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OH, NO! ANOTHER METAL YEAR IN REVIEW!

di Albyrinth

E così è passato un altro anno…speravate di scamparla ed evitarvi il mega riassuntone con il meglio che la musica pesante ha saputo offrire negli scorsi 365 giorni, eh? Ed invece no, vi tocca, come lo zampone e le lenticchie all’ultimo dell’anno.

Ma che anno è stato per il metal? A costo di ripetermi, un altro anno di transizione, forse ancora più avaro di soddisfazioni (salvo le debite eccezioni) rispetto a quello precedente. Il metalcore (e tutte le sue deviazioni varie, definite da strane ed imperscrutabili definizioni) tira ancora, anche se sta già mostrando i primi segni di cedimento, a livello di vendite e popolarità (a livello di qualità già prima si salvava pochino) ed i segnali sembrano indicare un ritorno, almeno negli States, di sonorità più classiche, legate al buon vecchio thrash ed alla scena speed anni ’80. Vedremo, insomma…per il resto, il mercato è ancora retto in gran parte dai vecchi dinosauri, che siano gli Slayer o gli Iron Maiden.

Ma partiamo con l’analisi!!!

- I Vincitori
Mi fa piacere annunciare che i vincitori (sempre secondo l’imperscrutabile e personalissimo parere del sottoscritto) siano una band giovane e relativamente nuova (questo è, a tutti gli effetti, il loro terzo album), i Mastodon. Che questi quattro folli americani fossero dei piccoli fenomeni già lo si sapeva dall’ottimo Leviathan, ma che non solo riuscissero a ripetersi, ma addirittura ad evolvere e migliorarsi ulteriormente, ancora di più dopo lo scontato passaggio ad una major, era più difficile da credere. Ed invece Blood Mountain è un album fenomenale, dove i Mastodon mostrano una maturità impressionante: un songwriting vario e pieno di soluzioni originali, tanti generi mischiati insieme, canzoni complesse, ma mai cervellotiche o eccessivamente pesanti, la grande capacità di fare proprie le tante influenze (tra cui i Voivod) che formano la musica della band americana; e poi, fatto non secondario, picchiano letteralmente come dei fabbri! Un disco incredibile, esaltante e veramente progressivo per dei nuovi fuoriclasse della musica pesante.
Video:
The Wolf Is Loose
Capillarian Crest
Colony Of Birchmen



- Sul Podio
Ok, qui è forse più il cuore che la mente a parlare, ma l’ultimo disco dei Voivod, è riuscito davvero a colpire nel segno. Katorz è un lavoro nato dall’eredità lasciata da Denis “Piggy” D’Amour prima della sua morte, avvenuta nell’agosto del 2005. Una serie di linee di chitarra che sono state la base su cui gli altri membri della band hanno lavorato e plasmato questo nuovo disco, dove continua la riscoperta da parte della geniale band canadese del garage rock, il tutto con l’inimitabile marchio di fabbrica targato Voivod: distorsioni, atmosfere strane e misteriose e psichedelia assortita. Katorz rappresenta la prima parte di un’eredità preziosa, prima che si dica, inevitabilmente, la parola “fine” ad una delle formazioni più maledettamente geniali che la scena metal abbia mai espresso.
Video: The Getaway

Dopo qualche prova interlocutoria è un gran piacere ritrovare Devin Townsend ai livelli di eccellenza a cui questo folle genio ci ha abituato: Synchestra è un album libero da ogni restrizione, dove il compositore canadese può spaziare con tutta la sua immensa creatività e personalità, tra omaggi ai Beatles, delirante polke (!!!), accelerazioni devastanti e pezzi ariosi e geniali. Un lavoro semplicemente splendido, ennesima dimostrazione del talento cristallino, nonché dell’unicità di questo personaggio unico nel mondo della musica pesante. Peccato solo che l’ultimo atto dei suoi Strapping Young Lad, The New Black, sia stato così maledettamente deludente, invece…
Video: Vampira


