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NAPOLI COMICON 2008 O COSA RESTA DOPO 10 ANNI
di Alessandro Bottero
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1999-2008. Se la matematica non è un’opinione (oddio, per me a volte lo è, ma lasciamo stare…) eccoli qui i dieci anni del Napoli Comicon. Un’unghiata al ventesimo secolo e poi tutta una vita all’insegna del nuovo millennio, paradossalmente però in un’ambientazione bellissima e medioevale. Castel Sant’Elmo infatti, dove si tiene il Napoli Comicon, è la location più bella tra tutte le mostre mercato del calendario fumettistico italiano. L’unica che può stargli vicina come suggestione è la rocca di Narni di Narnia Fumetto, ma moooolto alla lontana.
Sono stato a Napoli Comicon solo sabato e domenica, quindi mi sono perso i primi due giorni, e quello che pare essere stato un interessante dibattito sul diritto d’autore (anche se a dire il vero ho avuto due pareri discordanti. C’è chi dice che è stato interessante, e chi mi ha detto che era la solita fuffa, boh….). Credo che questo tema sia importante, ma credo anche che il SILF e chi ne parla segua una strada “vecchia”.
Mi spiego meglio: nel mondo il dibattito sul diritto d’autore è vivace e anche aspro, soprattutto da quando Internet ha scardinato alla base il vincolo commerciale produttore => acquirente. Le case produttrici discografiche e cinematografiche americane hanno scatenato una battaglia senza quartiere contro Internet e il download, identificando in esso il motivo della crisi ECONOMICA che le colpisce. Se si vendono meno dischi è colpa del ragazzino che si scarica la musica da internet (non perché il disco fa cagare, noooooooo….).
Al tempo stesso all’interno della cyber comunità si è sviluppata la riflessione sul diritto d’autore, proponendo alcune ipotesi di lavoro: Open Source, Copyleft, Creative Common License, e altre. Tutte strade che prevedono un profondo ripensamento del diritto d’autore così come è attualmente codificato nella legislazione mondiale.
Il discorso è molto lungo e non è questo il luogo dove affrontarlo, però la mia sensazione è che il SILF ignori totalmente tutto ciò, e miri solo a poche cose: riconoscimento giuridico del diritto di attribuzione; creazione della categoria lavorativa “autore di fumetti”; tetto minimo salariale. Tutte belle cose, ma l’impressione è quella di un gruppo di contadini alla fine del XIX secolo che si lamentano perché i loro carretti sono piccoli. Li vorrebbero delle stesse dimensioni di quelli del padrone del terreno. Riunioni, dibattiti, discussioni, ardite riflessioni sul fatto che un carretto più grande farebbe percorrere il tragitto in meno tempo e permetterebbe di lavorare meglio.
Tutti soddisfatti, perché finalmente si rivendica il diritto ad avere un carretto migliore….e nel frattempo arrivano le macchine, a cui nessuno aveva pensato.
Ossia, fuor di metafora, secondo me quando si parla di diritto d’autore legato al fumetto in Italia si ragiona all’interno di schemi di pensiero vecchi, mentre il mondo è già cambiato.
Nella migliore delle ipotesi ci ritroveremo una legge che dirà “potete avere un bel carretto grosso grosso!”, ma le strade ormai saranno fatte su misura per le automobili. E noi saremo senza auto, ma con un bel carretto. Boh…
Dicevo, sono stato solo sabato e domenica.
La gente più o meno ci stava, ma devo dire che i corridoi, soprattutto quelli dei negozianti, la sala dove stava Alastor, e il punto all’ingresso dove c’era la Panini avevano un’aria dimessa. Molto dimessa.
La sala incontri era posta in una posizione non bruttissima, ma soffriva del fatto che musica, annunci e rumori vari provenienti dai corridoi rimbombavano. La sala multimediale, dove si facevano altri incontri era, come sempre devo dire, un poco spoglia.
Mi spiego meglio. Perché tutta questa attenzione a particolari estetici che potrebbero essere ininfluenti? Perché era il decennale, porca puzzola! Mi sarei aspettato luminarie ed effetti speciali per ogni dove. Mah.
Taciamo poi sui servizi. I bagni erano sul surreale (ormai non me la prendo nemmeno più), tra cui uno a cui avevano tolto la tazza e tutto quel che rimaneva era uno scarico coperto da un sacco di plastica nero, e almeno un paio sempre guasti (parlo di quelli degli uomini, ovvio). Devo poi dire una cosa…ma porca puzzola, perché le persone che fanno Cosplay sono condannate SEMPRE a cambiarsi nei CESSI delle manifestazioni?
Se fossi uno/a che fa cosplay un poco mi irriterei. Tu organizzazione prevedi l’arrivo di cosplayer? Sono ANNI che il fenomeno esiste, e sono ANNI che si sa che c’è gente che si cambia in fiera. O pensate che attraversino Napoli vestiti da Sailor Moon? E allora, mannaggia alla bistecca, ma pensa a due stanze (UNA per gli uomini, e UNA per le donne) dove si possano cambiare. Perché mi devo ritrovare tre ragazzine nel bagno degli uomini, intente a truccarsi nello spazio lavandini perché il bagno delle donne è pieno, con i pisciatoi all'aperto separati dai lavandini solo da un sottile muretto?
