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Stan Nichoills 'Orchi - I Guardiani dei Lampi' - Oscar Mondadori

"Orchi 1: I Guardiani dei Lampi "

di Stan Nicholls



Oscar Mondadori , 320 pagine, 8,40

 

di Alessandro Bottero

Più o meno due anni fa notai in libreria uno strano romanzo fantasy, Orchi : I guardiani dei Lampi, scritto da Stan Nicholls. Si trattava di un romanzo che partiva da un presupposto interessante: e se i protagonisti della storia fossero quelli che comunemente sono considerati i cattivi? Gli Orchi? Chi c’è più cattivo di un Orco? E’ la parola che evoca il male, la crudeltà, il gusto del massacro. In fin dei conti nel Signore degli Anelli la manovalanza del male sono gli Orchetti, o la loro variante ibrida gli Uruk-Hai. Insomma, Orco = male. E questo è un dogma immutabile per tutti. E’ vero che Shrek ha fatto vacillare questo assioma, ma si tratta di un cartone animato e quindi tutto sommato da non prendere troppo sul serio. Gli appassionati di Fantasy poi sono tra le persone meno dotate di senso dell’umorismo al mondo. Forse solo gli appassionati di manga e/o anime li battono in quanto a dogmatismo. Ecco quindi che Shrek non poteva essere considerato come possibile elemento per un ampliamento dell’immaginario Fantasy.

 

Il libro di Nicholls quindi si è materializzato come novità, se non altro perché non è stato un episodio sporadico ma al contrario Nicholls ha portato avanti il suo percorso realizzando una trilogia sempre dal punto di vista degli Orchi. La trilogia è apparsa integralmente in Italia, nella collana Omnibus della Mondadori, ma da questa estate sta venendo ristampata anche negli Oscar, segno di vendite quantomeno soddisfacenti. Di che parla la storia? Esiste un mondo dove Razze Antiche vivono più o meno in armonia. Razze come Orchi, Troll, Nani, Coboldi, Folletti, Gremlin. In questo mondo arrivano gli Umani. Sono tanti, ma proprio tanti, e lentamente invadono i vari spazi vitali. E’ vero che le Razze Antiche sono più forti fisicamente e in grado di utilizzare la magia, ma gli uomini a: depredano le energie magiche della terra, esaurendole; b: diffondono malattie per cui le Razze Antiche non hanno difese; c: sono tecnologicamente più avanzate; d: sono di più e progressivamente occupano sempre più spazi.
Stan Nicholls
E’ evidente che i punti fin qui esposti richiamino al conflitto Nativi americani/Stati Uniti, in cui gli antichi abitanti del continente nordamericano persero lo scontro di civiltà contro i Bianchi.

Il libro di Nicholls al suo apparire è stato salutato dalla critica come il nascere di un nuovo sottofilone all’interno dell’universo Fantasy, ossia il Fantasy Barbarico. E’ vero che volendo essere pignoli il mondo dei Giochi di Ruolo aveva già percorso questo filone, sia con Warhammer (dove è possibile utilizzare personaggi “barbari”) che in Dungenons & Dragons, dove era possibile impersonare un Orco, sia pure con toni e accenti più comici che realistici. Ma è vero che Giochi di Ruolo e Narrativa possono essere mondi separati. Più interessante è notare come un approccio ”barbarico” al Fantasy sia stato effettuato, con risultati sinceramente più coinvolgenti, da Robert Erwin Howard con il suo Conan e soprattutto con il popolo dei Pitti, razza proto-umana di selvaggi poco più che barbari, che potrebbero richiamare alla mente gli Orchi di Nicholls. Leggendo il racconto-saggio l’Era Hyboriana di Howard è possibile cogliere echi di una barbarie pura e incontaminata molto simile a quella di Nicholls.
Il romanzo è gradevole. Nulla di superlativo, ma le scene di azione sono ben realizzate. La “cattiva” (personaggio ibrido metà orco e metà umana) è forse troppo stereotipata nei panni di lussuriosa assassina, ma bisogna pur titillare gli ormoni dei giovani inglesi. Certo, occorrerebbe dire che per chi cerca crudezza e sesso allora è mille volte meglio George R.R. Martin con le sue Cronache del ghiaccio e del fuoco, ma questi sono altri discorsi.

Alessandro Bottero [a.bottero<chiocciolaazzurrina>botteroedizioni.it] - Settembre 2006