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“Ci siete tutti? La cerimonia stà per cominciare. SVEGLIATEVI! Non riuscite a ricordare dov’era?Si è fermato questo sogno?”. Recita così “Awake”, una delle più famose poesie scritte dalla penna di Jim Morrison e redatte da Frank e Katherine Lisciandro su due libri,in perenne “work in progress!”, “Wilderness” e “American Night”.Parole che acquistano un ruolo importante una volta date a una generazione decimata dalla guerra, a una America bigotta divisa tra il perbenismo e l’odio razziale. Parole di rivolta per uno dei gruppi che ha meglio incarnato lo spirito degli anni ’60, tra sesso droga e rock’n’roll. James
Douglas Morrison nacque l’8 Dicembre 1943 a Melbourne in
Florida. Suo padre, George Stephen Morrison, era ufficiale della Marina
Americana impegnato nella guerra per la conquista delle isole giapponesi.
Così James trascorse i primi anni della sua vita dai nonni, nella
razzista cittadina di Clearwater. Nel 1946, alla fine della guerra, il
padre tornò a casa ma fu mandato per lavoro, seguito dalla famiglia,
prima a Washington DC e poi ad Albuquerque nel Nuovo Messico.
Con quello sguardo chiaroveggente, Jim pareva scrutare il futuro e il passato. Emetteva strani rumori animaleschi, urlava e strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente quando si muoveva mandavano crepitii, come dei lamenti. I suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, erano quelli di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, ma non in modo delicato e fluente, piuttosto con brevi scatti saltellanti, movendosi a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù. Si agitava come un nativo americano in una cerimonia rituale. In scena, Jim DIVENTAVA LO SCIAMANO.” James
non nacque come cantante, studioso di cinematografia all’UCLA, amava
scrivere poesie, piccoli bozzetti che aggiornava di volta in volta, ma
sapeva che, per dare voce alle sue parole, per poter emergere, doveva
seguire la corrente dei tempi: il rock! La musica era una passione che
coltivava già da molto tempo, infatti, di notte, andava nelle bettole
di Fort Belvoir per ascoltare i suonatori neri di blues. Già all’epoca
Jim amava leggere e non c’è da stupirsi della sua prematura
indole ribelle dato che i suoi miti furono poeti maledetti come Blake,
Rimbaud, Boudelaire e importanti personaggi “beatnik”
come Jack Kerouac. La svolta nella vita di Morrison avvenne nel 1964 quando
si trasferì all’Università della California a Los
Angeles. In questo clima libertino, Jim, si trovò subito a suo
agio e si immerse con impegno negli studi. Incontrò per la prima
volta nella sua vita alcool, marijuana, lsd e Ray Manzarek,
ex-studente di legge che, dopo una breve carriera nell’esercito,
si trovò nello stesso corso di Morrison. All’avvicinarsi
della laurea Jim interruppe gli studi per cercare lavoro a New York, anche
se declinò presto l’idea pensando di restare in California:
la paura di una chiamate all’esercizio militare lo fece tornare
sui suoi passi. Si trasferì a Venice in una comunità hippy,
dormendo in una soffitta sopra un magazzino abbandonato:
Dopo le prime uscite impacciate lo show di
Morrison comincia a prendere le sembianze di quei concerti che lo renderanno
famoso ma che saranno causa di numerosi licenziamenti. La fama dei quattro
inizia a spargersi, e dopo alcuni mesi riusciranno a salire i tre gradini
del palco del Whiskej a Go Go. L’elettricità nell’aria
è palpabile quando Jim inizia ad accennare i versi di “The
End”, silenzio magnetico attira il pubblico attraverso
“le porte” quando inizia a recitare le frasi della tragedia
edipica, eroe romantico che sposa la madre e uccide il padre, "And
he looked inside ‘Father’, ‘Yes son’, ‘I
want to kill you’, ‘Mother I want to fuck you’. E’
leggenda! Quella sera tra il pubblico c’era Jack Holzman, fondatore
e direttore dell’Elektra, che li metterà sotto contratto
per sei album.
