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"Love"
audio CD, 26 tracks EMI, 2006
di Glauco "MysteryTour" Cartocci

PREMESSA

Incredibile, ma vero, a distanza di circa 40 anni i Beatles suscitano ancora sentimenti forti e passioni. L'uscita di "Love", in cui non c'è neanche un brano che non si conoscesse (in una forma o nell'altra) ha dato spunto a posizioni diverse all¹interno del fronte Beatlesiano, e a polemiche animate.  Mantenendo ovviamente il giusto senso dell'umorismo, potremmo definire lo scontro di opinione in atto fra i "credenti" una contrapposizione di tipo dogmatico/fideistico, se non addirittura una vera e propria Guerra Civile.
Io prendo lo spunto dalle (legittime) perplessità del mio "amico di mouse" Orlando Furioso, che su questo sito ha stroncato l'operazione LOVE, assimilandola (più o meno) a una bieca mossa commerciale, tesa (come si dice) a  "raschiare il fondo del barile". Lui la vede come prodotto di quella stessa ottica con la quale a suo tempo si commercializzò ogni residuato di schitarrata prodotta da Jimi Hendrix, o si spacciò per "opera recuperata" ogni nastro in cui Elvis si schiariva la voce.

Io, lo premetto, non amo le Bonus Tracks, non amo gli inediti che spuntano fuori come i conigli dal cappello del prestigiatore. Per dirvela tutta, non ho amato particolarmente neanche le Anthologies, tranne rare eccezioni. Sono convinto che se la versione di
Glass Onion scelta a suo tempo fu quella, riascoltarla in un mix differente sia poco più che una curiosità.
Non ho versato lacrimucce neanche su
Free as a Bird, e ancora meno su Real Love.
Ma in questo caso, a mio vedere, si tratta di una scelta totalmente diversa. Consideriamo innanzitutto che "Love" nasce come colonna sonora di uno spettacolo del Cirque Du Soleil.
Già questo implica il cambiamento del contesto; per capirci, è un po' lo stesso meccanismo che si crea quando "The End" dei Doors, da brano di LP, diventa la colonna sonora di Apocalypse Now. Ascoltare brani noti in un ambiente sonoro differente (quale una sala di un cinema) impone per forza di cose una percezione vergine, come se il brano lo si approcciasse ex novo.

Il secondo fattore è che purtroppo i dischi dei Beatles, che all'epoca erano all'avanguardia dal punto di vista tecnico, sono penalizzati (per l'ascoltatore odierno) da un mixaggio stereofonico superato, da una limitazione delle frequenze audio, troppo spesso compresse.
Se, con i mezzi della tecnica attuale, un volonteroso tecnico del suono ci restituisse
Revolver, o Sgt.Pepper's, in un inimmaginabile splendore sonoro, non sarebbe da rendergli merito? Non farebbe costui un'opera paragonabile a chi restaura un affresco di Leonardo? Se una pellicola buia o sfocata, mettiamo di Ingmar Bergman o di Orson Welles, venisse ridigitalizzata permettendoci di cogliere appieno tutte le sfumature, con il dialogo ripulito da scricchiolii o dagli appannamenti del tempo, sarebbe un errore?
Certo, va fatto con gusto e rispetto, ma direi che Sir George Martin, in quanto parte del processo produttivo originario, ha tutti i requisiti necessari per agire senza intaccare la qualità artistica.

Ciò premesso, riporto di seguito la mia personale recensione, che è stata scritta prima di leggere quella del mio amico Orlando Furioso.
Non temete, comunque non ci saranno scomuniche o anatemi in famiglia, nessuno dei due pronuncerà una "fatwa" nei confronti dell'altro,
Ai posteri l'ardua sentenza.


Love.  All you need is Blob.

"Love" NON è un nuovo disco dei Beatles. Anzi, probabilmente non è nemmeno un disco.
E' piuttosto un incrocio di sensazioni, un "BLOB" sonoro, una contaminazione di spazi e tempi.

L¹operazione con cui Sir George Martin & figlio hanno rimixato brani scelti dei Fab Four, espandendone le frequenze audio, modificandone lo spettro sonoro e spaziale, agisce su due livelli.
Sul piano tecnico, la perizia è indubitabile: possiamo ascoltare brani arcinoti come fosse la prima volta, riappropriandoci del senso della scoperta; come avvenne quando ognuno di noi, nella propria storia personale, si accostò a quella musica straordinaria.
Ma ancor più significativa è la manipolazione, la rivisitazione in cui i suoni provenienti da canzoni diverse ed epoche differenti, si mischiano, si sovrappongono, s'inseguono in un labirinto indescrivibile.

Prendere tali elementi e combinarli potrebbe essere come inserire il viso della "Gioconda" sullo scenario della "Vergine delle Rocce"... Ma il timore reverenziale non ha sfiorato l'anziano direttore artistico: al mondo solo lui, il "quinto Beatle", può permettersi di stravolgere e modificare canzoni che sono, a tutti gli effetti, oggetti di culto; può farlo, dall'alto della sua indubitabile classe.

E' in primo luogo una strizzata d'occhio ai cultori dei Beatles, un gioco in cui vince chi trova più riferimenti, il maggior numero di percorsi nascosti nell¹intreccio. Ma vince anche chi non non è in grado di identificare proprio tutto, di associare ogni frammento a una precisa canzone, e si abbandona rapito alla valanga di suoni e ritmi, con piacere, con divertimento.

Ma non basta: "Love" è anche un'opera culturale, impregnato com'è del gusto postmoderno dell'amalgama, tipico della nostra epoca, in cui ogni preesistenza ­ artistica o meno - viene smembrata, riassemblata, digerita fino ad essere trasportata in una dimensione inedita.

Oppure, se preferite: possiamo immaginare di trovarci alla fine degli anni '60, in casa con le finestre aperte, e lasciare entrare folate sonore da ogni direzione. Qualcuno sta ascoltando sul suo giradischi "Sergeant Pepper's", altri "Strawberry fields Forever". Una radio diffonde l'antica "I Wanna Hold Your Hand", mentre, giù nel vicolo, un ragazzo prova alla chitarra gli accordi di "Something"; due bambinetti, poco più in là, canterellano l'allegra "Octopus's Garden".

L'eterogeneo impatto acustico trova una sua logica nel momento stesso in cui sfiora le nostre orecchie; così come avviene quando molti effluvi diversi, portati tutti insieme dal vento, stordiscono e inebriano i nostri sensi.

Per chi ricorda, è un rivivere emozioni infantili, o una sorta di delirio circense.
Per chi - magari perché giovane - non ha mai approfondito, è un modo travolgente di accostarsi a quella che è la Colonna Sonora di fine Novecento.



Febbraio 2007 - Glauco Cartocci. Nessuna parte di questo articolo può essere riprodotta senza l'autorizzazione dell'autore.

 

 

 

 

 

Love Martin - immagine elaborata da Glauco Cartocci

 
 
 
 

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