DELIA VACCARELLO Intervista Esclusiva
di Alessandro Bottero
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...ovvero di libri, fumetti e un pizzico di musica...
Strano come le cose vadano.
Vedi un libro, lo prendi perché ti dici “Uhmmm, quasi quasi lo recensisco…”, lo leggi, ti piace, lo recensisci, e poi l’autrice fa sapere che insomma… tutto sommato il tuo giudizio non le è spiaciuto.
Allora ti dici “E perché non contattarla, così magari ci scappa fuori un’intervista per il sito più bello e interessante di tutto il mondo della critica a fumetti online?”
Ed ecco qui che alla fine, passettino dopo passettino, l’intervista a Delia Vaccarello (e anche l’altra a Giulia Argani) sono arrivate in dirittura d’arrivo.
Secondo il manuale del Bravo Critico/Intervistatore qui dovrebbe esserci uno spiegone su chi sia l’ospite, ma ve lo risparmio (anche perché Delia parla anche di sé nell’intervista).
Mi limito a dire che Delia Vaccarello scrive bene, ed è stata di una gentilezza e una cortesia davvero squisite nei nostri contatti. Chiudo segnalandovi l’uscita del suo nuovo romanzo “Quando si ama si deve partire”, negli Oscar Mondadori.
Ed ora, signori e signore, ecco a voi l’unica, inimitabile… Delia Vaccarello!
Alessandro Bottero: Delia Vaccarello: chi è, dov'è, e perché lo fa?
DELIA VACCARELLO: Sono una scrittrice, amo la comuicazione, mi batto per la creatività e contro ogni pregiudizio. Vivo in tanti luoghi: Roma, Umbria, Riviera ligure, Venezia, Milano. La scrittura e la comunicazione sono la mia vita
AB: Che fumetti legge una giornalista/scrittrice di un certo calibro?
DV: Via il calibro, che sa troppo di pistola. Dylan Dog, Linus, la Storia d'Italia a fumetti di Biagi, Le strisce di Giulia Argnani, Koenig...
AB: Diciamo di un certo spessore allora. Fermiamoci un attimo su questi nomi. Dylan Dog perché? Per le storie, le tematiche, perché è un fenomeno di costume, e soprattutto, curiosità mia, dall’inizio o da un punto preciso? Linus nel senso di rivista? O di Peanuts? Linus è una delle pochissime riviste a fumetti che ci sono in Italia. Anche qui, da che periodo (Linus ha avuto molti periodi nella sua storia)?
DV: Dylan Dog mi attrae per la palese necrofilia, che non è ipocrita e nascosta sotto meravigliose spoglie come sovente accade. Lo apprezzo a fasi alterne dalla fine degli anno Ottanta. La rivista Linus è un amore intermittente, non ricordo il momento preciso in cui la sfogliai per la prima volta, così come ho dimenticato l'attimo in cui al Louvre restai stregata dalla Gioconda. Snoopy è la controfigura magra della mia anima segreta, che si chiama Telma e ha quattro zampe.
AB: Perché la serie "Principesse Azzurre" è arrivata al numero sei, mentre le antologie di amori gay si sono fermate al tre? forse la narrativa lesbica vende di più?
DV: Lei ha mai letto una delle raccolte Principesse Azzurre? Forse a piacere sono quei precisi racconti e quella raccolta...
AB: Le ho lette, certo. In un certo senso devo pur corrispondere alo stereotipo del maschio eterosessuale, curioso del mondo omosessuale femminile, no? Comunque, al di là della (forse greve) battuta, sì li ho letti. Buona intuizione per la collana, racconti tutti sinceri, molti ben scritti, alcuni più volenterosi che compiuti. Ma pochi direi. Il punto però era un altro, e forse con la battuta vi alludevo. Non si potrebbe correre il rischio di una “commercializzazione” di questo tipo di narrativa? Il cinico in me resta sospettoso, davanti al divario numerico tra le due serie, e in parte crede che la narrativa lesbica sia più “innocua” per un lettore medio, perché vissuta come meno disturbante. O sbaglio?
DV: Men on Men è arrivata comunque al quinto anno. Per il resto ci sono state diverse imitazioni a Principesse Azzurre. Nessuna ha preso il volo. Come mai?
AB: I libri mutano la storia, o si limitano a raccontare l'esistente?
DV: I libri ci fanno vivere, in questo senso ci trasformano: dopo la lettura di un libro “vero” non siamo più quelli di prima.
AB: Musica, croce e delizia. A parte l'indiscusso genio di Frank Zappa, cosa vale la pena di ascoltare?
