chi già sà ed ha bisogno solo di veloci riferimenti. Ci troviamo invece proprio al cospetto di un amico che ci parla del blues cercando di tracciarne una veloce storia narrando dei suoi protagonisti, delle loro vite e morti, dei loro viaggi e dei loro soggiorni nelle patrie galere.

Lo fa lungo diciotto agili capitoli, ognuno dei quali focalizzato su un determinato argomento.

Scopriamo così che la parola blues deriva dal modo di dire “to have the blue devils” dell’Inghilterra vittoriana che stava ad indicare chi era posseduto dal malumore.

Ci viene spiegata la geografia del blues che è geografia del fiume Mississippi prima e del mondo poi, con una fermata intermedia che è fondamentale per l’evoluzione di tutta la musica popolare come oggi la conosciamo: Chicago e l’elettrificazione del blues.

il fiume Mississippi al tramonto

Fanno capolino da queste pagine anche quelli che sono generi contigui al blues o per discendenza (rock and roll) o per contemporaneità (country...una sorta di blues dei bianchi).

Molto divertente il capitolo dedicato ai doppi sensi nel blues così come interessante è quello dedicato al blues dei bianchi, dove le prospettive si capovolgono mettendo i visi pallidi sopra un palco e dietro un microfono.

Lo stile di scrittura di Edoardo Fassio è semplice e lineare e punta prima di tutto a far capire al neofita di cosa si sta parlando (unica “pecca” quella di usare termini tecnici -pochi in realtà e comunque legati strattamente all’argomento in questione- non comprensibili a tutti i lettori...ma è davvero cosa da poco!) e perchè è bene che in ogni casa di un fan dei Megadeth o dei Cannibal Corpse è giusto che ci sia un album inciso da Robert Johnson agli inizi del diciannovesimo secolo.

Azzeccata anche l’idea di trascrivere parte dei testi di molti brani blues (in realtà solo le traduzioni...non avrebbe guastato lasciare anche i testi in originale), scelta che aiuta a comprendere cosa volessero dire i blues singers quando parlavano di automobili e gallerie oppure di frutti proibiti.

Nell’introduzione lo scrittore Massimo Carlotto si chiede se un libro del genere possa interessare anche i non appassionati di blues, rispondendosi in modo affermativo.

Chi sono io per sostenere il contrario?


Pino Paoliello [theelite@interfree.it] - Giugno 2006

Robert Johnson