Quest’ultima frase darà titolo al film “Feast of Friends”. Il disco si piazzerà nei primi posti in classifica e permetterà a Jim di dedicarsi alla stesura di nuovi testi. Il terzo album uscirà nel luglio del 1968 con il nome di “Waiting for the sun” e conterrà altri pezzi importanti da aggiungere al mosaico doorsiano. “Unknow soldier” è sicuramente la canzone più rappresentativa, in un periodo dove l’offensiva vietnamita stava prendendo coraggio e si iniziava a negoziare la pace nella fatal Parigi. Il disco non è all’altezza dei precedenti, ma risultati simili sono difficili da confermare, e contiene, comunque, belle canzoni come le ballate rock romantica "Love Street", "Wintertime Love" e "Summer's Almost Gone", la spagnoleggiante “Spanish Caravan”, ma verrà esclusa la lunghissima “Celebration of the Lizard” con il testo riportato, nonostante tutto, nel libretto interno. Con il successo arrivano anche i primi problemi, che si concentreranno a New Heaven. Prima del concerto, avvenuto il 9 dicembre, Jim si apparta con una sconosciuta nei bagni ma, scoperti da un poliziotto, e scambiati per due intrusi, dopo uno scambio di battute non proprio amichevoli, quest’ultimo spruzza del liquido orticante negli occhi di Jim. Sul palco brama vendetta e durante “Back door man” inzia a raccontare l’accaduto. Solo due minuti e Jim viene arrestato a due poliziotti. E’ dal vivo che i The Doors riescono ad esprimere tutte le loro grandi potenzialità. Toccano Berkley, Boston, Phoenix, New York, Chicago, Detroit, Toronto, Salt Lake City, Sacramento, San Diego, Los Angeles, Dallas, Seattle, Philadelphia per poi passare in Europa con i famosi concerti al “Rondhouse” di Londra, a Francoforte, Amsterdam (dove un troppo ubriaco Jim dovrà cedere spazio alla voce di Ray), Copenhagen e Stoccolma. Un altro passa falso accadrà in quel di Miami il primo marzo del 1969. Forse il concerto più famosi dei The Doors, sicuramente quello più estremo e provocatorio di tutti. “Voglio vedervi ballare quest’estate, voglio vedervi divertire per le strade…” un appello a un pubblico esaltato dalla prestazione e dalle parole di Jim che li incita a vivere davvero, ad andare oltre i limiti, al libero amore, al divertimento estremo. “Non ci sono né limiti e né regole”. Jim si abbassa i pantaloni e simula una masturbazione, a Jim viene dato un agnellino, si agita, sbraita lasciandosi andare ad un frenetico ballo. Dopo due ore dalla fine del concerto si contano i danni alla struttura tra bottiglie e indumenti intimi femminili che affiorano nella platea. Questo concerto, avrà dei seguiti pesanti per la carriera dei The Doors, che, imputati per oltraggio al pudore, comportamento contrario alla pubblica decenza, linguaggio blasfemo e ubriachezza, non riusciranno a trovare uno “straccio” di contratto per diversi mesi a seguire.
L’avvenimento
si ripercuote anche sul loro quarto album “The Soft
Parade”, a mio giudizio il più scadente dell’intera
discografia. L’autobiografica canzone “Shaman Blues”,
“Wild Child”, “Easy Ride” poche altre tracce si
salvano in un brano con poca grinta e molto più distratto rispetto
ai precedenti. A causa degli scarsi incassi derivati da questo la label
consiglierà al gruppo di produrre un altro disco, non prima dell’ “Absolutely Live”, tratto dai concerti
di Felt Forum e al Madison Square Garden. Il live non convincerà
mai Morrison che vedrà apparire, a sua insaputa, la sua foto scattata
durante il concerto all’ Hollywood Bowl. Contiene anche “Who
do you love” cover di Bo Diddley. Ma ecco che di li a poco uscirà
il loro quinto album di studio, il disco che li rilancerà momentaneamente
e che gli ridarà una nuova boccata di ossigeno:“Morrison
Hotel”. Si apre con “Roadhouse Blues”
che insieme a “Blue Sunday” dedicata a Pamela, “Peace
Frog”, la regina dell’autostrada insieme alla nave di pazzi
si preparerà di li a poco a raggiungere il disco d’oro. |