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Giunge così al suo termine la controversa Trilogia Prequel di Star Wars: a dire il vero le aspettative non erano così alte, almeno per quanto mi riguarda. George Lucas, nei primi due capitoli, aveva dimostrato di non essere completamente coinvolto e connesso al mondo da lui stesso creato quasi 30 anni fa. Aveva realizzato due pellicole visivamente spettacolari, ma essenzialmente fredde: insomma, aldilà della trama, il regista non era riuscito a ricreare la magia della saga originale, quei personaggi che avevano fatto innamorare ed emozionare milioni di persone in tutto il mondo, segnando in modo profondo l’immaginario comune di fine Novecento. Episodio 1 e 2 non riuscivano quasi mai ad appassionare: colpa di caratterizzazioni non sempre riuscite, di una trama che procedeva avanti con una preoccupante lentezza, di alcune scelte francamente discutibili (su tutti l’ormai famigerato Jar-Jar, probabilmente il personaggio più fastidioso ed inutile mai concepito da Lucas e la storia dei Midiclorian, che in pratica riduce il concetto filosofico della Forza all’effetto di squallidi parassiti) e di un uso molto freddo e tecnicistico della tecnologia. Alla fine delle prime due pellicole si ricorderanno veramente solo un paio di scene: quella della corsa degli Sgusci in La Minaccia Fantasma, quanto mai divertente e dinamica, e lo scontro tra il Conte Dooku (interpretato da un sempre grande Christopher Lee) e Yoda, alla fine de L’Attacco dei Cloni, dove finalmente si ritorna ad assaporare l’atmosfera perduta della trilogia originale e dove si riescono a provare realmente emozioni grazie alle velocissime evoluzioni di Yoda con la sua spada laser. Per il resto, tante nozioni, ma pochissimo coinvolgimento. In questo La Vendetta dei Sith le cose cambiano e decisamente per il meglio: forse non più costretto a doversi inventare da zero una trama, avendo in pratica un intreccio già definito, Lucas ritrova la giusta ispirazione e ci regala un grande film. Il regista dimostra di saper ancora narrare una storia come si deve e soprattutto riesce a far rivivere agli spettatori quella magia unica che ha appassionato intere generazioni di spettatori e lo fa con una trama drammatica, oscura e profondamente tragica. Che però ha un inizio avventuroso, con l’assalto di Anakin e Obi-Wan alla nave del Generale Grievous, per liberare il Senatore Palpatine. Una scena divertente e dotata di grande ritmo, che si apre con una battaglia nello spazio spettacolare e coinvolgente: Lucas sembra avere imparato la lezione della trilogia del Signore Degli Anelli, trovando il giusto compromesso nell’uso di un tipo di effetti speciali accattivanti, ma comunque caldi ed emozionanti, con astronavi che riprendono il caro vecchio aspetto ferroso e grigio, senza troppi scintillii. Ma è soprattutto nella scena in cui i due Jedi sbarcano sulla nave di Grievous, che si inizia veramente a respirare davvero l’atmosfera giusta: inutile negarlo, per certi versi il tutto è un grosso omaggio allo sbarco di Luke, Obi-Wan e Han Solo nella Morte nera, con tanto di R2 protagonista dei momenti più ironici e divertenti. Insomma, un ultimo momento svago ed intrattenimento prima che la trama si incammini verso l’inevitabile finale.
L’atmosfera del film, da questo punto in poi, segue invece la discesa di Anakin nel Lato Oscuro, diventando via via sempre più drammatica e tesa. Anche se, è giusto sottolinearlo, è il Senatore Palpatine, magistralmente interpretato da Ian MacDiarmid, a rubare completamente la scena a tutti gli altri protagonisti nella prima parte della pellicola: Lucas riesce così a regalarci un futuro Imperatore sottilmente malvagio ed infido manipolatore, un villain a tutto tondo forse semplice, ma indubbiamente affascinante ed efficace. Tutta la prima ora è dominata dalla sua presenza e dal suo tentativo di portare Anakin dalla sua parte, facendo leva sull’amore del ragazzo per Amidala: anche qui un concetto semplice, ma che rende la trasformazione in Darth Vader (Scusate, ma non riesco a chiamarlo Fener, come da sempre è conosciuto in Italia) motivata dagli eventi. D’altronde da sempre la saga di Star Wars ha posto i suoi cardini su concetti universali e semplici…forse un po’ manichei per lo spettatore un po’ più scafato, ma indubbiamente validi; e, giustamente, Lucas punta proprio su questo per fare digerire il cambiamento di Anakin ed il risultato, alla fine, è comunque credibile. Ed è proprio la drammatica scena in cui Anakin causa indirettamente la morte di Mace Windu (lo Jedi interpretato da Samuel L. Jackson) il fulcro del film, lo spartiacque definitivo tra l’avventura e la tragedia: una scena tesissima, perfettamente orchestrata da Lucas, che regala grandi emozioni con un Imperatore che rivela in tutta la sua potenza la sua malvagità, costringendo il giovane Jedi a dannarsi. E’ in questo punto che la pellicola rivela però il suo più grande difetto: Lucas deve, per forza di cose, stringere i tempi e la caduta di Anakin negli abissi del Lato Oscuro appare un po’ troppo repentina e, nel giro di pochi minuti, ci troviamo da un ragazzo in lacrime per il rimorso di avere ucciso uno Jedi ad una spietata macchina assassina; insomma, dopo due film e mezzo di preparazione, sembra tutto un po’ troppo frenetico e definitivo. Una scelta discutibilissima, ma