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ABBA... troppo fuori di testa?...

ABBA
i Signori del Pop


di Alessandro Bottero

Ebbene sì. Amo gli Abba, Beh? Perché quelle facce? Non sono solo in questa passione. Oltre a milioni di appassionati che hanno comprato i loro dischi anche molti artisti riconoscono che gli Abba sono stati dei maestri, non solo nel campo dell’easy listening, ma nella musica in genere. Dietro l’apparenza di facili canzonette i pezzi degli Abba sono ricchissimi di melodie ed armonie di serie A. E’ possibile paragonarli ai Beatles? No certo, ma solo perché i Beatles furono quasi sempre i primi a tentare cose nuove, a mescolare i generi, a sperimentare strade mai tentate prima nel pop: arrangiamenti , strumenti, e altro ancora.
Gli Abba arrivano DOPO i Beatles, e quindi possiamo dire che non sono innovatori, ma se vogliamo parlare di costruzione delle canzoni, di armonie e melodie, di confezionamento di prodotti apparentemente di facile consumo, ma in realtà destinate ad essere evergreen, allora sono i numeri uno.

Gli Abba sono stati un gruppo svedese, formato da due uomini e due donne (Benny Andersson, Bjorn Ulvaeus, Agnetha Faltskog, Anni-Frid Lyngstad). Erano già famosi nel loro paese (ma certo essere il gruppo rock più famoso della Svezia nei primi anni ’70 era più o meno come essere il miglior giocatore di pallacanestro della Sierra Leone, molta fama locale ma all’estero è probabile che non ti conosca nessuno) ma il salto di qualità e di fama fu con la vittoria all’Eurofestival nel 1974.
Benny Anderson, Bjorn Ulvaeus, Agnetha Faltskog, Anni-Frid Lyngstad: gli ABBA
INCISO
L’Eurofestival è una delle manifestazioni più strane che esista. Si tratta di un concorso tra cantanti di tutti gli stati europei. Mi spiego meglio. Ogni stato che aderisce all’Eurovisione, ossia il circuito televisivo che riunisce le TV di stato europee, ha diritto di mandare un cantante all’Eurofestival. Si parla di circa 30 o 40 cantanti. Questi cantanti si riunivano, ognuno presentava la sua canzone, uno vinceva e l’anno dopo si andava nel paese dei vincitore per la nuova edizione.
Mi ricordo che da ragazzino mi divertivo a seguire la cosa, perché c’erano questi cantanti provenienti da posti improbabili che cantavano canzoni stranissime in lingue sconosciute. Quando mai uno poteva sentire cantare in cipriota, o in ungherese? Lo so,lo so…non è il massimo della vita ma uno si contentava. Comunque l’Italia all’Eurofestival mandava di diritto il vincitore di Sanremo (o Canzonissima forse), e vincemmo anche una edizione con Gigliola Cinguetti negli anni ’60 (dovrei controllare la data ma sono pigro) . Poi visto che non si vinceva mai (vincevano sempre Lussemburgo, Francia o Inghilterra) la RAI iniziò a snobbare la cosa. Attualmente l’Eurofestival esiste ancora ma non se ne parla. Non che sia una perdita irreparabile, ma potrebbe essere divertente rivederlo ancora.
FINE INCISO
Torniamo agli Abba.
Ricordo perfettamente la loro esibizione nel 1974. Era la seconda volta che partecipavano. L’anno prima con Ring, Ring erano arrivati terzi. Cantarono Waterloo e stravinsero. La canzone divenne un hit mondiale. Sul palco si vedevano un tastierista e chitarrista e due ragazze che cantavano. Agnetha (la bionda) , fidanzata del chitarrista, e Frida (la bruna) fidanzata del tastierista.
La canzone? Perfetta. Easy Listening allo stato puro, ritornello catchy (come si dice ora) e ritmo dancereccio quanto basta.
Abba in tour
Gli Abba però sarebbero potuti restare un one hit seller. Waterloo, milioni di copie, un’estate di gloria e poi pooooof,svaniti nel nulla. Tipo Nikka Costa, presente? E qui si rivelarono le doti musicali dei due maschietti del gruppo Benny e Bjorn.
Non erano due scemi. Avevano studiato musica, erano ottimi compositori e sapevano come condensare in tre minuti una ricchezza sonora insperata.

