www.fumettidicarta.it - the musical box

Tool live - tutte le immagini sono copyright www.toolband.com

Tool
live!
Palaghiaccio di Marino
21 Giugno 2006
.

di Alessio
[ tutte le immagini provengono dal
sito ufficiale della band ]

Lungo la via Appia macchine parcheggiate, macchine in fila, macchine in seconda fila: dalle radio una sola musica. Nella strada verso il Palaghiaccio file di magliette, schiere di magliette, muri di magliette: una sola scritta.

…TOOL TOOL TOOL …

Alcool, fumo e erba, che non tocco, resto lucido e pulito, la mia mente e il mio corpo verranno e dovranno essere storditi solo dalla musica. Tutta intorno l’umanità più varia: donne coi tacchi (!), emo-punkettoni con matita agli occhi e magliette di Joe Satriani (!!),darkettone con magliette dei Genesis (!!!),metallari e post-indie-art-noise-alternative-rocker abbracciati in amicizia e fratellanza.

 

La mia posizione è vicino al mixer, piuttosto centrale. Mi avventuro all’acquisto di una birra (un solo rubinetto per spillarla…) e bottigliette di acqua, bestemmio e tremo nell’attesa, ma ritorno al mio posto quando le luci sono ancora accese. Si spengono intorno alle ventidue.

Le casse iniziano a ruttare una vibrazione bassa, profonda, con leggere variazioni, una oscillazione tellurica costante che riempie lo spazio, fa tremare e suonare stomaco e cassa toracica. Migliaia di corpi immobili che vibrano come trappole sature di suono.

Entra Justin Cancellor, lo seguono Adam Jones e Danny Carey… iniziano a suonare e il basso è un martello che pulsa note e ritmi, la chitarra un’ascia bifronte che taglia riff e accordi, la batteria è una fortezza, un carro armato…

La macchina da guerra è quasi completamente schierata.

Tool live - tutte le immagini sono copyright www.toolband.com

Dopo qualche minuto: l’apparizione.

Appare un’ombra cinese sullo sfondo del palco, su uno dei teli sopra i quali vengono proiettati video e luci. E’ la figura di uomo con una cresta da moicano, è vivo, si muove, disegna gesti con le mani e col corpo.Canta.

E’ il soldato James Maynard Keenan armato di microfono.

Dopo qualche minuto uscirà da dietro il telo, è bellissimo, vestito di jeans, torso nudo, occhiali scuri, sembra Travis Bickle di Taxi Driver, un cowboy, un indiano, un cazzone teppista sciamano uscito dall’incubo lisergico di uno scrittore cyberpunk.

Non conosco il brano, è dell’ultimo album che non ho ancora comprato, ma mi prende subito.

Potrei svenire per il caldo, magari affogando nel mio stesso sudore, ma sarei contento lo stesso per quei quattro minuti di concerto che ho comunque visto.

Il gruppo è compatto, i brani eseguiti perfettamente. Justin è furioso, Adam calmo, ieratico, Danny preciso, meccanico eppure tribale, Maynard gestisce con facilità le urla, l’espressione, i timbri ruvidi e quelli melodici. L’acustica non è delle migliori, il suono leggermente impastato, soprattutto a discapito della voce, migliorerà dopo un paio di brani.

Tool live - tutte le immagini sono copyright www.toolband.com

Il gruppo eseguirà altre due o tre canzoni del nuovo album. Mi fanno tutte un’ottima impressione, in particolare una che vive tutta su un riff ritmico e abrasivo di chitarra, forse il più violento e rozzo della band.

Gli altri pezzi sono tratti da Lateralus ed Ænima. Stinkfist col pubblico tutto che scandisce “I'll keep digging 'tilI I feel something”, l’esplosione “in my shadow-ah” di Forty-six & 2,

la perfezione geometrica e le bordate finali di Schism,il crescendo a spirale, religioso e maestoso di Lateralus, annunciata dal (terzo) occhio psichedelico fiammeggiante proiettato in fondo al palco, continue proiezioni di corpi modificati mutati mutanti.

Il concerto sta per finire, la band si riposa sedendosi proprio al centro del palco, mi piace, mi dà l’idea di un gruppo di amici seduti su un muretto e mi evita il solito noioso rito del gruppo che esce e rientra per il bis. Il pubblico urla perché continuino a suonare mentre Maynard alza un braccio chiedendo decibel e adora decibel.. Ha cantato e canta molto spesso dando le spalle al pubblico, coatto maledetto che emana carisma anche dal culo e dalle ascelle. Coatto maledetto, non posso non amarti.

Il gruppo riparte con Vicarious, l’unico brano che conosco del nuovo album, che sembra un mix di riff di altre loro canzoni, frullate a velocità doppia, dal vivo rende meglio, forse grazie alla partecipazione del pubblico. A giudicare dalla gente che canta, l’ultima fatica dei Tool è piaciuta molto.

La maglietta mi si è ormai incollata al corpo, arrotolo le maniche fino alle spalle e non so più quale sia il mio sudore e quello di chi mi sta accanto.

Il finale è affidato a Ænema, canzone invettiva preghiera invito alla distruzione, ma soprattutto alla rinascita. Un’ora e mezza di concerto. Davvero poco. Eppure non le ho percepite, mi è sembra che sia passato molto più tempo, ma come se tutto fosse sospeso, congelato e dilatato. Il pubblico chiama “TOOL TOOL TOOL” ed ne esce fuori un suono buffo, un “UH UH UH UH UH”, una specie di richiamo tribale scimmiesco, ma la band è ormai uscita, le luci vengono accese, il concerto è finito.

L’ingegnere del suono che è in me non ha per nulla apprezzato l’audio troppo compresso che ha completamente ammazzato la dinamica, snaturando l’impatto di molte canzoni, appiattendo i pianissimo e i fortissimo. Mi sarebbe piaciuto sentire The Third Eye e Parabol/Parabola, ma nulla posso dir di male sulla band, sulla scaletta, sull’intensità dell’esecuzione e dell’interpretazione.Tutto è stato come l’aspettavo.

Un’ora e mezzo di concerto ed esco dal Palaghiaccio fisicamente devastato come dopo una maratona sonora di otto ore. Faccio fatica a riprendere confidenza con la forza di gravità e con le tre dimensioni dello spazio geometrico. Cammino con difficoltà, come se seguissi coi passi un tempo dispari.

Il giorno dopo mi sveglierò sereno e rigenerato come solo dopo una notte d’amore.

 

Alessio [theelite@interfree.it] - Giugno 2006

Tool - tutte le immagini sono copyright www.toolband.com