che permette a Lucas di concentrarsi al massimo sulla seconda parte, regalandoci un’ora di gran cinema. Strano a dirsi, visto che fondamentalmente si tratta solo di morte e distruzione, ma non c’è dubbio che saranno queste le scene che rimarranno scolpite nella mente dei fan negli anni a venire; Lucas, per mostrarci la nascita di Darth Vader e l’ascesa al potere dell’Imperatore, non risparmia niente, aumentando in modo esponenziale la violenza e la drammaticità. Se in Episodio II la scena in cui un Anakin in preda alla rabbia stermina una tribù di Sabbipodi veniva appena accennata, qui il regista non nasconde nulla, mostrandoci impassibile i massacri ordinati dall’Imperatore ed effettuati dal’ex giovane Jedi, ormai consumato non solo moralmente, ma anche fisicamente (cosa resa molto bene dall’ottimo lavoro di make-up e da un Hayden Christensen decisamente più a suo agio nei panni del cattivo) dal Lato Oscuro e, per sottolineare al massimo la trasformazione, Lucas decide di girare una scena che resterà sicuramente negli occhi di tutti gli spettatori, cioè quella del massacro dei giovani Padawan: è nel momento in cui si Obi-Wan e Yoda scoprono i piccoli corpi senza vita, che ci si rende conto che ormai Anakin è definitivamente passato dalla parte del male. Una cattiveria che forse qualcuno potrà avere trovato di cattivo gusto, ma che risulta di sicuro effetto, capace di colpire direttamente sul lato emozionale. Per il resto del secondo tempo assistiamo alla ascesa sempre più inarrestabile dell’Imperatore che, uno dopo l’altro, elimina gli ostacoli dal suo cammino, compresi ovviamente i Jedi, giustiziati sommariamente uno dopo l’altro fino ad arrivare al climax assoluto dalla pellicola, rappresentato dai due scontri che caratterizzano il finale: da un lato abbiamo l’ultimo duello tra l’Imperatore e Yoda deciso a dare il tutto per tutto per sconfiggerlo. Un duello teso, emozionante e soprattutto altamente spettacolare, grazie all’intuizione di Lucas di ambientarlo tra le piattaforme volanti del Senato, lanciate come se fossero dei freesbee dall’Imperatore.
Dall’altro lato abbiamo lo scontro più atteso, quello tra Anakin ed Obi-Wan su di un mondo dominato dalla lava (scena girata da Lucas sulle pendici dell’Etna): il duello tra i due è quanto mai duro e drammatico, giocato molto sugli sguardi (di odio per Anakin, di delusione per il suo maestro) e sulle espressioni dei due protagonisti. E’ qui che improvvisamente ritroviamo il vero Obi-Wan, quel maestro bonario, ma al contempo saggio ed austero del classico Star Wars e che invece non si era praticamente mai visto, vista la sua caratterizzazione eccessivamente leggera nelle prime due pellicole (colpa anche della faccia da eterno ragazzo di Ewan McGregor). Lo scontro tra i due non può che finire in modo cruento, con Anakin che finisce mutilato ed in seguito ustionato dalla lava; anche qui Lucas non lesina nulla, non staccando mai la telecamera, nemmeno quando il corpo dell’ex-Jedi è in preda alle fiamme. E’ l’ovvio preludio all’arrivo della famosa armatura nera: Anakin, salvato in extremis dall’Imperatore viene portato sulla nave e la parte finale della trasformazione può avere inizio. E’ un’altra scena magistrale, con uno svolgimento assolutamente lento, giocata sulla tensione e sulla crudezza delle immagini: dapprima c’è l’operazione senza anestesia (con tanto di urla dell’ex-Jedi, con il regista che sottolinea nel più chiaro dei modi come il Lato Oscuro sia sinonimo di dolore e sofferenza) con cui vengono impiantati i nuovi organi cyborg e poi arriva l’ultimo tassello, la maschera, che scende lentamente ed inesorabilmente fino a coprire per sempre il volto devastato di Anakin, seguito da qualche secondo di assoluto silenzio, interrotto dal primo respiro. Darth Vader è definitivamente nato. Contemporaneamente a questa scena, assistiamo invece alla nascita di Luke e Leia, una scena importante per l’evidente parallelo simbolico con quella precedente, ma che non riesce ad essere pienamente efficace a livello di pathos, rovinato soprattutto dalla scusa un po’ assurda che il regista trova per la morte di Amidala. Ma è tempo di guardare avanti: una nuova speranza è nata (per parafrasare il titolo del classico Star Wars) e tutti i pezzi sono in posizione.
George Lucas con questa ultima parte della trilogia è finalmente riuscito a regalare un vero prequel (che demolisce ampiamente i primi due film) a tutti gli appassionati, dimostrandosi ancora un regista e scrittore di razza, capace di creare personaggi e scene immortali e soprattutto ritrovando quella genuina passione perduta per strada. E’ abbastanza ovvio come La Vendetta dei Sith abbia comunque dei difetti e qualche errore di continuity (che ci sono, per carità e non potrebbe essere diversamente con un prequel realizzato la bellezza di 28 anni dopo e con una saga intricata come quella di Star Wars), ma l’impressione finale è che Lucas sia riuscito a confezionare un ottimo film, facendo così un ultimo, grande regalo alle generazioni di spettatori che hanno reso Star Wars un vero e proprio fenomeno culturale degli ultimi 30 anni. E’ la fine (e contemporaneamente l’inziio) di un viaggio che, nel bene e nel male, ha comunque segnato il nostro immaginario: non ci poteva essere finale migliore, tutto sommato… Albyrinth <voivodrulez “chiocciola” gmail.com> |