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C’è sempre stato una cosa che non mi è andata giù nei Dream Theater: quella che musicisti così tecnici e dotati non riuscissero a scrivere, salvo le ovvie eccezioni, vere canzoni. Perché la band americana in passato non riusciva a focalizzarsi sui brani, riempiendoli oltre ogni limite, stirandoli all’infinito pur di poter inserire lunghissime parti solistiche. Insomma, le idee c’erano, ma venivano poi sommerse e diluite negli assoli chilometrici.
A parte i due pezzi citati, in tutta la prima parte del disco il gruppo si concentra sulla ricerca della maggiore semplicità possibile, con la tecnica che finalmente viene messa a disposizione della forma canzone: insomma un ribaltamento quasi totale rispetto al passato. Le uniche concessioni al loro stile classico sono rappresentati dagli ultimi due brani: Track 7 è un pezzo a dire il vero piuttosto anonimo e poco ispirato, mentre qualche parola la merita la suite finale che dà il titolo all’album, Octavarium, appunto. Ad un primo ascolto potrebbe sembrare la classica traccia lunghissima e prolissa a cui ci avevano abituato in passato, ma anche qui l’attitudine della band si rivela rinnovata, visto che siamo di fronte ad una canzone dove la formazione americana si diletta a citare palesemente molte delle band che li hanno ispirati, dai Pink Floyd ai Rush, passando per Kansas, Genesis, Iron Maiden e Metallica. Siamo di fronte ad un gioco dichiaratissimo e la band riesce ad amalgamare i tanti pezzettini di cui è composta la suite alla perfezione, ammiccando quasi all’ascoltatore; per fare un paragone, su questo brano c’è lo stesso tipo di atmosfera che si respira sui dischi fracassoni e divertenti degli Ayreon. Octavarium è un passo decisivo nella carriera dei Dream Theater, l’allontanamento definitivo dal loro passato e dalla nomea di grandi eredi del progressive anni ’70 (cosa che, lo ripeterò sino alla morte, non sono mai stati) per arrivare a riscoprirsi semplici compositori capaci di mettere la loro inarrivabile tecnica strumentale al servizio della canzone e delle melodie. Molti fan della formazione americana hanno già gridato allo scandalo, ma la verità è che i Dream Theater sono finalmente riusciti a trovare la loro giusta dimensione; non tutto è ancora perfetto e ci sono ancora da limare un paio di cose, ma il più ormai è fatto…sperando che non ritornino improvvisamente sui loro passi, per placare gli animi dei loro sostenitori. Sarebbe un peccato, giunti a questo punto… Albyrinth < voivodrulez"at"gmail.com> settembre 2005
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