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qualche ora di odio buttata nella strada /idee e delusioni sprecate sull'asfalto Ci ho pensato un po' su, poi mi sono detto che era inutile chiedere a qualcun'altro di scrivere qualcosa su questo cd. E per che cosa poi? "Conflitto d'interesse"?!? Casomai è vero il contrario: sulle cose che mi riguardano direttamente sono particolarmente severo. L'epopea dell'harcore italiano, fenomeno erroneamente assimilato al "punk" tout-court, è durata pochi anni, più o meno quelli citati nel titolo dell'album. E' stata un'epoca importantissima per chi l'ha vissuta, densissima di avvenimenti ed emozioni, intense come poche altre. Chi c'era e ne ha fatto parte non dimenticherà mai; chi non c'era può solo cercare di capire a posteriori, anche con dischi come questo. L'hardcore punk italiano ha prodotto centinaia di bands, fanzines, autoproduzioni, concerti, riflessioni, azioni. Molte di queste bands sono durate un battito d'ali; altre hanno continuato la loro attività per alcuni anni e hanno sfornato dischi che, in carti casi, sono stati e sono dei veri capolavori.
Caratteristica delle hardcore bands dell'Epoca d'Oro era l'assoluto rifiuto di qualsiasi tipo di compromesso. Dal punto di vista (o meglio: di ascolto) artistico, espressivo e comunicativo, l'hardcore non ha nulla di consolatorio: è musica oscura, snervante, faticosa (da suonare, ma anche e forse ancor di più da ascoltare), pregna di una malinconia di fondo, cupa, che attanaglia il cuore. Difficilmente le hardcore bands usavano accordi in maggiore. E' (stata) una musica meravigliosa e dilaniante che apparentemente non ha lasciato eredi. L'hardcore è(ra) così perché non poteva che essere così. Non avevamo scelta, da un certo punto di vista. Dopo che hai visto il mondo con occhi nuovi, non puoi più guardarlo con gli occhi di prima. Questo disco - 1982 - 85: come una promessa - è un pezzo di scuola, un disco integerrimo e perfetto. I brani - brevissimi - si susseguono uno dopo l'altro, vorticosamente, senza un cedimento né un gesto di pietà, selvaggi. Altro che le pagliacciate dell' heavy metal. L'interesse per questo tipo di musica e di attitudine - l'hardcore italiano degli Anni 80 - è comunque tutt'altro che spento: in tutto il mondo proliferano da sempre siti web, fanzines, piccoli distributori, autoproduzioni, orde di appassionati (moltissimi dei quali ai tempi non erano che un'ipotesi). Daltronde la voglia, il bisogno in taluni casi, di autenticità non si può seppellire dicendo "è passato". Tant'è vero che questo disco, prodotto da una piccola etichetta romana (il cd; piccola etichetta bolognese, il vinile), ha venduto molte più copie di quanto si potrebbe immaginare; tutto senza affidarsi a nessun canale istituzionale e con un prezzo politico che non lascia adito ad alcuna speculazione. Anche un certo tipo di purezza è duro a morire, nonostante èmtivì e lo sdoganamento dei peggio disvalori che da un po' di tempo va per la maggiore.
Adesso, mettersi a sciorinare una serie di "note tecniche" sui vari brani non ha molto senso, né c'è il tempo e lo spazio per raccontare la storia del DECLINO [a questo proposito, presto online un sito dedicato alla band]. Tutti i brani sono potenti, granitici, durissimi, belli, intensi e bene eseguiti. Silvio (basso), Mungo V.R. (chitarra), Max (chitarra), Sandr'opp (voce), Tax (batteria) e Orlando (batteria negli ultimi quattro brani), noi insomma, ci sapevamo fare benino con gli strumenti. Se si cerca l'essenza dell'hardcore, scarnificata, lucida e scintillante, senza nemmeno l'odore di posa da rockstar, si ascoltati qualcuno dei dischi hardcore degli Anni 80. Questo del DECLINO, per esempio. Anzi: soprattutto. C'è più anima in uno solo di questi brani che nelle intere discografie delle band che, oggi, qualcuno vuole spacciare come "punk". Ah ah. Sarà comunque un'esperienza tutt'altro che superficiale. (Anche ottimo per pogare come dei pazzi, questo era sottinteso!) Non troverete le parole |