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Slevin - locandina originale

SLEVIN – Patto Criminale.
Film puzzle, ultima evoluzione

SCHEDA TECNICA
Titolo: Slevin - Patto Criminale
Titolo originale: Lucky Numer Slevin
Genere: Noir/Thriller/Drammatico
Produzione: USA
Regia: Paul McGuigan
Sceneggiatura: Jason Smilovic
Cast: Josh Hartnett, Morgan Freeman, Ben Kingsley, Bruce Willis, Stanley Tucci, Lucy Liu, Danny Aiello.


di
James not Jemas

La ricetta potrebbe essere questa: posate uno sfondo di gangster movie, inserite il Cary Grant di Intrigo Internazionale, mixatelo con il samurai Sanjuro di Yojimbo di Kurosawa (non potevo mettere Per un Pugno di Dollari, era copiato da quello) ed agitatelo in un ambiente patinato quanto basta di un buon videoclip. Farcitelo con i dialoghi di Tarantino e confezionate il tutto con la struttura ad orologeria de I Soliti Sospetti.

Otterrete il trionfatore del Sundance Film Festival 2005 nonché vincitore al MIF (Film Festival di Milano) del Premio del pubblico, miglior attore protagonista e montaggio.

In pratica, cosa faresti se Il Boss da una parte ed il Rabbino dall’altra (i due indiscussi capi gangster della città) ti scambiassero entrambi per un’altra persona ed esigessero il pagamento di enormi debiti?

Slevin - Goodkat (Bruce Willis)
E se tu non potessi provare la tua identità perché oltre a casa, lavoro e fidanzata hai perduto anche i documenti?
Poi, tanto per chiudere in bellezza, la polizia, eternamente appostata nei luoghi strategici, e viste le tue recenti “frequentazioni” ti ha scambiato per un pericoloso malvivente.

Allora?

Risposta: atarassia.

Ne soffri sin da bambino. Ma non tutti i mali vengono per nuocere e “quella patologia che non permette all’individuo di provare emozioni perturbanti quali angoscia e paura” potrebbe rivelarsi per te, la carta vincente.
Rabbino (Ben Kingsley)
Slevin “l’uomo sbagliato al momento sbagliatissimo”, faccia di Josh Hartnett e naso rotto da un pugno, è costretto, suo malgrado, a non sbagliare una mossa nelle prossime quarantott’ore se vuole uscirne vivo, coadiuvato dalla solare neo-vicina Lindsey (una Lucy Liu bella quanto fuori ruolo come pupa dello sfigato giovincello).
Sullo sfondo il letale killer Goodkat, ingranaggio fondamentale di questo metronomo di morte.

E come un metronomo questo film è equilibrato.

Nonostante la violenza e le efferatezze disseminate nella narrazione, la pellicola si mantiene quasi sempre dalle parti della favola nera grazie alle caratterizzazioni dei personaggi, furbamente al limite tra convenzione del genere ed invenzione filmica e, soprattutto, a dialoghi quasi a sfociare nel grottesco facendoci sperare che il protagonista, incredibilmente, si risolva nel principe azzurro di se stesso.
Slevin e Boss (Josh Hartnett e Morgan Freeman)
E veniamo ad un altro dei pregi del film: il cast. Strepitoso.
Josh Hartnett, padrone della scena anche se col viso infortunato, per proseguire con un Willis/Goodkat sicario enigmatico e letale passando dai “grandi avversari” Freeman/Boss e Kingsley/Rabbino che hanno ridotto la città di New York ad una sanguinaria partita a scacchi durata vent’anni, al cinico poliziotto impersonato da Stanley Tucci per gustare il cammeo di un sempre ottimo Danny Aiello.
Unica stonatura, Lucy Liu in versione ggiovane e collegiale; attrice che l’anno venturo soffierà sulla 40esima candelina. Forse sono indelicato, ma lo sarei di più se mentissi ed in questo dettaglio… forse si è un tantino esagerato.

Se non si fosse capito, Lucky Number Slevin è un film-puzzle che lo spettatore è invitato a risolvere e di cui non voglio aggiungere più nulla per non svelare nessuno dei frequenti colpi di scena che una sceneggiatura quanto mai congegnata ed una regia costantemente tesa a valorizzarla, offrono.
Un plauso quindi ai due artefici dell’operazione, lo sceneggiatore Jason Smilovic ed il regista, quel Paul McGuigan (finora non del tutto convincente) che hanno sempre affermato che "gli attori non hanno mai improvvisato; il linguaggio era troppo particolare in questo film, cambiarlo avrebbe reso il film diverso."
Una menzione anche alla scenografia; la scelta degli ambienti risulta essenziale per il "progress" della narrazione, infinitamente più della colonna sonora, qui forse volutamente, meno incisiva e memorabile.

Per concludere, l'opera si può assolutamente considerare un'operazione brillantemente riuscita, anche se, a voler cercare il pelo nell’uovo, qualche sbavatura si nota. Soprattutto all’inizio; quindici minuti per introdurre e definire la Kansas City sono decisamente troppi anche se tale mossa diverrà il tema dominante dell’opera ed il narratore ha il volto e la presenza di Bruce Willis.

Peccati veniali che di certo, non impediranno al bel Josh Hartnett ed alla giovane casa di produzione americana Weinstein Company di “scalare le classifiche” ed assicurarsi un posto di rilievo nel panorama cinematografico mondiale.

James not Jemas [theelite@interfree.it] - Settembre 2006

Lindsey e Slevin (Lucy Liu e Josh Hartnett)