www.fumettidicarta.it - the musical box
Con i se ed i ma, com’è noto, non si scrive la storia, però possono venirne fuori degli ottimi “what if” (ed essendo questo pezzo ospitato da fumettidicarta.it non mi dilungo in spiegazioni).
Cosa sarebbe successo se i Faith no More dopo l’album del 1992 “Angel Dust” non avessero virato verso un rock più canonico ma proseguito sulla strada nervosa ed inquietante intrapresa con l’album citato?
Semplice, sarebbe successo Peeping Tom.
L’iperattivo Mike Patton torna a colpire con un progetto di cui si parlava da anni e che era atteso dai fan dell’eclettico californiano con montante impazienza.
Un gruppo ed un lavoro che definirei di pop underground, mi si perdoni l’ossimoro. |
|
|
Sicuramente siamo di fronte al lavoro più accessibile del nostro dacchè i Faith no More sono solo un (bellissimo) ricordo. Bravo Patton ad assemblare un “non-gruppo” che fa del pop una pietanza da arricchire di spezie chiamate campionamenti, vocoder, chitarroni ed human beatbox.
La previsione di come saranno le hit parade da qui a dieci anni? “Sucker”,dove Patton si fa accompagnare da quella dolce creatura che risponde al nome di Norah Jones che si riempie la bocca di “motherfuckers”. Non c’è che dire, dissacrante sempre e comunque il cantante di Eureka.
Il lavoro, omonimo, si apre però con “Five seconds”, dove davvero a tratti sembra di scorgere il cadavere dei Faith no More più purulenti, quelli di “Jizzlobber” tanto per intenderci. Sussurri ed urla sguaiate ed un senso di inquietudine sottostante.
|
Si continua poi con “Mojo”, primo singolo estratto dall’album che vede la presenza di Rahzel (bassista nonchè human beatbox dei Roots) e di Dan “the Automator” Nakamura oltre che di un cameo di Danny De Vito nel videoclip. Basi hip hop e riff di chitarra a fare da tappeto ai sussurri ormai caratteristici di Mike Patton ed alle sue altrettanto caratteristiche estrosità vocali, qui però al servizio del “bel canto”, se posso permettermi.
Con “Don’t even trip” andiamo invece dalle parti del trip hop (si chiamerà ancora così?) grazie alla presenza di Amon Tobin, ed in queste zone restiamo grazie alla seguente “Getaway” con Kool Keith come ospite. E visto che parliamo di sonorità molto in voga a Bristol e dintorni, non potevano mancare i Massive Attack, presenti in “Kill the dj”, uno dei pezzi più coinvolgenti dell’intero album assieme a “Your neighborhood spaceman” dove un Patton in vena di rap (alla sua maniera, ovvio) si inserisce su basi delicate che benissimo figurerebbero in qualche compilation di musica da relax, non fosse per i colpi di batteria che ci fanno ricordare che comunque di “rock” si tratta. |
|
|
|
Con “Caipirinha” si veleggia invece verso il Brasile, guidati da Bebel Gilberto. In tutta onestà però di questa tappa non si sentiva troppo il bisogno, a differenza invece del tour in fabbrica organizzato assieme a Kid Koala che con “Celebrity Death Match” ci fa ancora una volta tornare alla mente quanto “industrial” fossero i Faith no More di “Angel Dust”.
Che dire quindi di questo esordio del supergruppo che Mike Patton ha assemblato e fatto incidere per la sua etichetta Ipecac? Che ci troviamo al cospetto di un lavoro eclettico ma non per questo difficile da metabolizzare, ma anzi anche “troppo” immediato per chi è avvezzo ad un Patton rumorista ed urlatore che fa danni assieme a John Zorn piuttosto che in compagnia degli Xecutioners o del suo primo amore Mr. Bungle. Un album facile da amare ed ascoltare (ma non banale, anzi...molti ci costruirebbero su una carriera con le idee presenti in questo album), ma credo anche abbastanza facile da dimenticare. Uno di quegli album insomma che alla fine ti lasciano con una strana sensazione, come se avessi passato una buona giornata, ma convinto che la prossima sarà migliore. |
Pino Paoliello [theelite@interfree.it] - Luglio 2006
|