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Quanto è desolante il panorama della letteratura italiana. Tra aneliti neo pulp, minimalismi gozzaniani da evitare come la peste, e romanzi paraculi-giovanili dove giovani scrittrici si inventano improbabili e fintissime educazioni sessuali l’orizzonte è più piatto del mare in bonaccia. I libri si progettano col marketing, si pretende di ripetere i successi del momento, e sotto sotto tutti sperano di scoprire il nuovo “Il nome della rosa”. Le grandi case editrici in pratica di editrice non hanno quasi nulla, e al massimo possono essere pianificatrici di business plan, e amministratrici di budget e bilanci preventivi. I grandi scrittori ormai hanno perso totalmente la scintilla di furia e fame che li spingeva a scrivere per necessità, e il 90% degli esordienti (come in tutti i campi) ha un solo pensiero: strappare un lucroso contratto e arraffare più soldi possibile perché “Aò, io me lo merito. Ci ho lavorato un sacco su questo libro. E ora voglio i soldi!”. Per fortuna ci sono ancora scrittori. Per fortuna ci sono ancora editori.
Voglio parlarvi di Catenaccio!, scritto da Gianfrancesco Turano e pubblicato da Dario Flaccovio Editore, e voglio farlo iniziando con una frase che da il tono del protagonista, Luigi Litaliano. “Sulla carta partiamo battuti, ma mister Litaliano la carta la usa solo in bagno in appositi rotoli”. Una frase simile è geniale. Andrea Pinketts dice che il segreto della narrativa è il senso della frase. Beh, Turano si mangia Pinketts a colazione, e poi gli avanza ancora spazio per altri due o tre nomi affermati. Catenaccio! è il libro sul calcio definitivo. E’ il migliore libro che abbia letto (finora) nel 2006. Ed è un libro che consiglio assolutamente a tutti.
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Catenaccio! è una torrenziale narrazione, quasi sempre in prima persona, delle ultime imprese di Luigi Litaliano, allenatore arrivato sulla soglia del ritiro dopo 999 partite. Litaliano non è un allenatore che appartiene al giro che conta. Tutta la sua carriera si è svolta tra interregionale, campionati oscuri, al massimo la serie D. E’ andato anche all’estero, ma non in Spagna o in Germania. Più prosaicamente si è ritrovato in Turchia, o in altre nazioni. Ora, questo personaggio è al termine della sua carriera, quando si ritrova davanti una sfida inverosimile: un suo conoscente saputo che si sta per ritirare gli propone un’ultima partita, la millesima della sua carriera. Il 15 agosto a Rimini una partita che Litaliano non può rifiutare: una squadra di ricchi, votati al calcio moderno, offensivista, super sponsorizzati, e allenati secondo tutti i confort contro una squadra di morti di fame, reietti da qualsiasi campionato, pregiudicati, difensivisti, catenacciari a oltranza. I ricchi Achei contro i poveri Troiani. Sì, perché Luigi Litaliano in vita sua ha letto e legge solo un libro, sempre e continuamente. E da quel libro ha tratto sempre insegnamenti di vita e di calcio. Come avete capito quel Libro (rigorosamente con la maiuscola) è l’Iliade, e anche il titolo non viene mai detto è chiarissimo. Alla fine dopo un viaggio incredibile di preparazione e avvicinamento all’evento il 15 agosto a Rimini la partita avrà luogo. Ma non vi dico come finisce. Leggete il libro. |
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Turano ha davvero scritto un libro quasi perfetto. Un personaggio indimenticabile. Un cast di contorno vivo e nitido. Un antagonista perfido e bastardo il giusto. Il gruppo di avversari spregevole quanto basta. E poi ancora un mix equilibrato di momenti comici, romantici, e assolutamente tragici. Catenaccio!, oso dirlo, non è solo un libro dove un personaggio cita l’Iliade, ma è un libro dove si respira il soffio della tragedia greca, così come anche si vede l’occhio di chi osserva questa società senza fare sconti.
In conclusione un libro mille volte meglio di quel che si trova nelle classifiche, e chiaramente mille volte ignorato dalla critica ufficiale, o più “intelligente”. Ma non date retta alla critica: andate in libreria e compratelo. Non ve ne pentirete.
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Alessandro Bottero <a.bottero_catenaccio!_botteroedizioni.it> – Novembre 2006
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