DV: Viaggio molto in macchina è ascolto molta radio, dunque un po' di tutto. Mi piacciono Fiorella Mannoia, Paolo Conte, Antonella Ruggero, i La Cruz, ... Ho un paio di musiche da ultimi trenta minuti di guida dopo 500 chilometri: sono di Pat Metheny ... E poi amo anche dei brani di jazz “da camera” di alcuni musicisti norvegesi e svedesi che ascolto conemozione quando,mentre sto in macchina,il paesaggio si carica di mistero
AB: Ottimi gusti. Immagino si riferisca a Jan Garbarek, o Terye Rypdal. La citazione di Mannoia e Conte eleva il livello dell’intervista. Dovendo scegliere una canzone per ciascuno, quale indicherebbe? Io “I Dubbi dell’Amore” per Fiorella Mannoia, e “Aquaplano” per Paolo Conte.
DV: Più che Garbarek e Rypdal universalmente noti io prediligo altri forse meno conosciuti come Niels Pedersen, Lars Hollmer, Ketil Biornstad, il quartetto di Arne Domnerus a poi Arild Andersen con le sue rivisitazioni nei suoni del medio evo nordico. Di Conte mi piace quasi tutto ma viste le mie origini .. . ”Onda su onda”, di Mannoia mi pare che il risveglio sorprendente di “Se una mattina io...” abbia stregato entrambi.
AB: torniamo al fumetto. Il primo fumetto letto?
DV: Diabolik.
AB: E l'ultimo?
DV: Argnani.
AB: Se vede un film tratto da un fumetto le viene mai voglia di andare a leggerlo?
DV: Se il film mi è piaciuto, certamente.
AB: Il fumetto è una forma d'arte o un mero strumento?
DV: Arte e basta. Ho scelto il fumetto come forma espressiva nei racconti d'amore e di vita di donne tra donne che pubblico per la Mondadori, cioè per “Principesse azzurre”. Alcune storie sono a fumetti. Dunque, chi pensa che l'uso del fumetto in Sciò! Sia stata una furbata per agganciare i giovani sbaglia. Giulia, e non solo lei, ha già pubblicato con me una striscia per adulti. Il precedente mi scagiona dal sospetto avanzato da lei, gentile intervistatore, nella gradita recensione al libro.
AB: Accetto la garbata tiratina di orecchie, ma resto sul tema allargando il discorso. Ok, abbiamo chiarito che il fumetto in Sciò! ha un suo perché, ma il sospetto che parte dell’industria letteraria italiana abbia “scoperto” il fumetto, come possibile modo per acclappiare i giovani mi resta. Penso al diffondersi delle cosiddette Graphic Novel nei cataloghi di Rizzoli, Mondadori, e tra poco Bompiani. A proposito poi della striscia per adulti sarei davvero curioso di poterla leggere, dato che nel mondo del fumetto è passata del tutto inosservata (mi cospargo il capo di cenere).
DV: Se lo cosparga con generosità: hanno disegnato strisce lesbiche a fumetti per principesse azzurre le matite di Lister, Argnani, Chiti, Mandanici, e altre .. Credo fermamente che se un'opera vale si impone, se uno stile ha carattere resta nell'”immaginario”, magari accanto a tanta paccottiglia indotta dal martellamento pubblicitario o dalle strategie editoriali.
AB: Intermezzo filmico: John Wayne o Silvio Orlando?
DV: Il primo non fa per me, Orlando è sensibile e bravo ma non sempre si toglie quei panni da protagonista di un villaggio italiano tutt'altro che globale.
AB: Conosce Second Life? che ne pensa?
DV: Mi fa impressione.
AB: Approfondiamo, magari estendendo il discorso ad altri luoghi di aggregazione virtuale, come Myspace & simili. Una volta qualcuno ha detto “On Second Life we are all beings of questionable reality” (su Second Life siamo tutti esseri dalla realtà opinabile). Il p unto interessante non è l’”opinabile”, ma la parola “realtà”. La Realtà Virtuale è meno reale di quella Concreta?
DV: Guardi io credo che la “finzione” artistica siavera quanto la realtà, se non di più, perché estrae dalla realtà il succo. La realtà virtuale a tratti può farlo, favorendo ciò che nel reale è inibito. Mi riferisco a ciò che Livraghi dice quando sostiene che in Internet parlano le anime prima dei corpi. Tuttavia la realtà virtuale può essere come una mela di plastica. Splendida, poi l'addenti è ha perso ogni sapore, in primis quello di frutto proibito.