Direi che riflettere su questo fatto e RISOLVERLO sarebbe una cosa intelligente.
Passando ai servizi bar anche qui solite note. 3 euro un bicchiere di birra. No dico, TRE euro. Volevo conservarlo e portarlo a casa. È evidente che si tratti di birra rarissima, visto che una lattina da 33 cl, più o meno un bicchiere, ne costa al massimo 1. L’area pro, ben allestita dal Gigi Studio, era abbastanza carente. A volte la macchinetta del caffé a rotta, a volte potevi avere un bicchiere di birra solo dopo le 16:00 (Ma perché le 16:00????) A volte era finito tutto. Vabbé.
Veniamo alle cose più fumettose/culturalose
Un buon numero di novità tra Cagliostro E-Press, I Cani, Nicola Pesce, Tunué, Black Velvet, Planeta, Arcadia, Lavieri, e altri ancora. Tra tutte ne segnalo una, Lost Kidz di Arcadia, ossia la riproposta della miniserie originariamente pubblicata dalla Factory, scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Walter Venturi.
Le mostre non le ho viste, o meglio, ne ho viste solo due, quella di Resistenze e quella del GiGi studio. Bella quella del GiGi studio, ma qualcuno aveva staccato le targhette con i nomi degli autori delle varie tavole. O forse non c’erano mai state? Comunque il risultato è che non si capiva di chi fossero i disegni.
Sabato pomeriggio c’è stato un buon incontro di presentazione dei due libri su Lovecraft (Da Arkham alle Stelle e In Nome di Lovecraft), e del numero di M la rivista del mistero dedicato sempre a Lovecraft. Direi un buon incontro con interventi precisi, e un interessante trailer di un film-omaggio al mondo dell’autore di Providence. Bravi a Carmine Treanni e Giuseppe Cozzolino per l’organizzazione
Domenica mattina un altro incontro per la presentazione del volume Per il West, oltre il tramonto dedicato a Tex, della collana EdiKolé della Cagliostro E-Press, e a un altro numero di M la rivista del mistero dedicato al weird western.
Erano presenti Sergio Brancato, Adolfo Fattori, Andrea Carlo Cappi, Giorgio Messina, Giuseppe Cozzolino, Carmine Treanni. Anche qui il discorso era interessante, ma purtroppo visto che uno tra gli intervenuti ha un po’ (un BEL po’) tracimato nel suo intervento, la discussione dopo i singoli interveti è stata quasi pari a zero.
E qui vengo a un altro dei Bot-pensieri: ma che senso ha, se hai a disposizione UN’ORA di tempo, chiamare 4 - 5 - 6 persone a parlare? Il tutto si riduce a una serie di micro-monologhi, o nella migliore delle ipotesi, in un duetto che coinvolge due invitati, e mette in disparte gli altri.
Dopo anni di fiere ed incontri/dibattiti/discussioni sono arrivato alla conclusione che se vuoi: a – rendere un incontro vivace; b – favorire la discussione con l pubblico, la formula migliore sia quella di DUE persone e un moderatore, che discutano su un intervento. Stop. Due persone. Una espone il suo punto di vista, l’altra espone il suo, e a quel punto hai tutto il tempo per domande dal pubblico, o eventuali contraddittori tra loro.
E invece a tutte le manifestazioni vedo queste enormi vagonate di persone sul palco, come se il non sedersi sul palco, o dietro il tavolo del relatore sminuisse il mio valore come “critico”. Boh. Sarò troppo facilone, ma credo che la formula “due relatori + moderatori” sarebbe l’ideale. Ma tanto io non organizzo mostre, e quindi ci dovranno pensare altri.
Aspetto vendite: conferma del trend negativo. Si vende poco. Si vende poco. Si vende poco. La gente ha pochi soldi. E se li ha va sul sicuro. Non mi stupisco se Panini vende, o se Planeta vende. Ma il resto?
Il resto (più o meno) ha infilato una serie di momenti (Mantova-Milano-Piacenza-Lanciano-Napoli) non proprio felicissimi. A giugno ci attende Torino Comics (6-8). Il Nord-Ovest ci stupirà?
Conclusione: che dire di Napoli Comicon? Che punta molto, se non tutto, su mostre ed ospiti. La parte commerciale è un accessorio. Ma per un piccolo editore non può essere così. Io alle mostre se prendo uno stand ci vado per guadagnare. Non per simpatia, o affetto nei riguardi della città.
Certo, per un lettore/visitatore Napoli Comicon è gradevole (a parte i disagi dei vari sservizi a cui accennavo), ma questo va bene per una MOSTRA, non per una mostra/MERCATO. Se il mercato non c’è, perché il venditore dovrebbe venire?
MAGGIO 2008
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