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interviste

intervista esclusiva a:

RICCARDO BURCHIELLI

di mdb

Di e con Riccardo Burchielli avevamo giù parlato tra il serio e il faceto qualche tempo fa, in questo Faccia @ Faccia con Marco Turini.

Tra le cose serie dette c’era il fatto che questo ragazzone toscano rappresenta una delle (non poche) scommesse vinte dalla coppia Bartoli/Recchioni, visto che da queste parti continuiamo a considerarlo una delle più belle rivelazioni (insieme a Elisabetta Barletta) che hanno esordito su John Doe; per le cose meno serie, andate pure a (ri)leggervi il Faccia @ Faccia in questione, farete molto prima.

Il giudizio positivo sull’operato di Burchielli, comunque, oltre che dai lettori di su John Doe, deve essere stato lo stesso anche in altri lidi, se è vero che Riccardo, dopo essere stato promosso sul campo a disegnatore della serie, si appresta a lasciare temporaneamente il panorama fumettistico italiano per approdare nientepopodimenoche alla DC, per la cui prestigiosa e ormai storica etichetta Vertigo dovrebbe disegnare una miniserie di 12 numeri, di cui ancora non è dato sapere molto.

Abbiamo pensato di chiedere lumi al diretto interessato.

Riccardo Burchielli 'DMZ'
Riccardo Burchielli 'DMZ'

mdb: Ciao Riccardo. Allora? E' tutto vero o vuoi un pizzicotto? Confermi o smentisci?

Riccardo Burchielli: Confermo. E per favore non datemi nessun pizzicotto, perché se dovesse essere un sogno vorrei tenermelo il più a lungo possibile!


mdb: Ci puoi raccontare come è andata?

Riccardo Burchielli: Alla Comicon di Napoli del 2003 Will Dennis, l’editor Vertigo con cui sto lavorando, vide alcune mie tavole di John Doe. Siamo entrati in contatto e dopo aver visto altro materiale, Will si è dimostrato molto interessato a lavorare con me. All’inizio mi parlava di farmi provare su alcuni fill-in o spin-off ma che dovevo avere un po’ di pazienza perché erano tutti molto impegnati. Dopo qualche mese di contatti non l’ho più sentito. Pensavo che fosse finito tutto in una bolla di sapone ed invece dopo 7 mesi di silenzio mi richiama e tutto è iniziato.


mdb: E poi? Come si è concretizzato il tutto?

Riccardo Burchielli: All’inizio di quest’anno (quando pensavo che ormai fosse tutto finito) Will mi ricontatta chiedendomi se ero sempre disponibile per fare alcune prove per la Vertigo (svengo). Mi spiega che non è più interessato a farmi fare fill-in o spin-off su testate già edite, ma che c’è un progetto, approvato in vertigo e scritto da Brian Wood (che nel frattempo aveva visto il mio materiale sul sito ed era rimasto colpito dalle tavole di Chourmo), a cui pensa che potrei lavorare. Mi arriva il trattamento e faccio i primi schizzi. In più faccio delle tavole di prova che spedisco immediatamente. Ero terrorizzato perché pensavo (visto i tempi dei primi contatti) che mi avrebbero risposto dopo un bel po’ di tempo, dopo tutta una trafila burocratica che secondo me si azionava in questi casi… In due ore avevo già i pareri di tutti compresi quelli di Karen Berger (il capo della Vertigo), e per fortuna erano tutti positivi. La cosa che mi fece più piacere furono i complimenti di Brian sul mio modo di raccontare… quella mail non me la scordero’ più.


mdb: Come l'hanno presa Bartoli e Recchioni?

Riccardo Burchielli: Direi benissimo. Sono stati molto contenti per me, e dall’inizio hanno fatto il tifo, anche se, ovviamente, dispiace un po’ a tutti non poter più lavorare insieme per un po’. A me per primo. Perché sono veramente legato a loro e a John Doe.


mdb: Facciamo un passo indietro, tanto per non bruciarci subito le novità: ti hanno scoperto Lorenzo e Roberto, nel senso che hai praticamente esordito all'inizio dell'avventura di John Doe. Come è stato lavorare con loro, praticamente da esordiente?

Riccardo Burchielli: La mia avventura con John Doe e con Lollo & Rrobe è sempre stata positiva. Loro da subito mi hanno dato fiducia e con loro ho imparato a fare i fumetti. Mi hanno insegnato un bel po’ di cose. E credetemi non è facile (quando non sei nessuno) trovare delle persone che oltre a farti lavorare ti insegnano a farlo. Entrambi, nonostante siano molto diversi tra loro, incoraggiano molto i disegnatori a ricercare la propria strada, accettandone spesso tutti i difetti. C’è da dire, poi, che da subito è scattata una simpatia (diventata amicizia) che ha reso tutto più sereno.


mdb: Ritieni di essere stato fortunato, caparbio, capace o che cos'altro?

