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MERCANTE DI LIQUORI "LA MUSICA DEI POVERI" MERCANTI DI LIQUORE
La musica dei poveri

Se già conoscete questo cosiddetto "power folk trio", potete anche saltare questa presentazione. Se invece il nome dei MERCANTI DI LIQUORE non vi dice nulla, sappiate che potreste averli visti in qualche concerto aggiro per la Lombardia, agli Appunti Partigiani di MARCO PAOLINI, o sentiti in radio a Caterpillar, e potreste anche, ahivoi! averli distrattamente scambiati per Fabrizio De Andrè.
Sappiate però soprattutto che ora potete trovare il loro nuovo CD, intitolato "La musica dei poveri", e tenete presente che merita, per più di un motivo.
Infatti, con questo terzo lavoro, i Mercanti escono dal cono (di luce, ndr) del loro "grande ispiratore" (otto pezzi sui tredici precedentemente incisi erano del cantautore genovese, ndr), e impongono una loro personalità, forse meno scanzonata che in precedenza, più consapevole, più "impegnata", e come sempre dalla parte "sbagliata".
Intendiamoci, De Andrè resta nel loro DNA, e questo è senza dubbio un pregio, quali che siano i vostri gusti in proposito, ma quello che colpisce dei nuovi pezzi è appunto la crescita di personalità, che unita ad una cura per i suoni (più soldi per la produzione?, ndr) non indifferente, fa di questo CD un piccolo gioiello musicale, che si avvicina al livello delle loro performances dal vivo.
A scanso di equivoci, tenete presente che i TESTI restano comunque il punto di forza del disco: semplici ma mai scontati, prendono per mano l'ascoltatore e lo portano a spasso, in un percorso tra i poveri, gli sconfitti, i deboli, quelli che scappano e quelli che hanno deciso di non farlo più, o, per usare un termine quanto mai attuale, i "disobbedienti".
Il tutto a partire dall'introduzione, rappresentata dal magistrale monologo di Flavio Bucci dal Marchese del Grillo, intonatissimo a quello che è lo spirito del disco, che si snoda poi tra storielle agrodolci della solitudine e dell'emarginazione, con una critica semplice semplice al consumismo imperante e un'ammiccatina al miglior Jannacci ("Apecar") o De Andrè ("Mr. Frankenstein"), inframezzate ai pezzi meno rassegnati, a dipingere una categoria di diversi tutta da scoprire.
E in un crescendo di affermazione della propria dignità, ribellione o semplice disobbedienza troviamo altre storie, altri protagonisti: da quelli che viaggiano, o scappano ("Il viaggiatore", "Il vigliacco"), a quelli che non ci stanno, e cominciano ad alzare la testa ("La musica è dei poveri"), a ribellarsi ("L'eroe" e "Brigante se more", di Bennato/D'angiò), o anche solo a disobbedire ("Cecco il mugnaio", "El pueblo entiende la poesia").

"Ci vogliono lenti per correre avanti,
ci fanno ascoltare i loro cantanti
ci vogliono fermi per prendere la mira,
noi diventeremo una giostra che gira
El pueblo entiende la poesia ( altrochè! altrochè! )
El pueblo entiende la poesia ( se ce n'è! se ce n'è! )
El pueblo entiende la poesia ( altrochè! altrochè! )
El pueblo entiende la poesia ( sempre che ce ne sia! )"

Tante storie, più o meno comuni, ma tutte rigorosamente viste "dal basso", in cui è facile immedesimarsi all'istante per chiunque, con solo una tenera concessione alle origini monzesi, rappresentata dalla delicata "Lombardia", forse più comprensibile ai "padani", ma a quelli di fatto, non di nome, quelli cioè che di fronte agli sproloqui leghisti si vergognano e si scrollerebbero di dosso volentieri questa scomoda etichetta, ma non possono.

"Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia"

Una "Musica dei poveri", per tutti, quindi, ma soprattutto per quelli sempre, costantemente, testardamente dalla parte "sbagliata".

"Molti ne reclamano partenità
ma lei non appartiene neanche a chi la fa
Non l'avranno i venditori di dischi
o i pagliacci camuffati da grandi artisti
non l'avranno i criminali....distinti
lei non è dei vincitori, lei è dei vinti
La musica è dei poveri, la musica è dei poveri"

Il consiglio, se non vi fidate troppo di questa recensione (in effetti forse un po' troppo entusiastica, ndr), è di andarli a sentire dal vivo, dimensione in cui esprimono ancora il meglio; andateli a vedere, per lasciarvi coinvolgere dai discreti (nel senso di "non invadenti", ndr) ma onnipresenti tappeti sonori della fisarmonica di Piero Mucilli, o dall'impressionante chitarra flamenco di Simone Spreafico, mentre ascoltate i testi e la voce di Lorenzo Monguzzi.
Trovarli in giro, alle Feste di Liberazione, dell'Unità, o adesso magari in qualche pub non è difficile, nonostante la nebbia.
Andateli a vedere, per scoprire come una musica quasi di altri tempi può darvi sensazioni attualissime, con un po' di dolcezza, un po' più di amarezza e quel tanto di rabbia, incanalata nel modo giusto.

mdb
< mdb"chiocciola"email.it >

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