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MANITUANA

Wu Ming

romanzo, 613 pag., 17,50 euro - Einaudi, 2007

di Pino Paoliello

“Quando tutto accade veloce, impara a essere lento.” - Philip Lacroix Ronaterihonte

Come giudicare se un romanzo è stato solo una buona lettura o se è stato una lettura importante?

Per quanto mi riguarda la risposta è semplice: penso ai personaggi.

Quando dopo giorni, senza apparente motivo, mi ritrovo a pensare ad una persona conosciuta nelle pagine di un romanzo, allora capisco che quel romanzo, per me, è stato importante.

Manituana appartiene a questa categoria.

Siamo nella valle del fiume Mohawk, nella regione americana dei Grandi Laghi, anno 1775.

La rivoluzione che darà vita agli Stati Uniti d’America incombe, e la convivenza tra indiani e coloni (caratterizzata da un meticciato culturale -ma anche carnale, con quelle che oggi chiameremmo coppiemiste- che sarebbe potuto evolvere verso uno stile di vita nordamericano profondamente diverso da quello odierno) è destinata a trasformarsi in guerra prima ed in fuga poi.

Le “Sei Nazioni Irochesi”, una confederazione che riunisce le popolazioni indigene, devono decidere da che parte stare: con la corona d’Inghilterra oppure con i ribelli.

In questo quadro originano e si intrecciano storie di uomini e donne realmente esistiti, a parte Philip Lacroix, calato però perfettamente e coerentemente nella storia.

Tutti sono personaggi di spessore, vividi, forti ed a volte tragici.

Philip Lacroix Ronaterihonte, cacciatore che vive da eremita dopo aver perso la famiglia e che gli eventi costringeranno a macchiarsi nuovamente le mani di sangue.

Joseph Brant Thayendanega, interprete del “Dipartimento per gli Affari indiani” e guerriero del Clan del Lupo, destinato a rappresentare il suo popolo a Londra e poi a condurlo in guerra al suo ritorno nella valle del Mohawk.

Guy Johnson, commissario per gli Affari indiani nel Nordamerica, desideroso di riportare la pace nelle colonie e di tornare ad un epoca di tranquillità e prosperità come quella propiziata dal suo predecessore, sir William Johson, deceduto ma sempre presente nei pensieri e nei sogni della gente delle “Sei Nazioni”.

E poi c’è Molly Brant, moglie indiana di sir William e sorella di Thayendanega. Ci sono i suoi sentimenti e le sue azioni, i suoi sogni e le sue premonizioni. E’ una madonna indiana calata nel giardino del grande spirito, è la madonna di Manituana.

Ovviamente, trattandosi di un romanzo di 600 pagine, molti altri sono i personaggi che vi si muovono all’interno, a cominciare da Peter Johnson, figlio di sir William e Molly, e da Esther Johnson, figlia di Guy, due ragazzi a cui il destino e i Wu Ming, hanno riservato un ruolo tutt’altro che marginale.

Quindi Manituana è un romanzo storico, ma anche di avventura. E’ un romanzo articolato ma al contempo lineare, scandito da date, eventi e personaggi protagonisti di una storia dalla parte sbagliata della Storia, quando molti mondi erano possibili. Questo recita la quarta di copertina, e non si può far altro che sottoscrivere tutto. Ognuno sa com’è andata, gli U.S.A. sono nati da queste vicende. Ma se la Storia fosse andata in modo diverso, che America ci troveremmo ad osservare al giorno d’oggi? La risposta ce la danno la Storia stessa e i Wu Ming in un’intervista: il Canada. Mai risposta ad un “what if...” è stata più semplice.

Oltre ad essere quanto detto sopra, Manituana è anche una guida turistica della Londra di finesettecento. Infatti, seguendo il viaggio che Guy Johnson, Joseph Brant e Philip Lacroix intraprendono nella capitale dell’impero, visitiamo una città che è la più grande metropoli del mondo ed è paradigma di tutte le metropoli che seguiranno. Strade mal illuminate e lerce sono pronte ad accogliere la feccia dell’umanità che di umano ha ben poco, a parte la violenza. Violenza che si sente a casa quando è perpetrata dai componenti di una gang che si ispira direttamente ai Mohawk americani, i “Mohock”. Molto particolare ed azzeccato è lo slang che il collettivo di scrittori mette in bocca ai ceffi che per primi girano per Londra con le creste che due secoli dopo il punk renderà celeberrime.

Quando si parla di Wu Ming si corre sempre il rischio di parlare troppo del “progetto Wu Ming” a discapito dell’opera dei Wu Ming, quindi mi astengo, invitando però, chiunque lo voglia, ad approfondire la loro conoscenza su www.wumingfoundation.com.

Restando invece in tema Manituana, un sito apposito è stato creato, www.manituana.com, che ci mette a disposizione due livelli: il primo accessibile a tutti, il secondo per chi ha letto già il romanzo e non rischia quindi di rovinarsi il piacere della lettura in seguito a spoiler vari. Ogni curiosità che vi verrà leggendo Manituana potrà essere soddisfatta consultando il sito, ricco di mappe, biografie e bibliografie, fino ad una colonna sonora perfettamente in tema.

Insomma, il giardino del grande spirito (traduzione più o meno fedele del termine Manituana) è pronto ad accogliervi, non rifiutate il suo abbraccio.

 


Maggio 2007

 

Wu Ming: "Manituana" - Einaudi, 2007

 

Molly Brant in un quadro di Tom Lydon

 

Joseph Brant ritratto da Romney


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