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KRIS KRISTOFFERSON
The Silver Tongued Devil and I
CBS (10 tracce, 33 minuti - 1971)
di Pino Paoliello
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Non so se capita anche a voi, ma quando vado in un negozio di dischi la prima cosa che faccio è fiondarmi nel reparto dei cd usati. E’ impagabile la contentezza di trovare, in mezzo alla confusione che di solito è imperante in quella sezione un po’ sfigata del negozio, il cd che bramo da anni ed anni e che non trovo più perché fuori catalogo. E subito dopo aver individuato l’oggetto dei desideri rivolgo un pensiero, tra il grato ed il compassionevole, a quell’incompetente (musicalmente parlando, ovvio) che si è disfatto di un’opera di siffatta bellezza che ora mi rigiro tra le mani con preoccupante bramosia.
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Sono però grato agli scaffali dei cd usati anche quando mi fanno conoscere un artista di cui avevo soltanto sentito parlare in modo veloce e superficiale o di cui avevo letto qualche buona recensione e nulla più. E’questo il caso di Kris Kristofferson. |
Guardando le foto a corredo di questo pezzo sono sicuro che il suo volto vi risulterà familiare. Esatto, il buon Kris è anche un attore. In Italia anzi è “solo” un attore visto che la sua popolarità come cantante è praticamente nulla. Magari qualcuno lo ricorda negli Highwaymen, supergruppo in cui militava assieme a Willie Nelson, Waylon Jennings e Johnny Cash. A questo punto vi sarete accorti che si sta parlando di un misterioso genere musicale che risponde al nome di country. Misterioso però non in senso esoterico o chissà che, ma solo in relazione al fatto che in Italia contende la fama all’”etno-disco-punk con influenze balcaniche” di genere musicale meno conosciuto e meno compreso.
Immagino che per la maggior parte degli italiani il country sia sinonimo di banjo, violino, “Oh Susanna” e vacche che pascolano placide nelle verdi praterie dell’ovest. |
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Si tratta ovviamente di luoghi comuni, anche se un fondo (e pure bello grosso) di verità è innegabile. Facendo però un paragone che a chi si ciba di luoghi comuni potrà sembrare blasfemo, il country è per l’uomo bianco ciò che il blues è per l’uomo nero. Una musica fatta di sentimento, di scoramento, di speranze e delusioni con abbondanza delle ultime, ça va sans dire. E come il blues è una musica povera. Un violino o un banjo ed un battito di mani hanno lo stesso effetto di una chitarra suonata da un discendente degli schiavi sulle rive del Mississippi. |
Kristofferson è a tutti gli effetti un artista country con base a Nashville nel Tennessee, ma la sua musica è un country da fuorilegge, da “outlaw”. Si parla addirittura di un movimento interno al country detto proprio degli “outlaws”. Non che gli interpreti, tra cui il già citato Willie Nelson, siano dei fuorilegge nel vero senso della parola (a guardarli oggi sono dei placidi signori che si godono la vita); il termine si riferisce alle tematiche trattate dagli artisti. Storie di violenza, tradimenti, droga e pallottole. Insomma, la vita raccontata dal punto di vista sbagliato. Punto di vista che potrebbe benissimo essere di quel ceffo con le mani sulla cintola dei pantaloni che vi guarda dalla copertina di “The Silver Tongued Devil and I”, secondo album di Kris Kristofferson del 1971. |
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Il nostro (con studi ad Oxford e un passato come pilota di elicotteri dell’esercito americano, insomma, non proprio un uomo banale), in questo lavoro mette in fila una dopo l’altra dieci storie che parlano di tentazioni come nella title-track, di fede e di come sia difficile essere un buon cristiano con una pistola tra le mani (“Good christian soldier”), della facilità con cui si riesce ad amare la donna dei propri sogni (“Loving her was easier...than anything I’ll ever do again”).
A livello musicale abbiamo a che fare con un country poco classico (anche se risulta evidente che siamo sempre nei dintorni di Nashville) che non disdegna certe influenze rock, non fosse altro che per le atmosfere; si veda ad esempio la bella e delicata “When I loved her”, una di quelle ballate che nonostante la presenza di archi che rischiano di rendere il tutto eccessivamente melenso riesce a restare sui binari della semplicità come solo i rocker di razza sanno fare. Un Kristofferson springsteeniano prima di Springsteen. |
Ed a proposito di influenze, un applauso merita la versione presente in questo album di “The taker”, brano già inciso da Kristofferson in precedenza, oltre che da altri artisti (più che al suo essere cantante, la fama di Kristofferson in campo musicale è dovuta al suo essere autore di canzoni portate però al successo da altri, tra i quali Janis Joplin con “Me and Bobby McGee”). In questa versione troviamo in apertura dei fiati in puro stile ‘mariachi’ (musica caratteristica del nord del Messico) che poi compaiono e scompaiono durante tutto il pezzo. Un brano che di sicuro i Calexico potrebbero eseguire durante un loro concerto, facendo credere al pubblico che si tratti di un nuovo pezzo autografo. Ma una volta concepite le canzoni sono di tutti, ed è anche questo il bello della musica pop. E proprio di tutti dovrebbe essere un brano come “Billy Dee”, canzone che più di tutti ci riporta alla mente Johnny Cash ed i suoi ‘underdogs’, i suoi perdenti, sconfitti dalla vita e senza la forza di rialzarsi. In pochi versi si consuma infatti la parabola di Billy Dee, un adolescente con troppa voglia di crescere per fuggire dalla sua vita. Ma la via di fuga si chiama eroina. Insomma, non proprio un argomento usuale per il country classico. |
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Difficile è la reperibilità di questo cd, mentre più facile è procurarsi una raccolta con i migliori brani di Kristofferson.
Se però vi interessa proprio l’album in questione, beh avete tutte le coordinate e come si sa in epoca digitale le strade del signore sono infinite. Ma io non vi ho detto niente. |
Pino Paoliello [theelite"chiocciola"interfree.it] - Aprile 2006
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