AB: Un pizzico di letteratura: Stefano Benni, Italo Calvino, Dino Buzzati. Chi altri aggiungerebbe?
DV: Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Grazia Livi.
AB: Essere donna l'ha aiutata nel suo lavoro? Ed essere omosessuale?
DV: Mi sta prendendo in giro? .... mi ha aiutato solo una divinità: lo slancio vitale.
AB: Essere donna l'ha ostacolata nel suo lavoro? Ed essere omosessuale?
DV: Non mi faccia cadere nel vittimismo.
AB: Con un tuffo carpiato torniamo al fumetto: Batman o Superman?
DV: Batman senza dubbio.
AB: Diabolik o Alan Ford?
DV: Diabolik.
AB: Secondo lei i giovani leggono i fumetti? Se sì, quali?
DV: Manga, Dylan dog anche se ormai è datato, ma il figlio ventenne della mia compagna lo divora.
AB: Cosa ne pensa dei cartoni animati giapponesi, i cosiddetti Anime? Sono solo intrattenimento o hanno innestato nell'immaginario collettivo giovanile italiano (e occidentale) temi e immagini totalmente nuove , ancora non del tutto metabolizzate?
DV: L'immaginario è un vaso di Pandora, non saprei risponderle.
AB: Tre fumetti che porterebbe con sé in un lungo viaggio fino in Nuova Zelanda.
DV: Tre sono troppi,comunque mi porterei i pochi episodi della “Spia poeta” che trovavo da giovane negli album di Topolino e quelli che avevano come protagonista “L'Ombra che cammina”, Phantom di Lee Falk - che da piccola leggevo di nascosto trafugandoli a mia zia.
AB: Tre sono troppi? Sigh, io dovrei portarne 300. Come mai sarebbero troppi? Non vale la pena portarseli con sé?
DV: Mi piace viaggiare leggerissima, se invece mi devo trasferire in Nuova Zelanda il discorso cambia.
AB: Tre dischi e tre libri con cui fare compagnia ai fumetti.
DV: Narrare è un destino di Grazia Livi. L'ultimo giallo ancora non tradotto di Fred Vargas. Le bozze dell'ultimo libro di Barbara Alberti. Etta Scollo che canta con l'orchestra siciliana Rosa Balistreri, La colonna sonora di Breakfast on Pluto, Matia Bazar.
AB: Conosco solo i Matia Bazar. Mi aggiornerò. Come è nato Sciò? Aveva deciso fin dall'inizio di usare il fumetto come forma espressiva?
DV: Sciò! nasce da “L'amore secondo noi “ (Oscar Mondadori), che raccoglie storie di ragazzie ragazze alla ricerca del proprio orientamento sessuale. Si tratta di adolescenti che non danno per scontato di essere lesbiche gay etero bisex. Li ho incontrati nel web, in classe, grazie al paginone liberi tutti che pubblico sull'Unità.Subito ho pensato di affiancare alle storie le immagini. Dall'amore secondo noi, infatti, è nata la campagna di manifesti anti-omofobia affissi a Venezia e a Mestre. L'idea del fumetto è nata durante una conversazione con Barbara Alberti. Sciò! mi ha dato anche l'occasione di integrare “L'amore secondo noi”. Infatti lì mancava la storia di una adolescenza trans, che in Sciò! invece apre l'opera. La striscia prima di essere pubblicata è stata vista dalla persona protagonista, e dai responsabili delle associazioni trans. Quasi tutti gli altri protagonisti delle storie si sono visti e hanno dato il loro ok. Ho scelto il fumetto perché volevo che le storie fossero narrate per immagini. La creatività di Giulia Argnani, e la nostra sintonia, hanno fatto il resto.
AB: Le piace Tolkien?
DV: No.
AB: Come mai? È un problema con il genere Fantasy in genere, o solo con lui?
DV: Adoro il genere Fantasy, da Harry Potter a tutti i film meravigliosi della Dreamworks. Mi sembra che di recente sappiano toccare lo spettatore con rara maestria. Il Signore degli Anelli mi ha annoiato.
AB: Lovecraft e l'horror?
DV: L'horror mi piace.
AB: Beh, ma c’è horror e horror. Qualche autore?
DV: Tim Burton ha un macabro che mi seduce, mi piace l'horror di confine, mi hanno rapito Frankestein, The Rocky Horror Picture Show, La maschera di scimmia, Catwoman e tutte le precedenti versione della donna gatto o pantera nel cinema....
AB: Nel mondo anglosassone tra mondo lesbico e mondo Wiccan i legami sono abbastanza stretti, con conseguente elaborazione di una spiritualità legata alla natura e ai suoi ritmi. Leggendo invece la serie dei volumi Principesse Azzurre questo elemento magico-misterico è molto meno in evidenza. Come mai?
