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THE
VILLAGE
di M. Night Shyamalan
Con: William Hurt, Sigourney Weaver,
Joaquin Phoenix
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M.
Night Shyamalan ci aveva già regalato, la sua personalissima
visione del genere horror con l’ottimo Il Sesto Senso,
un film giocato su una costante suspense e con un finale a sorpresa ottimamente
costruito. Dopo aver giocato con i supereroi (il davvero riuscito Unbreakable)
e con gli alieni (Signs), il regista torna sui territori
dell’horror con la sua ultima pellicola, The Village.
O almeno così sembra. Perché, come al solito, c’è
più lo zampino del marketing in questo caso che del regista stesso:
non c’è dubbio che dai trailer e dalle locandine il film
sembrasse in tutto e per tutto un classico thrillerone con mostri che
si annidano nei boschi e, visto il recente ritorno al successo nelle sale
del genere horror, è ovvio che la casa cinematografica abbia puntato
decisamente su questo aspetto, quando l’intento di Shyamalan era
comunque diverso. E’ quindi importante notare come da un lato possono
essere state le aspettative a rovinare in parte la visione del film, ma,
dall’altro, non si può che sottolineare come The
Village sia una pellicola molto carente sotto molti punti di
vista.
Innanzitutto è proprio sulla suspense (che comunque è
la spina dorsale della prima ora di pellicola) che il film non riesce
a funzionare, con scene al solito ben girate, ma anche piuttosto prevedibili
(in particolare quella in cui il guardiano intravede la “creatura”
dalla torre è identica al primo avvistamento degli alieni in Signs),
dove la classica scarica d’adrenalina è creata molto più
dall’innalzamento improvviso del sonoro (una tecnica piuttosto semplice
e ruffiana di creare paura che sfrutta la potenza degli altoparlanti,
piuttosto abusata nel cinema horror moderno) che dalla bravura stessa
del regista. Ed anche la scena dell’inseguimento, che dovrebbe rappresentare
in pratica la scena madre della pellicola (e non c’è bisogno
di dire come il canovaccio della ragazza indifesa e menomata inseguita
dal cattivo di turno sia uno dei canovacci più sfruttati nel genere)
è sin troppo breve e prevedibile e non riesce a regalare grosse
emozioni.
Ma è la trama il vero punto debole del tutto, visto che Shyamalan
ha voluto basare il suo film su una sola idea: non c’è nient’altro,
solo questa trovata che, tra l’altro, è mortalmente prevedibile
(personalmente sono riuscito a capire gran parte della verità dopo
neanche mezz’ora di visione) per chi abbia alle spalle letture di
Philip K. Dick o anche solo per chi abbia dato un’occhiata
alle miriade di produzioni hollywoodiane ufficialmente o indirettamente
ispirate dall’opera dello scrittore americano. O, ancora più
semplicemente, per chi abbia visto la mitica serie inglese degli anni
’60 The Prisoner, che si svolgeva in un paese/prigione
chiamato, appunto “Il villaggio”: una citazione che poteva
sembrare casuale, ma che invece si rivela decisamente voluta, visto che
il regista praticamente ruba l’idea centrale del telefilm e la riadatta
per la sua pellicola. Come detto, c’è solo questa idea a
reggere tutta la baracca e nient’altro: il risultato sono 100 minuti
dominati in gran parte dalla noia e, una volta che tutto è rivelato
(sin troppo presto, a dire il vero) non c’è praticamente
più nulla e la già citata scena dell’inseguimento
sembra gettata lì troppo a caso (e tra l’altro inspiegabilmente
viene immediatamente smontata togliendo qualunque possibile rimasuglio
di suspense) per ridestare dal torpore lo spettatore. E poi c’è
un finale piatto e banale che è veramente l’ultimo chiodo
nella bara: un film di questo genere avrebbe sicuramente giovato molto
di più di una conclusione più aperta alle interpretazioni
ed alla fantasia dello spettatore, con almeno qualche dubbio lasciato
alla sua immaginazione ed invece il regista ha deciso di non lasciare
alcun punto aperto, costruendo il classico finale che non risolve assolutamente
nulla, riportando né più né meno lo status quo iniziale.
Insomma The Village è un mezzo disastro, un film
pretenzioso, noioso, piatto, poco riuscito. A parziale difesa del regista
si può dire che, oltre alla bravura nel girare (ma questo già
si sapeva), ad un ottimo cast (con “veterani” come William
Hurt e Sigourney Weaver si va comunque sempre
sul sicuro) ed alla fotografia impeccabile, nella pellicola si intravede
un interessante discorso di fondo sulla paura, su come l’uomo reagisce
ad essa e sul controllo politico che essa genera, ma il tutto è
talmente piatto, palese e basilare da non riuscire ad ottenere il risultato
sperato. Certo, la critica a Bush ed al suo uso dello spauracchio “terrorismo”
per giustificare le sue azioni è apprezzabile (sempre che ci si
trovi d’accordo con questa posizione), ma il tema sembra più
strettamente strumentale alla trama del film, che la base portante della
pellicola.
In definitiva un peccato, dunque, visto che Shyamalan di talento ne ha
e parecchio: se già con Signs aveva zoppicato parecchio, con The
Village inciampa decisamente nella classica e metaforica cacca
di cane. Probabilmente, per il sottoscritto, la delusione cinematografica
dell’anno.
Albyrinth
<albyrinth “chiocciola” yahoo.it>
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