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Le Cronache di Narnia
un bel film
ma nulla di più
di Alessandro Bottero
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Il Fantasy ormai è il nuovo filone d’oro di Hollywood. Per un breve tempo si è pensato che i super eroi potessero essere il Graal del XXI secolo da un punto di vista cinematografico, ma il fenomeno si è sgonfiato da “fabbrica di Blockbuster” tornando a “genere interessante, ma a livello giovanile”.
Lo spartiacque è stata la trilogia del Signore degli Anelli, che ha dimostrato come fosse possibile trasporre su pellicola (quindi da un punto visivo in un modo chiuso e definito, che blocca da quel momento in poi l’immaginazione, punto su cui varrebbe la pena di riflettere….) i classici della narrativa Fantasy e/o fantastica che hanno appassionato milioni di lettori in tutto il mondo di lingua anglosassone per più generazioni. Harry Potter non fa propriamente testo perché si tratta di un fenomeno ancora non trans-generazionale. D’altra parte è pur vero che Harry Potter ha riprodotto sul grande schermo il successo editoriale, creando una franchigia (ossia un filone individuale o per così dire una “aspettativa di serie” e la possibilità di veicolare gli incassi del film in settori correlati quali videogioco e merchandising), e quindi inserendosi nel filone.
Il limite (dal punto di vista dei produttori) e al tempo stesso il merito (dal punto di vista dell’appassionato) de Il Signore degli Anelli è stato il fatto di non poter andare oltre la trilogia. Non potrà mai esistere un quarto film della serie, per cui la franchigia è finita. E’ vero che potrebbero essere ricavati film da altre opere di Tolkien, e presumibilmente lo si farà (Lo Hobbit, uno o due film da Il Silmarillion), ma saranno prodotti dalla risonanza inferiore. |
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E veniamo a Narnia. In Inghilterra e poi in tutto il mondo di lingua inglese esiste un corpus di libri per ragazzi che tutti conoscono. Si tratta di romanzi spesso brevi, e sostanzialmente tutti di impianto fiabesco/fantastico che oggi, con le possibilità degli effetti speciali, diventano accessibili ad Hollywood, uscendo dal ghetto dei “film per ragazzi”.Narnia è uno di questi. Clive S.Lewis scrisse il primo libro della serie delle Cronache di Narnia nel 1950, quando l’Inghilterra ancora si riprendeva dal trauma della Seconda Guerra Mondiale (e quei traumi si notano…) con l’intento di scrivere un romanzo per ragazzi. Non era rivolto agli adulti. Era una fiaba, volutamente scritta con l’innocenzae l’incoerenza di una fiaba, che narrava di un mondo diverso dal nostro dove gli animali (alcuni) parlavano, dove la strega cattiva aveva conquistato il mondo, e dove il vero signore del mondo stava per tornare. Soprattutto un mondo dove esisteva una profezia: quattro esseri umani avrebbero salvato le cose.
Questo primo libro ebbe un successo straordinario. Il Bene e il Male erano chiaramente riconoscibili. Il messaggio morale ed addirittura religioso (Lewis era un cristiano, convertitosi in età adulta all’Anglicanesimo dopo essere stato ateo per tutta la sua giovinezza) era evidente senza essere didascalico. Lewis poi era un intellettuale di una certa fama in Inghilterra, professore dal 1929 a Oxford, autore di saggi e romanzi di successo (ad esempio la trilogia Lontano dal pianeta Silenzioso – Perelandra – Quella Odiosa Fortezza, o Le Lettere di Berlicche), e conferenziere di grande presa sul pubblico (durante la guerra tenne una serie di interventi alla BBC, poi pubblicati in volume). Quando uscì questa sua nuova fatica venne bene accolta dal pubblico. Non da parte della critica, che lo ritenne un mero esercizio di catechismo popolare mascherato da romanzetto per bambini. Questa stroncatura però non impedì il successo del libro, né che nei sei anni seguenti uscissero altri sei libri dedicati a Narnia. I sette libri, che assieme formano Le Cronache di Narnia in questi cinquant’anni hanno venduto in tutto il mondo circa 100 milioni di copie. Poco? Troppo? Non lo so. So solo che è un fenomeno che merita rispetto.