- Giù Dal Podio (In Ordine Sparso…)
Ci hanno fatto aspettare molto, come al solito, ma ne è valsa la pena ed il nuovo disco dei Tool si è rivelato davvero ottimo e, soprattutto, non così cervellotico ed impenetrabile come il precedente Lateralus. 10000 Days, infatti, pur nella sua estrema complessità (non vi aspetterete di ascoltare mai un disco dei Tool semplice, vero?), mantiene una discreta accessibilità che lo rende un lavoro affascinante sin dai primissimi ascolti. La band ci accompagna con il suo rock unico, progressivo e cerebrale in un incredibile viaggio nel dolore del frontman Maynard Keenan (come al solito a livelli eccezionali). Già solo la fenomenale title track vale il prezzo del biglietto, tanto per dire…
Video: Vicarious

Dopo averci portato nei territori dell’elettronica e del trip-hop con lo scorso Souvenirs, i The Gathering tornano, con questo Home, su territori più “elettrici” con un’ulteriore evoluzione del loro rock personale, intimista ed unico. Un lavoro non semplice (se si eccettua l’ottimo inizio con Shortest Day e In Between), poco immediato, un lungo viaggio ipnotico caratterizzato da atmosfere ricercate, melodie mai banali, un songwriting di classe e dalla grande voce della splendida Anneke Van Giersbergen; tra le varie tracce da segnalare Waking Hour, senz’ombra di dubbio uno dei pezzi dell’anno.
Video: Waking Hour

Che sapessero pestare come dei fabbri lo avevano già abbondantemente dimostrato, ma ai Lamb Of God mancava ancora qualcosa a livello di songwriting per fare il definitivo salto di qualità; fortunatamente Sacrament ci mostra una formazione maturata e finalmente capace di comporre pezzi che non siano basati (difetto comunque fin troppo comune nelle nuove generazioni di band americane) esclusivamente sul riff di partenza. I brani di questo disco sono più strutturati, sono più “canzoni”, insomma, il tutto con una più che apprezzabile varietà di fondo e con la solita, dirompente, energia a cui i Lamb Of God ci avevano già abituati. Una crescita, quella della band della Virginia, ben dimostrata anche dal vivo nello (purtroppo brevissimo) show all’Unholy Alliance Tour a Milano.
Video: Red Neck

Ammetto che, dopo il deludente e tremendamente prolisso A Night At The Opera, avevo ben poche speranze per il nuovo album dei Blind Guardian ed invece A Twist In The Myth si è rivelata una sorpresa più che piacevole. Dopo un primo impatto non esattamente positivo, l’album cresce decisamente con gli ascolti e mostra una band che ha saputo correggere il tiro dal lavoro precedente, tornando ad uno stile più sobrio (soprattutto sui cori) e non votato alla totale esagerazione: i brani sono comunque lunghi e molto strutturati, ma la band tedesca ritrova un songwriting efficace e più immediato, grazie anche ad uno stile decisamente più rock, ispirato dalla musica dei seventies. Il terzetto di canzoni iniziale (soprattutto Otherland), in particolare, è davvero esaltante e riuscito.
Video: Another Stranger Me

Lo so, lo so: per molti l’aver inserito un disco dei Motörhead nel meglio dell’anno sarà un insulto ed un segno che questo è stato un anno di merda per la musica pesante, vista la (presunta?) immobilità stilistica della band di Lemmy Kilmister, ma quando un album è bello va detto e questo Kiss Of Death (esattamente come lo scorso Inferno) ci mostra una band che, nonostante gli anni inizino a pesare sulle spalle, riesce ancora a dire la sua ed in modo molto più che brillante; un lavoro esaltante, energetico, scritto e suonato con la scontata dose di classe che contraddistingue questa immortale formazione. Basta giusto l’opener Sucker per capire che aria tiri e che Lemmy e soci sanno ancora pestare maledettamente duro…d’altronde sono o non sono “The Loudest Band In The World”? (Come certificato dallo stesso libro dei Guinness…)
Video: Sword Of Glory

