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Backstreet Boys

MUSICA POPOLARE
E
MUSICA ELITARIA



di Alessandro Filippini

Da quando ho iniziato ad appassionarmi alla musica, ed ero ancora poco più che un bambino, ho sempre cercato di ascoltare canzoni, di seguire artisti che avessero qualcosa di particolare, che non fossero troppo comuni, che fossero più profondi ed inarrivabili.
Non era una fissazione o una mania, ma semplicemente il desiderio di andare oltre la superficie per scoprire un mondo sommerso e sfuggire dalla comune banalità; forse può essere una caratteristica della mia personalità quella di andare oltre l’apparenza, ma, parlando di musica, il discorso assume una validità del tutto generale, che riguarda non solo me personalmente ma, aggiungo per fortuna, molte persone, come ho modo di vedere tra gli ospiti di questo sito.
Spesso sono stato preso in giro dagli amici per la musica che ascoltavo, che piaceva solo a me (e questo accade tutt’ora), ma ne ero fiero, ero fiero dei miei gusti, ed ero fiero del fatto che quella musica fosse mia, solo di mia proprietà, da non condividere con nessuno; secondo me è questo il significato di musica elitaria: una musica che non è comune, che sfugge alla massa, per la quale sono in pochi a provare emozioni, passione, interesse; una musica che le radio, le televisioni non trasmettono, non hanno interesse a trasmettere perché non è di comune gusto, non è di pubblico dominio, non è quindi “popolare”.

JONI MITCHELL

La contrapposizione tra musica elitaria e musica popolare è quindi netta, marcata, e prescinde dai gusti personali; non esiste, secondo me, una vera e propria linea di demarcazione che separa queste due grandi realtà, e spesso questa distinzione è collegata alla questione delle vendite; se un disco vende tanto, allora automaticamente viene etichettato, bollato come commerciale; questo non è sempre vero, in quanto ci sono dischi, vedi l’ultimo di Kate Bush, che vendono piuttosto bene ma sono tutt’altro che commerciali.
Il binomio musica popolare-successo commerciale non è sempre azzeccato; l’aggettivo popolare è forse riferito anche al valore artistico, oggettivo, musicale di un disco o di una canzone. Un disco dei Backstreet Boys (con tutto il rispetto), privo di qualunque valore artistico, di qualunque accorgimento che vada oltre le classiche melodie acqua e sapone, può essere classificato come disco popolare, sia perché vende sia per la musica che contiene. Un disco a caso di Joni Mitchell, tanto per citare un'artista che conosco abbastanza bene, è caratterizzato da una profondità e da una pienezza che va oltre la melodia e che comprende musica, strumentazione, testi e molto altro. Per apprezzare un disco di Joni non ci si deve fermare alla superficie, come basterebbe fare per i già citati BB (sempre con tutto il rispetto), ma è necessario scendere nel profondo e apprezzare certi valori che appunto sfuggono ai più, alla massa.
Ecco perché si parla, in questo caso, di musica elitaria, una musica, come già ricordato, per pochi, pochi capaci di apprezzarla a dovere; per questo secondo me certa musica, certi artisti, certi generi, è meglio che rimangano “proprietà” di pochi intenditori, perché appunto sono pochi gli intenditori capaci di scendere nel profondo, di capire il valore, di cogliere l’essenza; io non mi ritengo sicuramente un grande intenditore di musica, figuriamoci, sono troppo giovane per questo, non avendo vissuto gli anni ’70 (musicalmente fondamentali), ma di quello che ho scritto sono fermamente convinto….uno che ascolta i BB (spero che mi perdoneranno…), non può apprezzare nient’altro che loro o simili.

Forse questo mio breve scritto solleverà molte discussioni, ma credo che in molti tra quelli che leggeranno, saranno d’accordo con me.

A presto.

Alessandro Filippini <alessandrofilippini9"at"libero.it> Dicembre 2005