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THE ADICTS e SHAM 69

LIVE al Festival Radio Onda D'Urto - Brescia; 16-18/08/2007



di Enrico "Cap. Pixel" Menin

Il Festival Radio Onda D'Urto di Brescia quest'anno è stato ricco di grossi concerti.
A pochi giorni gli uni dagli altri hanno calcato lo stesso palco 2 dei più famosi e influenti gruppi punk dell'Inghilterra dei 70s: i The Adicts (16 agosto) e gli Sham 69 (18 agosto).
I gruppi importanti in generali sono di se includiamo anche i bolognesi Nabat, che hanno suonato di spalla agli Sham, i The Casualties (19 agosto) e i Gogol Bordello (20 agosto), che non sono dei gruppi storici, ma sono decisamente significativi tra i gruppi punk odierni.

Devo fare subito due premesse: la mia intenzione iniziale era quella di recensire il solo concerto degli Sham 69, ma a causa della vicinanza temporale tra i due concerti e la storicità dei due gruppi (entrambi sono nati nel periodo d'oro del punk inglese) mi riesce difficile non fare un parallelo con il concerto degli Adicts. La seconda premessa riguarda le mie aspettative, che erano piuttosto alte: si parla di due gruppi che hanno fatto la leggenda del punk e che ogni persona che si avvicina al genere prima o poi (più prima che poi) incontra sul suo "cammino".

I The Adicts sono celebri soprattutto per il loro look ispirato ai drughi di Arancia Meccanica. Sono anche abbastanza rinomati per i concerti che danno molto importanza all'aspetto visivo: quindi lo spettacolo è al centro di tutto. Tante luci, tanti colori, tanto illusionismo da parte del cantante Keith “Monkey” Warren, che vestito con bombetta e una giacca du pallette, faceva comparire e sparire stelle filanti, maschere, palloni e chi più ne ha più ne metta, ponendosi a metà tra un frontman punk e un prestigiatore. Lo scopo del gruppo è chiaramente uno solo: divertire! E ci riescono alla grande, senza per questo risultare stuccevoli o tralasciando l'aspetto musicale.

Il concerto è cominciato (come da tradizione del gruppo, credo) con una versione punk al fulmicotone dell'Inno alla Gioia e con un errore del fonico che non riusciva a mettere l'intro musicale che doveva accompagnare l’entrata del gruppo. L'episodio, in ogni caso, non ha per niente guastato il concerto, ma, anzi, ha dato ispirazione al gruppo per un po' di battute. Ovviamente tra i pezzi in scaletta non potevano mancare i classici del gruppo (Straight Jacket, Viva La Revolution e Bad Boy tra tutti), che però sono stati inseriti tra gli altri pezzi "meno famosi" (hanno suonato Viva La Revolution come terzo pezzo!). Da segnalare anche G.I.R.L.: il gruppo ha invitato sul palco quante più ragazze poteva prima di attaccare un pezzo che non è certamente lusinghiero, in pieno spirito punk. L'esecuzione dei pezzi è sembrata molto naturale (se steccavano riuscivano tranquillamente a riprendersi senza farlo pesare al pubblico) e non sembrava assolutamente che sul palco ci fossero dei cinquantenni che suonano le stesse canzoni da 30 anni. Credo che il fatto che il gruppo non abbia mai subito cambiamenti di line-up (una vera rarità: non credo ci siano molte band rock trentennali che hanno mantenuto la stessa formazione fino ad ora) abbia aiutato molto.

Le uniche note stonate del concerto sono state la mancanza dei bis (ma ho paura che il pubblico, poco caloroso e che un po' ignorava gli inviti ad urlare e cantare di Monkey e del chitarrista Pete “Dee” Davison, non li abbiano certo spinti a tornare sul palco) e il (bravo) violinista/pianista “Fiddle Dan” Graziani di cui non sono riuscito a capire la necessità:escludendo Bad Boy e l'Inno alla Gioia, che si basano sui suoi strumenti, i suoi assoli di violino sembravano decisamente fuori luogo, giusto un "di più" per distinguersi dal resto dei gruppi punk, ed infatti, durante molti pezzi se n’è stato in disparte limitandosi a cantare nei cori. La chiusura è stata dedicata ad un medley dei pezzi più famosi e nuovamente all'Inno alla Gioia, con Monkey che lanciava un po' di palloni da spiaggia da far rimbalzare tra il pubblico prima di salutare.