Per rimanere in tema, ecco arrivare dalla Norvegia i Chrome Division , ovvero il side project messo in piedi da Shagrath dei Dimmu Borgir: da un tipo iperserioso come lui ci si aspetterebbe qualcosa di altrettanto serio e solenne ed invece, come ben illustra il titolo, Doomsday Rock N’ Roll è un lavoro di puro rock grezzo, divertente ed un po’ sguaiato, che cita apertamente Motörhead, Bad Religion e Twisted Sister tra le proprie influenze. Tanta energia, divertimento a manetta, un songwriting essenziale ed efficace, un ottimo gusto melodico, testi “esistenzialisti” ed un ottimo cantante come Eddie Guz: davvero, cosa chiedere di più?
Video: Serial Killer

Non è una novità che in campo classico esca poca roba davvero degna di nota negli ultimi anni…ma qualcosina da segnalare lo si trova ed ancora di più se è una band come i Vicious Rumors, che si era piuttosto persa negli ultimi anni. Ed invece Geoff Thorpe, ben supportato da altri due vecchi volponi come Brad Gillis e soprattutto James Rivera (qui, probabilmente, alla sua prova migliore in vent’anni di carriera!), ha dato una bella zampata di classe: Warball è così un lavoro di puro metallone ottantiano, davvero trascinante e ben confezionato. Peccato per la produzione abbastanza leggerina e per un paio di brani piuttosto evitabili, ma che non inficiano la qualità di un lavoro consigliatissimo a tutti gli amanti dello speed americano.

Mi attirerò le antipatie di qualcuno, ma dal calderone del ritorno del power metal di qualche anno fa è uscito ben poco di memorabile: tanti gruppi fotocopia che avevano, nella gran parte dei casi, ben poco da dire e molto da scopiazzare. Fortunatamente, però, qualcosa di buono ne è uscito, ovvero gli Edguy. Dopo gli inizi, fortemente derivativi e marcati dalla solita influenza helloweeniana, la band tedesca ha saputo crescere piano piano e, soprattutto, ha saputo capire quando era il momento di cambiare: Rocket Ride segna infatti una svolta piuttosto netta al sound degli Edguy, che dalla tipica doppia cassa helloweeniana (presente in pratica solo in un brano) sono passati ad uno stile molto più rockettaro e scanzonato, influenzato in gran parte dai mitici Twisted Sister. Ne esce così un disco tutt’altro che epocale, ma decisamente divertente e fresco anche dopo alcuni mesi di ascolto. Bene così!
Video: Superheroes

Strano destino quello degli In Flames: tra i fondatori e plasmatori del tipico sound svedese (che consiste, in pratica nell’unione di melodie provenienti dal metal classico a ritmiche e riffing di stampo death metal), hanno visto decine e decine di band americane scopiazzare più o meno apertamente il proprio stile ed ottenere un gran successo. Già, doveva essere frustrante…tanto che la band svedese, con Come Clarity ha sfornato un album pensato decisamente per il mercato americano: pochi fronzoli, canzoni molto dirette e concise, costruite attorno ad efficaci ed immediati ritornelli. Risultato? Pur nel suo essere smaccatamente commerciale (non che sia un male…), questo lavoro funziona alla grande ed è uno dei dischi più piacevoli ascoltati quest’anno: merito di una band concentrata come non mai sulla forma canzone, di un Anders Friden pienamente maturato come cantante e di un songwriting generalmente efficacissimo. Una crescita pienamente confermata anche dal vivo, dove gli In Flames hanno dimostrato una crescita di personalità impressionante sul palco.
Video:
Take This Life
Come Clarity


Per non ben chiarite ragioni i Trivium sono diventati, in breve tempo, delle piccole star ed addirittura, negli States, sono stati visti come il futuro della musica pesante. Esagerato? Decisamente, perché il precedente Ascendancy era sì un lavoro che mostrava doti interessante, soprattutto a livello tecnico e melodico, ma anche poca personalità ed un sound (perfettamente fedeli alle immutabili leggi non scritte del metalcore) che definire derivativo era poco, con riff interi rubacchiati ai Metallica. Fortunatamente The Crusade ci mostra una band che comincia ad esprimere il proprio potenziale: se ne sono andati via i riferimenti al metalcore ed invece ecco arrivare un sound che (pur se ancora terribilmente debitore nei confronti dei Four Horsemen) ha nel caro e vecchio speed metal americano (sì, quello di Metal Church e compagnia bella) la sua base portante. Un lavoro divertente e ben confezionato, anche se ancora un po’ troppo pulitino e non dotato della giusta grezza energia per funzionare a dovere. Di difetti da limare ce ne sono ancora tanti, ma la strada pare quella giusta…
Video: The Anthem


