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cover di "FWX" dei FATES WARNING

FATES WARNING “FWX”

Metal Blade/Audioglobe

Ammiro band come i Fates Warning, formazioni che non si sono mai fermate, che hanno sempre scelto un cammino evolutivo a priori dal successo e dalle vendite, alla ricerca di sonorità sempre nuove. Perché, a ben pensarci, per il gruppo capitanato da Jim Matheos sarebbe stato più che conveniente in termini di vendite rimanere nei territori dei primi album, cioè una reinterpretazione degli stilemi degli Iron Maiden con un tocco progressivo (ovviamente più di forma che di sostanza); ed invece negli anni (e con diversi azzeccati cambi di formazione che hanno portato a questa straordinaria line-up) i Fates Warning hanno saputo mettersi continuamente in discussione, raffinando sempre di più il songwriting e sperimentando sempre nuove soluzioni, fino a diventare, con un capolavoro come A Pleasant Shade of Grey (un’unica, intensissima, canzone di 50 minuti) una delle poche band realmente progressive nella musica metal. Era ovvio che dopo un gioiello come quel disco ci si aspettasse un’ulteriore evoluzione nel sound della formazione americana ed in effetti Disconnected si distaccava parecchio dalla precedente produzione, con sonorità decisamente più minimaliste e moderne (soprattutto per quanto riguarda la chitarra e la tastiera, opera di quel Kevin Moore che fece il successo dei Dream Theater): una scelta interessante, ma non completamente riuscita, con tracce spesso troppo lunghe e contorte che raramente lasciavano il segno.

Con questo FXW, decimo disco da studio del gruppo, si rimane più o meno negli stessi territori, anche se Jim Matheos in sede di scrittura si è decisamente soffermato sulla forma “canzone”, evitando inutili dispersioni. Per questo motivo questo lavoro vive più sul momento, sulla qualità del singolo brano piuttosto che fornire un impressione complessiva e generale all’ascoltatore: con cd di questo tipo è inevitabile insomma che la qualità risulti piuttosto altalenante. In particolare FXW sembra spaccarsi a metà: da un lato ci sono i brani più veloci, potenti e tirati come Crawl e Stranger che potrebbero essere descritte come una sorta di “Deftones più tecnici”, brani troppo scontati, lineari e piatti per una band che aveva fatto del songwriting più raffinato e ricercato la sua bandiera. Dall’altro ci sono i pezzi più riflessivi come l’opener Left Here e Another Perfect Day, pezzi forse piuttosto semplici come struttura, ma decisamente efficaci grazie alle melodie, splendidamente sottolineate dalla incredibile voce di Ray Alder e dal drumming nervoso e dinamico di Mark Zonder. In particolare il vero gioiellino è la conclusiva Wish, sette minuti dominati da un solo arpeggio ripetuto ossessivamente che crea un atmosfera malinconica ed oscura su cui si innestano nella parte centrale le sontuose tastiere e gli stupendi assoli (quasi totalmente assenti nel resto del disco) di Jim Matheos.

In definitiva FXW è un album non completamente riuscito, che però riesce a regalare grandi momenti dove i Fates Warning dimostrano di non aver perso il tocco straordinario che li aveva portati ad essere la formazione migliore nell’ambito del metal progressivo. Rimane solo il rimpianto di sapere che questo disco segna in pratica la fine di un’epoca, con il grande batterista Mark Zonder che ha dichiarato di voler lasciare la band (o meglio di essere disposto a suonare solo in studio): con Ray Alder impegnato nel suo ottimo side project (gli Engine) e con il bassista Joey Vera che collabora con almeno 4 formazioni diverse (tra cui, ultimamente, anche gli Anthrax) c’è l’impressione che FXW possa essere l’ultimo capitolo per una formazione che ha regalato alcuni dei lavori più belli in assoluto della storia del metal.

Albyrinth <albyrinth “chiocciola” yahoo.it>