Non è il momento di esaminare i libri (ma lo farò in un prossimo aggiornamento) visto che si parla di film. Basti solo dire che effettivamente Narnia è una serie dove l’elemento religioso/cristiano è presente. Anzi, fondante della storia stessa. Questo fa sì che sia vera la posizione della critica citata prima? Romanzetti catechetici da evitare come la peste se vuoi essere cool?? Non credo. Il linguaggio è volutamente popolare, e le situazioni riflettono un modo di pensare la vita e la società profondamente inglese di quegli anni, con (ad esempio) la cortesia e la buona educazione presentate come virtù fondamentali per un quieto e sano vivere. Un po’ il modo di pensare della buona borghesia conservatrice inglese della prima metà del XX secolo. Ma da questo a squadrare questi libri con il disprezzo un po’ snob di certi esponenti della critica fighetta ce ne corre. |
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Torniamo però al tema principale: il Fantasy come nuovo filone d’oro.
Parlavo del limite del Signore degli Anelli. Solo tre film. Peccato. Harry Potter invece ne prevede sette. Star Wars ne ha visti sei. Star Trek dieci. E così via. Serviva un nome nuovo, un nome che di per sé garantisse una buona possibilità di presa sul pubblico di adulti e giovani, e soprattutto un nome che alle spalle avesse un serbatoio vasto.
Narnia da questo punto di vista era perfetto. Perché finora non si era tentato nulla, al di là di strani e pionieristici prodotti inglesi? Per le difficoltà di rendere in modo credibile un mondo dove gli animali parlano e uno dei personaggi principali è un leone (parlante, oltretutto). Chiariamo una cosa. Anche oggi non è che chiunque possa realizzare dei film fantasy con effetti speciali di prima categoria. Cose del genere costano. Le fai se i tuoi ricavi presunti superano una certa cifra. Lo fai per Harry Potter. Lo fai per King Kong. Non lo fai per Ciccio Salsiccio nella Terra dei Minacciosi Uomini Supplì, prodotto che presumibilmente uscirà direttamente nel circuito home video (12,90. Ne volete una copia?). Puoi realizzare un castoro parlante che non faccia ridere e che sia verosimile. Ti costa un boato di soldi. Lo fai se pensi di incassare due boati. Idem per un Minotauro, un Centauro, un Leone parlante.
Quello che voglio dire è che a priori Narnia era ipotizzato come blockbuster e non solo come film dall’incasso soddisfacente, e l’investimento negli effetti è stato adeguato.
Gli effetti speciali quindi sono all’altezza delle aspettative. Anche le scene di azione e/o di battaglia.
E’ vero forse che omaggiano un po’ troppo Il Signore degli Anelli. Quando il Minotauro (comandante delle forze del male ) sale sul masso prima dello scontro finale alla mente torna l’Uruk-Hai che comanda l’assalto al Fosso di Helm. Quando i due eserciti si scontrano ricorda molto la battaglia dei campi di Pelennor davanti a Minas Tirith. Aslan che arriva a salvare le cose è molti simile visivamente a Gandalf alla fine della battaglia al Fosso di Helm. Gli scontri corpo a corpo ricordano molto per ritmo e inquadrature quelli visti nei tre film de Il Signore degli Anelli, soprattutto lo scontro tra i Rohirrim e gli orchi sui monti di Rohan.
Ma visto che si tratta di scene ben girate al limite si prova una sensazione di deja vù, e non di plagio o scopiazzatura.
Ben realizzata la scena del sabba in cui Aslan viene ucciso. Le creature malvagie sono credibili, e fanno scorrere più di un brivido lungo la schiena.