- Unplugged?
Menzione a parte la meritano due dischi acustici arrivati quest’anno, accomunati dal fatto che sono stati realizzati da band norvegesi, entrambe con legami alla musica black metal (i Borknagar, infatti, sono tra i più originali e personali interpreti del genere, mentre nei Green Carnation milita Tchort, ex membro degli Emperor), entrambe molto interessanti e complesse.

Dopo lo splendido (e colpevolmente dimenticato nell’articolo dello scorso anno) The Quiet Offspring, i norvegesi Green Carnation si mettono alla prova con un album acustico, The Acoustic Verses: nonostante non sia un lavoro leggero e venato da una malinconia unica, la prova si può dire decisamente superata. Un lavoro molto intimista e scritto con classe, totalmente guidato dalla splendida voce di Kjetil Nordus e dalle due chitarre di Tchort e Michael Krumins ed influenzato dalla rock progressivo anni ’70. Splendida soprattutto la emozionante The Burden Is Mine…Alone.

I Borknagar sono sempre stati una delle band più interessanti di tutto il movimento black metal, dotati di un songwriting complesso, variegato, molto attento alle melodie ed alle atmosfere solenni e decisamente epiche. Peccato che, nonostante l’ingresso due dischi orsono dell’ottimo Vintersorg alla voce, la formazione norvegese avesse iniziato un controverso percorso evolutivo votato alla più totale complessità e ricchezza compositiva, tale che il loro lavoro precedente, Epic, risultava talmente pesante da essere quasi incomprensibile anche dopo mesi di ascolto. Origin segna, per fortuna, un ritorno a strutture più semplici, favorite dall’uso della chitarra acustica. Il songwriting è sempre ricco di sfumature ed il disco sicuramente non così immediato, ma siamo per fortuna lontani dagli eccessi del lavoro precedente. Sugli scudi soprattutto un ottimo Vintersorg, davvero a suo agio nelle atmosfere folkeggianti che caratterizzano questo disco.


- In Breve
Ovvero la sezione “Se vi capita dateci un ascolto”:

Rage Of Fire dei Redkey, è un valido lavoro di puro metallone priestiano. Nulla di lontanamente nuovo sotto il sole, ma garantiscono gli ex-Heaven’s Gate Sascha Paeth e Thomas Rettke per un lavoro riuscito e piacevole.

Sempre metallone priestiano (e non poteva essere diversamente) per il debutto dei Beyond Fear di Ripper Owens ex-cantante dei Judas Priest appunto ed attualmente negli Iced Earth. Disco potente, onesto e sincero. Highlight dell’album la bella ballatona Dreams Come True e la solare My Last Words.
Video: And...You Will Die!

Hellroad Caravan dei finlandesi Mannhai è un album onesto di rock settantiano, tra Black Sabbath, Deep Purple e Kiss, ben suonato e composto con la giusta dose di classe ed energia. In più è un piacere sentire di nuovo la voce dell’ex-Amorphis Pasi Koskinen!
Video: Spaceball

Curran Murphy, chitarrista ed ex-session man di Annihilator e Nevermore mette in piedi la sua band, gli Shatter Messiah e fa, in modo abbastanza sorprendente, centro: Never To Play The Servant è un lavoro potente, nervoso e soprattutto imprevedibile, dove le più disparate influenze si uniscono a formare un sound imprevedibile ed originale. Manca ancora un po’ di lucidità, ma la strada è decisamente quella giusta…da provare!