Riccardo Burchielli: Caparbio no. Praticamente io non disegnavo da due o tre anni (a parte una piccola parentesi con Chourmo). Ritengo di essere stato più fortunato. Qualche anno fa i miei lavori (anche se più impersonali) erano migliori. Ma non ho mai trovato nessuno che abbia scommesso su di me. Poi un giorno Lollo e Rrobe vedono le mie fotocopie e ci credono.


mdb: Roberto (Recchioni) dice che sei un masochista, perché agli inizi continuavi a tempestarli di chiamate praticamente scongiurandoli di trovare degli errori nelle tue tavole, incredulo anche dopo che ti avevano detto che andavano benissimo.

Riccardo Burchielli: Non è che chiedevo di trovare errori, ma volevo che mi confermassero continuamente che quello che stavo facendo andava bene, o perlomeno era accettabile. Non avevo mai fatto niente del genere ed ero insicuro. Molto insicuro. Perché non disegnavo ormai da un bel po’ di tempo e perché credevo di non esserne capace.


mdb: Poi però il rapporto si è evoluto: hai acquistato un po' di sicurezza in più nelle tue capacità?

Riccardo Burchielli: Se devo essere sincero non è cambiato niente. Sono ancora lì a farmi mille problemi ed a cercare continue conferme. E a tutt’oggi continuo a bombardarli ancora di telefonate (santi Lollo e Rrobe)


mdb: Sempre Roberto ha dichiarato anche che è estremamente orgoglioso (e non stentiamo a credergli), perchè stavi meditando di smettere, prima di approdare a John Doe.

Riccardo Burchielli: Bè… si. Non ci speravo più da un bel po’ di tempo. Tant’è vero che la prima volta che mi hanno telefonato, pensavo che avessero sbagliato numero.

Riccardo Burchielli 'DMZ'
Riccardo Burchielli 'DMZ'

mdb: E' cambiato qualcosa nell'impostazione del lavoro, mano a mano che acquisivi più sicurezza e più riconoscimenti su John Doe?

Riccardo Burchielli: Più che altro è cambiato qualcosa dopo tre numeri da 94 tavole di John Doe. È un bel rodaggio per uno che al massimo in vita sua aveva fatto una cinquantina di tavole…


mdb: E ora invece c'è un cambiamento ben più singificativo, con questa opportunità di "emigrare" (artisticamente parlando) in America: un sogno?

Riccardo Burchielli: Un sogno. L’hai detto. Non mi sare mai aspettato niente del genere, soprattutto dopo così poco tempo che lavoravo.

Per quanto riguarda il disegno sto cercando di lavorare come ho sempre fatto, senza cambiare nulla. Credo che sarebbe sbagliato da parte mia, variare il mio stile o i miei metodi. Non ne sarei nemmeno capace.


mdb: Ci puoi dire qualcosa della serie che ti è stata assegnata? Da quanto si è saputo alla San Diego Comicon si tratterebbe di una storia ambientata in un'America del futuro dilaniata da una sorta di guerra civile, e si pone il problema della correttezza dell'informazione, in un modo nemmeno troppo velato.

Riccardo Burchielli: Sui contenuti della serie vi rimando a quello che Brian ha splendidamente scritto a proposito:

BRIAN WOOD: "L'america del futuro che presenteremo all'inizio di DMZ n. 1 è un Paese che è stato spaccato da una guerra civile che è proseguita inesorabilmente per anni e che si trova in una situazione di stallo.
In passato gli Stati uniti si erano impegnati al massimo in azioni di polizia ed 'espansione della libertà' da un capo all'altro del mondo e così si erano indeboliti sul fronte interno, dando l'opportunità alle milizie antigovernative, ragazzotti nei bunker in posti come il Montana, di sollevarsi.
Dovevano sembrare dei candidati improbabili a prendere il governo degli Stati uniti, ma questo Governo era andato avanti per la sua strada per decenni ignorando la voce della gente. Ne avevano piene le palle come la gente ne ha oggi per la guerra di Bush, immaginate diversi fronti aperti in giro per il mondo, l'istituzione della leva obbligatoria, l'aumento delle tasse, il taglio ai servizi sociali. Poi immaginate tutto questo andare avanti per quindici, venti anni senza vederne la fine.
La gente doveva fare qualcosa.
Così il Free army, si erano dati questo nome, ebbe successo spingendosi contro l'esercito degli Stati uniti e facendolo arretrare dall'America centrale fino agli estremi limiti del Paese. Si fermarono in New Jersey sulla sponda dell'Hudson e guardarono sull'isola di Manhattan le truppe degli Stati uniti che scavavano sul lato di Brooklyn/Queens. E là rimanerono per anni combattendo sullo stesso tratto senza fare progressi.
La storia inizia qua. E la storia non è principalmente sulla politica e sulla guerra ma su come può essere la vita in queste condizioni, con la guerra come sfondo.
"