Le musiche sono gradevoli e i vari Tim Finn, Alanis Morissette, e Lisbeth Scott offrono canzoni quantomeno ascoltabili. |
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Gli ambienti sono davvero spettacolari, ma anche qui si respira un’aria di già visto. Infatti gran parte delle scene all’aperto sono state girate in Nuova Zelanda, proprio come Il Signore degli Anelli. Altre locations di grande effetto sono state Trutnov nella Repubblica Ceca, ai piedi di una catena montuosa per le prime scene a Narnia, e il Griffith Park a Los Angeles per molte scene nella foresta di Narnia.
Fin qui tutto bene. I problemi arrivano ora.
Gli attori. Sinceramente ho trovato poco azzeccate quasi tutte le scelte fatte per gli attori umani. I quattro bambini erano a mio avviso male interpretati. Peter (il maggiore) era impersonato da William Moseley, che mi spiace dirlo ma ha l’espressività di una zucchina. Susan (la sorella più grande) era Anna Popplewell, e sembrava più una adolescente acida che altro. Lucy (la sorella minore) uno dei personaggi cardine della storia, che nel libro emerge come una bambina vera, quindi anche capricciosa e petulante è interpretata da Georgie Henley, ed è talmente caramellosa e dolce da far venire voglia di strangolarla. Insomma tre cliché più che tre personaggi. L’unico con qualche guizzo di vita è Edmund (il fratello minore), a cui Skandar Keynes riesce a dare un minimo di forza narrativa. Se però confrontiamo questo cast con quello dei film di Harry PotterNarnia viene battuto nettamente. L’ultimo personaggio a cui mi dedico è la Strega Bianca, impersonata da Tilda Swinton. La Swinton è stupenda nella battaglia finale. Ieratica e stilizzata, emana un fascino malefico e raggelante incredibilmente intenso. Peccato che un trucco e un make up poco efficace, e un costume tutto sommato ridicolo (sembra che abbia una gobba di traverso sulle spalle) la rende assolutamente piatta nelle scene di dialogo. La recitazione della Swinton è del tutto priva di fascino, sempre sopra le righe, e sempre eccessiva. Anche la scena in cui uccide Aslan è pesante, con una recitazione eccessivamente enfatica, quasi come dovesse convincerci di essere cattiva recitando il ruolo della cattiva e dicendo le cose che ci si aspetta dica una cattiva. Non a caso il suo momento migliore è nella battaglia finale, dove è quasi sempre zitta.
Un casting quindi secondo me sbagliato. E veniamo alla cosa davvero ridicola (ma questa è una particolarità della versione italiana): la voce di Aslan. Il giorno in cui mi spiegherete perché in un mondo dove gli animali parlano senza accenti, dove si fanno capire, Aslan il leone deve parlare con una pronuncia come se fosse uno straniero che parla italiano sarò contento.
Aslan in originale ha la voce di Liam Neeson. In italiano è doppiato da Omar Sharif. Perché? Io so solo che quando il leone parlava al cinema si sentivano i risolini soffocati di chi lo trovava ridicolo. IO lo trovavo ridicolo. E questo azzerava quasi del tutto la tensione drammatica delle scene. Il doppiaggio di Sharif è un clamoroso autogol, che fa sfiorare il comico involontario al film.
Arrivo alla fine.
Il film tutto sommato si lascia vedere. Ma la differenza con un blockbuster è tutta qui. Si lascia vedere. Non spinge a ri-vederlo. Non mi chiedo “Quando uscirà il prossimo film?”. E qui mi sbaglio io. Perché un prossimo film ci sarà. E’ sicuro. In America Narnia sta lottando spalla a spalla con King Kong per il titolo di Re del botteghino natale 2005. Gli incassi finora stanno premiando chi ha rischiato, ed è molto molto probabile che Narnia subentri al Signore degli Anelli come grande franchigia Fantasy di questo decennio. Tutto in attesa che qualcuno metta mano al Mago di Oz, altro grande serbatoio di romanzi per ragazzi potenzialmente in grado di creare la terza franchigia fantasy e/o favolistica per i nostri giorni. |
Alessandro Bottero <anvedichefilmone"at"botteroedizioni.it> Dicembre 2005
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