- The Monsters
Non potevamo non parlare del ritorno di quelle che, probabilmente, sono le due band più popolari di tutto il metal, ovvero gli Iron Maiden e gli Slayer. Se avessi dovuto fare una previsione, avrei detto che l’album degli Iron sarebbe stato il solito dischettino di riciclo assortito e stanco e che, invece, quello degli Slayer sarebbe stato uno degli album dell’anno. Divertente, visto che è accaduto esattamente il contrario!

A Matter Of Life And Death segna un risveglio per la band di Steve Harris: un lavoro lungo, complesso e progressivo, non votato alla melodia facile ed all’anthem immediato, caratterizzato da un songwriting di valore (nonostante la parte centrale sia effettivamente sin troppo prolissa) e da una prestazione della band davvero degna di nota, con le tre chitarre finalmente sfruttate a dovere, con un Bruce Dickinson impressionante ed un Nicko McBrain mai così scatenato e libero di esprimersi. Oddio, non siamo certo di fronte ad un capolavoro, ma sicuramente ad un lavoro piacevole e per certi versi sorprendente per una formazione che, da studio, aveva ormai smesso di sfornare dischi degni di nota da parecchi anni. Certo, poi la decisione di risuonare interamente l’album dal vivo non è stata così brillante, ma vabbè…
Video:
Different World
The Reincarnation of Benjamin Breeg


Christ Illusion degli Slayer è la personale delusione del 2006: dopo due lavori ispirati come Diabolus In Musica e God Hates Us All, la grande band di Kerry King sforna un lavoro sonnacchioso, prevedibile e generalmente noioso. Ok, l’occasione del ventennale di Reign In Blood era davvero troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, ma è davvero brutto vedere gli Slayer riciclare banalmente sé stessi con brani che sembrano delle b-sides di vent’anni prima e con mid-tempo abbastanza insignificanti. Non fosse per un Dave Lombardo immenso e per due brani di grande qualità come Jihad e Cult, sarebbe stato un totale disastro…
Video: Eyes of the Insane


- Sister Mary Reload???
Aspettavo con curiosità e (molto) timore il sequel di quello che, probabilmente, è il miglior album metal mai uscito, ovvero Operation Mindcrime dei Queensryche. A conti fatti Mindcrime II non si può considerare una delusione ed anzi è un lavoro che segna il ritorno della band di Geoff Tate a buoni livelli ed,ovviamente, ad uno stile più legato al metal, pur non dimenticando la evoluzione portata avanti disco dopo disco. Soprattutto la prima parte, caratterizzata da un sound molto diretto e sanguigno, se la cava molto bene, mentre nella seconda, dove le canzoni diventano più strutturate e le melodie ed atmosfere più ricercate si sente decisamente che manca qualcosa (spontaneamente il primo nome che viene in mente è quello di Chris De Garmo). Clamoroso, comunque il "metal tango" che vede il duetto tra Tate ed il grande R.J.Dio. Un lavoro abbastanza riuscito, quindi, anche se, devo ammettere che dopo l’entusiasmo iniziale negli ultimi mesi ha girato davvero pochino nel mio lettore cd…
Video: I'm American


-In Conclusione…
Un grazie a chi ha avuto la pazienza di sciropparsi tutto questo viaggio (dove, immancabilmente, avrò dimenticato qualcosa) nelle uscite dello scorso anno e do l’appuntamento all’anno prossimo…preannuncio che il nuovo Pain Of Salvation, Scarisck, in uscita a gennaio, si candida già come uno degli album dell’anno…ma ci sarà tempo per parlarne!


gennaio 2007

 

 

 

Albsouth...

 

 

Mastodon "Blood Mountain"

 

 

Voivod "Katorz"

 

 

Devin Townsend "Synchestra"

 

 

Blind Guardian "A Twist In The Myth"

 

 

Motorhead "Kiss Of Death"

 

 

Trivium "The Crusade"

 

 

Green Carnation "The Acoustic Verses"

 

 

Borknagar "Origin"

 

 

Iron Maiden "A Matter Of Lufe And Death"

 

 

Slayer "Christ Illusion"

 

 

Queensryche "Mindcrime 2"

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