Riccardo Burchielli: Da parte mia posso dire che che è una splendida storia di ambientazione transmetropolitana, dalle atmosfere decadenti. Un genere che ho sempre amato. E poi è una storia profonda che si colloca, in qualche modo, nell’attualità di questi ultimi anni. Spero di fare un buon lavoro alla pari dei testi di Brian.


mdb: Il titolo è DMZ, che cosa significa?

Riccardo Burchielli: DMZ è un’acronimo e significa "DeMilitarizedZone" ovvero "Zona demilitarizzata".


mdb: Ai testi, e pare anche ai disegni di qualche tavola per numero, come hai detto, c'è Brian Wood, lo conoscevi già, anche solo per fama?

Riccardo Burchielli: Sì. Conoscevo Brian come autore di "Channel Zero", anche se non lo avevo mai letto. Ovviamente la prima cosa che ho fatto è stato leggerlo e devo dire che mi è piaciuto molto. Ci sono tutte le basi del nuovo DMZ e si capisce molto dell’intento di Brian nel raccontare le sue storie.


mdb: Ti ha voluto lui ai disegni? O sai chi ti ha voluto per i disegni?

Riccardo Burchielli: Come ti dicevo, all’inizio l’interesse è stato di Will Dennis. Lui è stato quello che mi ha proposto in Vertigo, quello che ci ha creduto per primo. Poi Brian mi ha voluto per il suo lavoro. Ovviamente l’OK definitivo ce l’ha messo il capo di tutti, Karen Berger.


mdb: Com'è lavorare con Brian?

Riccardo Burchielli: Tranquillissimo. Mi lascia molta libertà. A lui piace (bontà sua) quello che faccio e questo mi permette anche di intervenire con piccoli cambiamenti sulla sceneggiatura. Libertà che mi ha dato sin dall’inizio lasciandomi la creazione grafica della serie.

I confronti maggiori che abbiamo sono su New York. Io non sono mai stato negli States, ne tantomeno a NYC, e questo, a volte, mi crea delle difficoltà nella realizzazione della città e in alcuni meccanismi che riguardano la vita in essa. Lui mi fornisce, però, un sacco di materiale fotografico e mi consiglia su tutti gli aspetti della vita newyorkese.

Comunque è uno che scrive bene, è chiaro e molto diretto e lascia la libertà di "dirigere" la storia al disegnatore.


mdb: Secondo i soliti bene informati avresti già completato il primo numero: è vero?

Riccardo Burchielli: Si. In questo momento sto lavorando al secondo episodio.


mdb: Hai fatto matite e chine interamente da solo, o ti hanno affiancato qualcuno, a parte le tavole di Wood? E come vi siete ripartiti il lavoro? Che cosa caratterizza le parti che si è tenuto?

Riccardo Burchielli: Matite e chine sono tutte mie. E di questo sono veramente contento. Brian si tiene due o tre pagine a numero per illustrare i momenti dei servizi TV e (per ora) quelli in cui Matty, il protagonista, si abbandona a momenti più introspettivi, di riflessione su quello che lo circonda. Ma non è detto che sia la regola. Comunque lui farà sempre queste due o tre tavole a numero.


mdb: E per i colori?

Riccardo Burchielli: Ai colori mi hanno affiancato Jeromy Cox, un colorista veramente bravo, che ha lavorato su molte testate. Abbiamo visto le prime prove sulle tavole di DMZ e, anche se non sono definitive, siamo tutti molto contenti. Jeromy ha anche vinto (credo lo scorso anno) l’Eisner Award. Non potevo chiedere di meglio...