DV: La scrittura delle italiane è sorprendente e in genere originale, i riferimenti a modelli oltre confine sono rari.
AB: Come vede il futuro del giornalismo in Italia?
DV: Le voci autorevoli si stanno affievolendo, si sta poco in mezzo alla gente. Cronisti e scrittori devono trasformarsi in piccoli e grandi diapason e non stancarsi di raccontare il mondo. Internet e la tv satellitare sono eccezionali, ma il rapporto umano, l'essere in un luogo, sentire, vedere, ascoltare, intervistare sono dimensioni insostituibili di cui troppo spesso si fa a meno.
AB: Conosce o ha letto fumetti con tematiche omosessuali? Li ha trovati credibili?
DV: Colgo l'occasione per ricordare qui che probabilmente il primo fumetto omosessuale scritto e pubblicato in proprio in Italia - Frocik - fu ad opera di Massimo Consoli ed Enrico Verde. Fuorispazio (www.fuorispazio.net) il sito che edito ne riporta in esclusiva una ampia scelta. Inoltre In Fuorispazio si possono ammirare anche le strisce di Dafne & Cloe che Luca Enoch ha realizzatopure in esclusiva per noi.
Tornando alla sua domanda, io da un fumetto non mi aspetto che sia credibile, è come chiedermi se un quadro è credibile.
Mi ha catturato da subito la poesia di Giulia Argnani, la sua delicatezza e incisività. I fumetti che parlano di amore tra maschi spesso ospitano un florilegio di peni che non aggiungono nulla alla potenza espressiva del mezzo.
AB: Florilegio di peni rende bene l’idea. Per quanto lei prima citava Koenig, autore che esplora certe tematiche omosessuale in modo molto esplicito. Lo consiglierei Promethea di Alan Moore, edito dalla Magic in Italia.
DV: Grazie del consiglio. Di Koenig apprezzo l'ironia, per cui anche i peni mi sembrano ironici, ma forse sono ottimista.
AB: Torniamo a Sciò. Il progetto nasce da una conversazione con Barbara Alberti, diceva. Come è andata?
DV: Fulminante e geniale come l'eloquio di Barbara. Una cosa così: “mancano le immagini”, “un film?” “magari”, “ci vuole il fumetto!” “così entriamo nella quinta dimensione!”
AB: Come ha reagito il suo pubblico a questo prodotto, sì inserito in un percorso narrativo, ma obiettivamente un po’ diverso da un libro classico.
DV: Il mio pubblico ha reagito bene, amando il libro. Commentofrequente: “magari ce lo consigliassero i prof!” “se lo avessi trovato in libreria da adolescente che figata!”.
AB: Non è una critica, ma solo una curiosità: ha mai avuto la sensazione di scrivere storie didascaliche? Ossia avere una tesi da voler esprimere, e costruire una storia in modo tale che la tesi risulti dimostrata?
DV: Questo il percorso dei libri “Amore secondo noi”e “Scio!”: raccolgo le storie secondo un fiuto e una particolare emozione che provo a contatto con alcune persone, le scrivo o le narriamo con Giulia e la “sua matita”. Poi i protagonisti le leggono e le “guardano” e danno l'ok!. Il prof di sociologia Giacomarra all'università di Palermo disse che questo metodo si inseriva nella tradizione delle migliori Ricerche sociologiche, proprio per la richiesta del parere degli “intervistati” prima di dare il libro alle stampe. Io ricerco, non ho sulla da dimostrare, i dogmi non mi appartengono. Lascio gioiosamente che la realtà mi sorprenda.
AB: Da pochissimo è uscito il suo nuovo romanzo (che ovviamente non ho ancora potuto leggere). Immagino prosegua nella sua esplorazione del Continente Amore.
DV: Il titolo è “Quando si ama si deve partire” (Tra le tante interpretazioni cui il titolo si presta c'è anche la frase iniziale della canzone da noi – lei e io, caro Bottero – amata:... se una mattina io, mi accorgessi che con l'alba sei partit*...).Il romanzo racconta dell'amore come momento trasformativo, descrive la macchina da guerra del suo contrario: l'ipocrisia.
AB: Sciò! avrà un seguito, o per meglio dire intende usare il Fumetto altre volte in futuro?
DV: Non posso usarlo, come non uso le parole. E' arte e, come per ogni arte, non faccio previsioni sulla mia ispirazione.
Collegamenti Esterni:
• Fuorispazio.net
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