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I Dark Tranquillity rappresentano sicuramente uno dei casi più particolari nella storia recente del metal, visto che esplosero letteralmente dal nulla con The Gallery 10 anni orsono, diventando nel giro di pochi mesi una band di culto tra gli amanti delle sonorità estreme (e non solo). D’altronde, nonostante qualche purista storcesse il naso, il sound proposto dalla formazione svedese, formato dalla unione degli stilemi tipici del death metal ad amplissime dosi di melodie (inizialmente di derivazione maideniana) era talmente efficace e perfetto nella sua semplicità da non potere non fare il botto, prima o poi. E se la musica proposta dagli At The Gates (i veri “iniziatori” del movimento) era ancora troppo violenta, acida e lacerante per poter arrivare al grande pubblico, il genere trovò la sua dimensione proprio con i Dark Tranquillity, che riuscirono a raggiungere il perfetto compromesso tra pesantezza e melodia, soddisfacendo così sia i fan della musica estrema che quelli delle sonorità più classiche. Per la band scandinava sarebbe stato facile continuare più o meno all’infinito su quella strada, riproponendo (come più o meno hanno fatto i connazionali In Flames sino a Reroute To Remain) all’infinito il sound di The Gallery ed invece non si è mai fermata nella sua evoluzione, sperimentando con le melodie a scapito della immediatezza e della potenza, cercando vie sempre più personali, inserendo elementi “estranei” come le tastiere, influenze dark wave e l’elettronica. Con Damage Done del 2002 il gruppo sembrava aver chiuso questa evoluzione, con un disco che riuniva definitivamente l’aggressività e l’energia degli inizi all’ormai complesso e sofisticato tappeto melodico, il tutto con brani molto concisi e diretti; insomma sembrava che dopo 10 anni la band svedese fosse arrivata in qualche modo al capolinea evolutivo, avendo ormai esplorato e sfruttato il proprio sound al massimo. Ed invece i Dark Tranquillity sono riusciti nell’impresa di stupire ancora con un lavoro come Character: a dire il vero stilisticamente questo disco non dice molto di nuovo rispetto al precedente, ma non si può che rimanere meravigliati di fronte ad un songwriting mai così maturo e vario, a brani che riescono ad essere al contempo straordinariamente immediati e diretti, eppure talmente ricchi di particolari e sfumature nascoste da necessitare decine di ascolti per comprenderli tutti. E, per la prima volta, c’è una sintonia totale tra le chitarre e le tastiere, mai così protagoniste in passato e perfette nel dare una profondità incredibile alle, come sempre ottime e suadenti, melodie di base del sestetto, il tutto usando suoni e campionamenti che difficilmente ci si aspetterebbe di ascoltare in un disco death metal (ascoltatevi per esempio The Endless Feed o Am I 1?). A tutto questo si aggiunge una sezione ritmica inappuntabile, capace di dare il giusto compromesso tra fantasia ed energia al sound del gruppo ed una produzione davvero pulita e devastante; il tutto senza dimenticare un Mikael Stanne efficacissimo, con quello che rimane forse il miglior growl sulla scena, così potente ed al contempo espressivo (cosa da non sottovalutare, visto che questo genere di cantato estremo è invece solitamente piatto e monocorde). Character è un disco senza passaggi a vuoto né sbavature, con 11 tracce di grande qualità ed efficacia su cui svettano il grande impatto dell’opener The New Build, l’immediatezza del singolo Lost To Apathy, la impressionante creatività di One Thought e la ricchezza melodica di My Negation, il brano più ricercato del lotto. Insomma, siamo su livelli d’eccellenza con uno dei lavori migliori in campo estremo degli ultimi 10 anni e non è poco; nonostante esca a gennaio, Character si candida prepotentemente al titolo di disco metal dell’anno, nonostante nei prossimi mesi sia in arrivo un poker d’assi del calibro di Judas Priest, System Of A Down, Tool e Slayer. Consigliatissimo, anche e soprattutto a chi non ha ancora avuto il piacere di conoscere questa band straordinaria. Albyrinth < albyrinth"chicciola"yahoo.it > |