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manifesto de LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI, di ZHANG YIMOU

LA FORESTA DEI
PUGNALI VOLANTI

regia di ZHANG YIMOU

 

 

di Dario Beretta

La Foresta dei Pugnali Volanti, il nuovo film di Zhang Yimou, rappresenta un passo deciso del cinema orientale in una direzione nuova, che viene incontro, in un certo senso, ai gusti del pubblico occidentale, senza rinunciare alle proprie peculiarità.

Yimou è un regista molto conosciuto, vincitore di numerosi premi: Leone d’Argento per Lanterne Rosse (1991), Leone d’Oro per La Storia di Qiu Ju (1992) e per Non Uno di Meno (1999), Gran Premio della Giuria al 47esimo Festival di Cannes per Vivere (1994), Orso d’Argento per La strada verso casa (1999); il suo stile, caratterizzato dalla sua eccezionale maestria nell’uso dei colori (fondamentale il suo background di direttore della fotografia) e dalla capacità di sfruttare al massimo le peculiarità degli attori da lui diretti, gli è valso l’ammirazione dei cinefili di tutto il mondo. Nondimeno, è parsa strana ai più la sua scelta, due anni fa, di cimentarsi per la prima volta con il genere Wuxia, quello che è un po’ l’equivalente di Hong Kong dei nostri film di cappa e spada. Il risultato di quel primo esperimento, Hero, è stato eclatante. Un superbo film d’azione dalla classe innegabile dalla sceneggiatura affascinante e con una parte visiva capace di colpire al cuore gli spettatori con un impatto cromatico eccezionale.

Per i soliti tempi dilatati della distribuzione italiana, Hero è giunto nelle nostre sale meno di sei mesi fa, e grazie al suo successo possiamo oggi goderci il nuovo film di Yimou “in tempo reale”.

Bisogna subito specificare una cosa: La Foresta dei Pugnali Volanti non è una ripetizione, una nuova versione di Hero. Non lo è affatto.

E’ invece, come dicevamo in apertura, un passo in una direzione nuova; un tentativo di Yimou di unire il genere Wuxia con il suo passato di regista di storie drammatiche e intimiste. E’ un film in cui le scene d’azione e di movimento, i duelli tra gli eroi, sono sempre importanti, ma decisamente meno rispetto a film come Hero, o La Tigre e il Dragone. Il fulcro della pellicola è infatti tutto nei sentimenti dei personaggi, nella loro storia, nelle passioni che li legano e intrecciano i loro destini.

La Foresta dei Pugnali Volanti è principalmente e soprattutto una storia d’amore. Una storia su quelle che i cinesi chiamano “le emozioni più volatili”: Amore, Odio, Passione e Vendetta.

Il destino intrecciato dei tre protagonisti (sul quale non diciamo nulla per non rovinare la sorpresa a chi ancora non avesse visto il film) è un destino fatto appunto di sentimenti fortissimi, di quelli che obnubilano la ragione e rendono gli uomini capaci di atti estremi di sacrifico, di passione; ma anche di odio e rancore. Andy Lau, un mostro sacro del genere, e la star cinese più amata del momento, la splendida Zhang Ziyi, formano insieme a Takeshi Kaneshiro un trio di attori veramente eccezionale la cui performance, importantissima in un film character-driven come questo, è davvero convincente.

Ecco dunque che il film, grazie al suo taglio più drammatico e al suo fulcro sulle emozioni, si propone come opera più fruibile dal grande pubblico rispetto a Hero. Gli appassionati di arti marziali e del cinema di Hong Kong probabilmente lo ameranno meno del suo predecessore, ma per la maggioranza del pubblico, coloro a cui piace il cinema in generale e che non hanno particolare passione per i Wuxia, La Foresta dei Pugnali Volanti è un film più accessibile e coinvolgente, perché amore, passione, odio e vendetta sono emozioni che condividiamo tutti, e che oltrepassano le barriere culturali con grande facilità, permettendo una maggiore immedesimazione coi personaggi.

Il tutto senza dimenticare che le scene d’azione presenti nel film sono sì di minore quantità, ma praticamente perfette dal punto di vista della qualità; la battaglia tra i bambù, un classico della cinematografia Wuxia, è reinterpretata da Yimou con grande maestria, quella maestria che prende un cliché e lo ripropone con i giusti tocchi di classe, quelli che senza snaturarlo lo rinnovano. Altretttanto spettacolare, forse anche di più, la scena del Gioco dell’Eco, un capolavoro di musicalità, movimento e immagine in un’ambientazione da sogno.

Infine, non si possono non spendere due parole sulla pura bellezza visiva di questo film.

La foresta dei Pugnali Volanti è un film in cui fotografia, colori, scenografie, costumi raggiungono un livello di perfezione a cui raramente si assiste. Potrebbe starci un paragone con Sogni di Kurosawa, ma in salsa cinese. Oppure, più pigramente, si potrebbe semplicemente paragonare a Hero e dire che ne segue il percorso stilistico andando ancora più in là. Ci sono scene che lasciano veramente incantati, per luso dei colori, per la grazia della regia, per la cura dei dettagli. Altre che addirittura aggrediscono non solo la vista e l’udito, ma anche gli altri sensi dello spettatore.

C’è infatti una scena in particolare, nella foresta di bambù, in cui l’intensità del colore verde è tale che a me, personalmente, ha creato una vera e propria illusione sensoriale: mi è sembrato distintamente di sentire profumo di menta, e prima che ve lo domandiate ve lo dico io: no, non c’era nessun mangiatore di caramelle nelle vicinanze… E’ la prima cosa che ho controllato!

In sostanza,la Foresta dei Pugnali Volanti è un bellissimo film che mi sento di consigliare a tutti: agli appassionati del genere Wuxia, perché le scene d’azione sono relativamente poche ma valgono da sole il prezzo del biglietto; ai non appassionati, perché questo è un film pensato e creato anche per loro.

Dario “Speedster” Beretta < theelite"at"interfree.it >

SCHEDA TECNICA:

LA FORESTA DEI PUGNALI VOLANTI (2004)

Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Feng Li, Wang Bin,
Zhang Yimou

CAST:
Dandan Song - Yee
Ziyi Zhang – Mei
Andy Lau - Leo
Takeshi Kaneshiro - Jin