Venne rieditato per il mercato estero l’LP precedente all’Eurofestival, a cui venne aggiunta Waterloo. Nel 1975 S.O.S. , riuscì non solo a bissare il successo nei mercati di lingua inglese, ma aprì le porte anche per Spagna, Germania, e Benelux.
Il fenomeno Abba era partito. I quattro svedesi conquistarono l’Inghilterra, che in periodo pre-punk e pre-new wave ancora non si era abbandonata agli eccessi depressivi della fine anni ’70.
Vennero i dischi della consacrazione. I singoli Mamma Mia, Fernando, Dancing Queen, Knowing Me, Knowing You, The Name of the Game, e gli LP Waterloo (1974), ABBA (1975) Arrival (1977), The Album (1978), Voulez vous (1979), Super trouper (1980), The visitors (1981). Se devo indicarne uno scelgo Arrival. Non c’è una sola canzone debole in questo disco, e alcune sono tuttora dei classici: Dancing Queen (unico numero 1 nelle classifiche americane), Knowing me , knowing you (con una melodia bellissima), e Arrival, strumentale poi ripreso negli anni’80 da Mike Oldfield.
Il mio brano preferito è When i kissed the teacher, con il suo attacco di chitarre acustiche e voce in controtempo, e una costruzione della canzone perfetta. E’ una canzone allegra, e la cosa non è così diffusa.
i Miti live...
Alla fine degli anni ’70 gli Abba erano forse il gruppo pop più famoso al mondo. Non si erano svenduti alla Disco Music, avevano sostanzialmente retto l’attacco del Punk, e i guru della New Wave newyorchese, tipo D.Byrne cantante chitarrista/autore dei Talking Heads diceva di trovarli assolutamente geniali. Avevano conquistato l’Europa, i mercati di lingua inglese (in Australia erano delle star assolute tanto che l’LP Abba Live fu registrato a Sidney) e erano riusciti a mettere un piede saldamente anche in America.
Ma rivalità personali e soprattutto la dissoluzione dei rapporti di coppia (parte del successo di immagine degli Abba era il fatto di essere composto da due coppie) portarono alla dissoluzione del gruppo nel dicembre 1982.

Forse però fu meglio così. Non ci furono dischi fiacchi o poco ispirati a suggellare la fine. L’ultimo LP (The Visitors) è sempre forte, vigoroso e bellissimo come sempre.
Semplicemente la magia era finita. Gli anni ’80 nel campo della musica di “facile ascolto” si aprivano all’insegna di una musica fredda, usa e getta, prodotti di plastica che cercavano di ricreare la magia degli ABBA senza riuscirci.

Le carriere soliste dei quattro hanno offerto cose interessanti. Benny e Bjorn realizzarono un concept album One night in Bangkok, da cui fu tratto anche un singolo che transitò nelle classifiche.
Agnetha realizzò almeno due album di buon easy listening, affidandosi a autori affermati. Il primo Wrap your arms round me si avvalse di un video interessante,che girò spesso nei primi tempi di Videomusic/MTV. Il secondo album, passato un po’ inosservato, conteneva almeno un paio di canzoni eccellenti (I won’t let you go, e the angel cry), ma il sostanziale insuccesso persuasero Agnetha ad allontanarsi per un po’ dalle scene.
Frida per il suo primo album da solista (Something going on) assoldò Phil Collins come produttore e autore di due brani dei quali uno (i know) it’s something goin’ on, un duetto con Phil Collins con una produzione inconfondibile e un suono di batteria molto collins-style fu un buon Hit. Un’altra canzone non male era (I see red, cover dei Clannad). Anche qui però non fu un successo stabile e Frida imitò l’ex-collega ritirandosi parzialmente dalle scene.
Negli anni ’90 ci fu la conferma che il mito non era morto.
ABBA ņive on stage
Le due antologie Abba Gold e More Abba Gold, due compilation con tutti o quasi i successi del gruppo, avvicinarono una nuova generazione di appassionati, vendendo milioni di copie in tutto il mondo. Un risultato di questa riscoperta degli Abba è stato, in Germania, la nascita del gruppo A-Teens, gruppo che rivisita i successi degli Abba con sonorità più Dance fine anni ‘90.
Alla fine dell’articolo posso dire solo una cosa: se non vi piacciono gli Abba curatevi!

Alessandro Bottero [a.bottero_at_botteroedizioni.it] - Febbraio 2006