Riccardo Burchielli 'DMZ'

mdb: Sempre a proposito di queste tavole uscite in anteprima, qualcuno ha colto una cura molto maggiore per gli sfondi, rispetto ai tuoi disegni su John Doe. Premettendo che la cosa non mi trova granchè d'accordo, perchè personalmente ho sempre trovato il tuo tratto istintivo e "selvatico" il giusto, ma proprio per questo molto equilibrato nel complesso e molto gradevole, e il risultato ottimo, hai dovuto adattarti a qualche direttiva particolare, hai dovuto cambiare il tuo stile, o le differenze sono solo una naturale evoluzione stilistica?

Riccardo Burchielli: Niente di tutto questo. La Vertigo non mi ha imposto nessuna direttiva. Anzi sono molto aperti al modo di lavorare dei singoli disegnatori ed incoraggiano molto ad essere se stessi. Bene o male, quando ci siamo conosciuti, hanno apprezzato le tavole di John Doe e Chourmo e per quelle mi hanno contattato.

Sulla questione degli sfondi e della cura delle tavole, vorrei, una volta per tutte, spezzare una matita in mio favore.

Non mi sembra di aver cambiato niente nel modo di lavorare e se guardate bene le tavole di DMZ spero si veda che c’è la stessa intenzione di fare bene che c’è su quelle di John Doe.

Ovviamente nel frattempo soni passati tre anni…

Ho sempre cercato, nei miei lavori, di dare particolare attenzione agli sfondi. E l’ho fatto in tutte e tre le storie di John anche se "Io conosco John Doe" e "Morte di un piccolo Dio" risentono un po' del fatto che in quel periodo dividevo l’attivita’ di disegnatore con quella di art-director di un’agenzia di pubblicità. Ed il poco tempo che mi rimaneva mi faceva correre un po’ di più. Comunque ho sempre curato (meglio che potevo) gli sfondi. Va poi considerato anche un altro fattore: e cioè che John Doe è un fumetto dove sono i personaggi al centro della storia. Dove i personaggi hanno una carica emotiva grandissima che a volte ha bisogno di essere supportata da più primi piani per creare l’empatia giusta con i lettori, e dove lo spazio, a volte, perde di significato. Dove i protagonisti devono essere lasciati soli con la loro comunicabilità ed la loro carica evocativa, sacrificando gli sfondi che spesso sarebbero solo di disturbo. In DMZ, invece, la città è una dei protagonisti insieme hai personaggi. Questo perché, come abbiamo già detto, è la vita in guerra che è al centro dell’attenzione. È la miseria della distruzione di una guerra che viene fuori. La città è viva e ferita, e ci racconta quanto può essere dura una guerra che annienta la vita normale di tutti i giorni, per gli interessi (stupidi) di eserciti e nazioni.


mdb: Suona sempre più interessante... ma non vorremmo farti rischiare il posto facendoti dire più del lecito, quindi torniamo sul generale: hai trovato parecchie differenze rispetto ai metodi di lavorazione italiani?

Riccardo Burchielli: Qualche differenza c’è. Ma sarebbe noioso parlarne. Diciamo che senz'altro bisogna fare i conti con l’inglese, i fusi orari e con le distanze: io abito in italia, Will e la Vertigo sono a New York, Brian abita a San Francisco. Fate voi…


mdb: Per quando è prevista l'uscita della serie?

Riccardo Burchielli: DMZ uscirà a Novembre, ovviamente per il mercato Usa e Canadese. Per l’italia, sinceramente, non so ancora nulla.


mdb: Altri progetti in cantiere?

Riccardo Burchielli: A parte quelli con John Doe, Devo finire una miniserie per Skorpio, intitolata "Ammazzamacchine", scritta da Roberto.

Poi ho in cantiere un libro per la francia scritto da Lorenzo Bartoli e Francesco Artibani che dovrebbe uscire per gli Umanoidi. Al momento abbiamo preparato la progettazione ed è in fase di pianificazione.


mdb: C'è qualche possibilità di rivederti su John Doe, prima o poi?

Riccardo Burchielli: Me lo auguro. Anche perché io sono il primo a voler fare un’altra storia di John. Ovviamente in questo periodo sono molto impegnato, ma appena riusciro’ ad organizzarmi meglio e se riusciro’ a ritagliare gli spazi giusti per fare un buon lavoro, tornero’ a suonare il campanello della Trapassati Inc.


mdb: Benissimo! Possiamo augurarti qualcosaltro, a parte i canonici "in bocca al lupo"?

Riccardo Burchielli: Non auguratemi niente, tiè!

Leggete DMZ e fatemi sapere se quello che abbiamo fatto vi piace.

Grazie ragazzi. A presto!

 

Luglio 2005

 

...una parte di RICCARDO BURCHIELLI


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