I Manowar, si sa, o si amano o si odiano, non ci sono mezze misure. A voler essere onesti c'è da dire che Joey DeMaio e soci negli ultimi dieci anni hanno fatto ben poco per venire incontro ai loro detrattori con un atteggiamento arrogante, eccessivo presenzialismo nei concerti a discapito della qualità offerta (emblematico il caso italiano: tre volte headliners al Gods of Metal con performances sempre peggiori) ed infine la pubblicazione di dischi sicuramente validi come Louder than Hell e Warriors of the World, ma onestamente non in grado di reggere il confronto con i classici del loro glorioso passato.
Un gruppo insomma dedito più a creare hype introno a se che non impegnato ad offrire reale sostanza. L'impressione però e che le cose ora siano cambiate. Prima di tutto nel 2005 con l'esibizione all'Earthshaker Festival dove avevano suonato con tutti i membri della storia della band (Battle Hyms suonata con tre batteristi e tre chitarre è stata davvero emozionante) e ora con la pubblicazione di questo nuovo Gods of War, lavoro che fin dalle anteprime si è presentato come realmente epico e che sembra aver mantenuto le promesse.
Questo album dovrebbe essere nelle intenzioni della band il primo capitolo di un concept incentrato sulle divinità della guerra di tutte le culture antiche ed ad aprire le danze sono gli dei nordici con Odino in testa. Joey è da sempre un appassionato wagneriano ed in questo disco grazie all'ampio budget a disposizione da sfogo alla sua passione con parecchie intro orchestrali sicuramente suggestive anche se un po' prolisse. Infine arrivano i brani veri e propri, di cui alcuni già conosciuti perchè apparsi sul mini cd uscito l'anno scorso.
Fra questi King of Kings sarà banale, ma per me è già un classico e soprattutto Gods of War e Sons of Odin sono fra i brani più epici ed efficaci che il gruppo abbia scritto di recente. Il suono è moderno ma il feeling è quello dei migliori brani epici del passato (azzarderei Into Glory Ride, ma non vorrei incappare nelle ire dei fans storici). E i brani realmente inediti? Anche qui c'è una volta tanto più arrosto che fumo: dite quel che vi pare ma pezzi come Sleipnir i Virgin Steele se li sognano.
Carina anche Blood Brothers, una ballad sullo stile di Courage. Il suono in generale è molto potente ma anche chiaro e cristallino ed anche la band si dimostra in forma, soprattutto Karl Logan come chitarrista è molto migliorato e ci offre un ottima prova sia nei riff che negli assoli, anche se il confronto con Ross The Boss rimane sempre improponibile. In definitiva un ottimo disco, per quanto mi riguarda il migliore dopo il ritorno del 1996, certo fra intro e pezzi recitati si poteva tagliare qualcosa però quello che c'è non mi sembra tutto da buttar via.
Una nota negativa per il libretto: che senso far pagare 23 euro la confezione limitata per poi metterci un libretto incomprensibile tutto scritto in runico e costringere che acquista l'album regolarmente a doverselo scaricare dal sito ufficiale??? Ok che si parla di dei nordici ma qui si rasenta il ridicolo...
Tracklist:
01. Overture To The Hymn Of The Immortal Warriors
02. The Ascension
03. King Of Kings
04. Army Of The Dead, Part I
05. Sleipnir
06. Loki God Of Fire
07. Blood Brothers
08. Overture To Odin
09. The Blood Of Odin
10. The Sons Of Odin
11. Glory Majesty Unity
12. Gods Of War
13. Army Of The Dead, Part II
14. Odin
15. Hymn Of The Immortal Warriors
16. Die For Metal (Bonus track)