L'atmosfera del concerto degli Sham 69 è stata, purtroppo, totalmente diversa. Ammetto che, tra i due, era il concerto da cui mi aspettavo di più. Tralascio il concerto dei Nabat, di cui sono riuscito a vedere giusto la seconda metà (un'ottima metà in ogni caso) e passo direttamente alle "star" della serata.

Sì, delle "star": è questa l'impressione che il gruppo mi ha dato. Canzoni eseguite alla perfezione, ma poca, pochissima voglia di coinvolgere: la mancanza di comunicazione con il pubblico era disarmante, e per un gruppo punk questo vale molto. La scaletta era troppo incentrata sui pezzi recenti, soprattutto sul nuovo album uscito in questi giorni, e il recente cambio di cantante (lo storico frontman Jimmy Pursey è stato allontanato per divergenze con il chitarrista Dan Parsons) non credo abbia per nulla giovato. Il nuovo cantante, tale Tim V, di cui, sinceramente, non avevo mai sentito parlare, ha fatto un concerto onesto, ma piuttosto piatto: i pezzi erano cantati tutti alla stessa maniera senza nessuna intenzione di renderli più personali o vivaci, e il resto del gruppo lo seguiva a ruota. Tra i vari i brani si riconoscevano qua e là quelli storici del gruppo, ma eseguiti sempre senza troppa convinzione. Spettacolare invece il "bis" finale, che non poteva che essere composto da Hey Little Rich Boy, Hersham Boys e If the Kids are United, i grandi classici. Tutto sommato, quindi, un concerto con pochi alti e molti bassi, tanto da risultare (e mi dispiace tantissimo dirlo) noioso.

Un'altra nota stonata è stata l'atmosfera piuttosto pesante tra il pubblico: gli Sham 69 sono stati tra i progenitori della musica Oi!, genere da sempre associato ai movimenti skinhead, e il concerto ha quindi attirato anche un gruppo di naziskin: non si sono scatenate risse o quant'altro, ma la tensione era decisamente palpabile, rinforzata anche da alcuni (sacrosanti) commenti negativi del cantante, che hanno scatenato qualche fischio e qualche insulto dai più esagitati. A fine concerto, uno degli organizzatori è addirittura salito sul palco per avvisare che la locale sede di Forza Nuova aveva allestito una contro-manifestazione e sembrava volesse "assaltare" il Festival, invitando poi il pubblico a lasciare l’area in gruppo o eventualmente a dormire in un campeggio che avevano allestito per la serata. Non era ovviamente colpa del gruppo, ma sono convinto che questi episodi non abbiano certamente aiutato il concerto.

Tirando le somme, per i due concerti è adattissima una frase che mi ha detto Mauro Codeluppi dopo un suo concerto del suo gruppo, i Raw Power: o continui a suonare perchè ti diverti (e quindi riesci a suonare dappertutto ed in ogni condizione), o continui a suonare per i soldi. Credo che sia la differenza che sta tra gli Adicts e gli Sham 69: i primi erano lì prima di tutto per divertirsi, i secondi per ritirare il loro assegno.

Spero solo che non ci vogliano altri 20 anni (la loro precedente data italiana risaliva all'87!) per rivedere gli Adicts e che gli Sham 69, invece, si prendano una pausa di riflessione prima di tornare sul palco: potrebbe servire a far loro ritrovare la forma migliore.

THE ADICTS

Agosto 2007

 

THE ADICTS

THE ADICTS

SHAM 69

SHAM 69


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