Fanno capolino da queste pagine anche quelli che sono generi contigui al blues o per discendenza (rock and roll) o per contemporaneità (country...una sorta di blues dei bianchi).
Molto divertente il capitolo dedicato ai doppi sensi nel blues così come interessante è quello dedicato al blues dei bianchi, dove le prospettive si capovolgono mettendo i visi pallidi sopra un palco e dietro un microfono.
Lo stile di scrittura di Edoardo Fassio è semplice e lineare e punta prima di tutto a far capire al neofita di cosa si sta parlando (unica “pecca” quella di usare termini tecnici -pochi in realtà e comunque legati strattamente all’argomento in questione- non comprensibili a tutti i lettori...ma è davvero cosa da poco!) e perchè è bene che in ogni casa di un fan dei Megadeth o dei Cannibal Corpse è giusto che ci sia un album inciso da Robert Johnson agli inizi del diciannovesimo secolo.
Azzeccata anche l’idea di trascrivere parte dei testi di molti brani blues (in realtà solo le traduzioni...non avrebbe guastato lasciare anche i testi in originale), scelta che aiuta a comprendere cosa volessero dire i blues singers quando parlavano di automobili e gallerie oppure di frutti proibiti.
Nell’introduzione lo scrittore Massimo Carlotto si chiede se un libro del genere possa interessare anche i non appassionati di blues, rispondendosi in modo affermativo.
Chi sono io per sostenere il contrario? |