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LUCCA 2008, O DI UN SOGNO (forse un incubo?)
di Alessandro Bottero
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La mia mamma e il mio papà mi hanno insegnato che quella cosa che abbiamo tra le orecchie si chiama cervello, e che se lo si usa è meglio. Oddio, non sempre lo si fa’, eh? Pare che il ragionare sulle cose sia un lusso che pochi si possono permettere. Eppure è necessario.
Lucca Comics & Games 2008 merita una riflessione, perché è stata sicuramente l’evento dell’anno (come ormai è tradizione), e limitarsi a subire l’esperienza, senza darne una chiave di lettura, sarebbe sciocco.
Partiamo allora dai primi dati. I dati bruti, i dati puri. I numeri. 130 mila presenze (58mila solo sabato ). Che ne dite?
Alcuni numeri per avere una pietra di paragone: Lucca 81.900 ab.; Viareggio 61.800 ab.; Capannori 42.400 ab.; Camaiore 30.300. Ossia in quattro giorni Lucca città ha assorbito come presenze una mole di persone maggiore dei suoi abitanti. Sabato 1 Novembre l’intera città di Capannori si è trasferita a Lucca.
Sono in effetti numeri che possono stordire.
Numeri che hanno provocato problemi, e disagi. Traffico rallentato dal casello autostradale fino alla città (attenzione, per cose simili in Alto Adige bloccano l’accesso al centro urbano, e le macchine si devono lasciare fuori. Penso a Bolzano o Brunico. Organizzazione, state attenti. Predisponete dei parcheggi esterni per i visitatori e un servizio di navette. O almeno pensateci.).
Ingresso contingentato nei padiglioni (Anche qui, attenzione. C’è un sottile confine tra l’avere una bella folla che compra, e una ressa che impedisce di girare e comprare. Forse sarebbe il caso di spostare i motivi di maggiore folla, come John Romita jr., fuori dal padiglione)
Numeri poi concentrati solo in pochi luoghi. Il mega padiglione dei Giochi, il padiglione degli Editori, e quelli più vicini a piazza del giglio, e (parzialmente) a piazza San Giusto, ma a Piazza dell’Anfiteatro (per fare un nome) questa mole di pubblico non è andata.
Allora la domanda è: perché metti un padiglione così lontano da quello editori?
Perché adesso non facciamo gli ingenui: il padiglione di Piazza dell’Anfiteatro era lontano dal centro di gravità della manifestazione. E gli stand che si sono ritrovati lì sono stati fortemente penalizzati. Ma perché è stato allestito un padiglione lì? Dato che chiunque ragioni (ricordate la mia mamma e il mio papà?) si rende conto della non-logica di questo fatto, è evidente che ci siano state richieste precise e pressanti perché ci fossero dei padiglioni in punti diversi della città. Badate, io non lo so, faccio solo illazioni e ipotesi, ma forse qualche …bar?... alimentari?...pizzeria? ha pensato “Ecchecazzo! Perché devono guadagnare un boato di soldi solo i bar di piazza napoleone? Ecchesiamo pisani? Dateci i padiglioni pure a noi, così vengono mille miliardi di gente, e vendiamo mille miliardi di croissant e caffè e panini e facciamo anche noi i soldi!”.
Alla faccia di una collaborazione tra tutte le parti sociali per promuovere la manifestazione. È evidente che se all’interno di Lucca qualcuno vede Lucca Comics & Games solo come occasione per spennare i visitatori, ed invidia gli esercizi commerciali vicini ai padiglioni, tutti i discorsi sulla promozione dell’evento, sulla crescita dell’evento, sul venire incontro alle esigenze degli espositori si vanno a far benedire. L’organizzazione poi ci deve mettere la sua faccia, ma non credo che chiunque sia dotato di un minimo di buon senso potesse davvero credere che la gente, carica di pacchi, pacchetti, e altro, si facesse 15 minuti a piedi, solo per arrivare da Piazza Napoleone a Piazza dell’Anfiteatro. Poi chiaramente chi ci ha rimesso sono stati gli standisti presenti all’Anfiteatro, che laddove tutti gli altri, chi più chi meno, hanno incassato molto, si sono ritrovati cornuti e mazziati.
Proseguiamo con i numeri. Gli incassi? Bene. Si è venduto. Si è venduto bene.
Ovvio, non tutti-tutti-tutti, ma QUASI tutti quelli con cui ho parlato erano soddisfatti. Molto soddisfatti. E se uno standista è molto soddisfatto, significa che le cose sono andate davvero bene.
In effetti giovedì 30 ottobre ha piovuto, e questo sembrava frenare il pubblico. Anche venerdì fino all’una di mattina. Ma poi nei fatti si vendeva. Posso dire, per averlo visto con i miei occhi, che il materiale Cagliostro, Absolute Black, Double Shot (non parlo di me, per correttezza), andava via che era un piacere.
Se un piccolo editore il venerdì sera deve correre in tipografia a prendere altre copie del prodotto "X", perché ha finito quelle che ha portato, pensando di coprire le richieste di quattro giorni, significa che le cose vanno bene. Molto bene.
Purtroppo questa Lucca è stata diversa dalle solite, per quel che mi riguarda.
La presenza di Steve Rude e della moglie, e i doveri di ospitalità mi hanno in un certo senso “limitato”. Non sono riuscito a seguire nessun incontro, né a vedere mostre. Non ho potuto girare per il mega medaglione dei Games e la cosa mi spiace molto, perché credo che dargli un’occhiata sia sempre una cosa molto utile.
Non sono riuscito nemmeno a girare per gli altri padiglioni, come avrei voluto, parlando più a fondo con gli altri editori/negozianti. Mi posso basare quindi, per le mie osservazioni, solo su pochi flash, e su quelli che altri, che venivano allo stand a fare due chiacchiere magari provenienti da altri padiglioni, mi raccontavano.
Ecco i flash:
- domenica mattina (o pomeriggio) non era più possibile prelevare euri dai bancomat vicino a piazza napoleone. Non ce ne erano più disponibili. (due persone me lo hanno confermato). Cose che danno da pensare, eh?
- domenica i famosi bicchierini di spaghetti cinesi in brodo monodose, che si vendevano al megapadiglione dei Games erano finiti. Finiti. Non ce ne era più nemmeno uno. Altra cosa che fa pensare, no?
- sabato (la giornata con oltre 55.000 presenze) alcuni stand tra i rivenditori hanno visto un incasso medio di 5.000 euro. Solo sabato. Anche qui c’è da pensare, no?
- 1200 gli iscritti alle sfilate (gara sul palco) del cos play. MILLEDUECENTO. Non venti o trenta, o cento, o cinquecento. MILLE e DUECENTO. (dato ufficiale dell’organizzazione)
- 750 gli aspiranti fumettisti che hanno potuto incontrare gli editori per mostrare i propri disegni (dato ufficiale dell’organizzazione). Qui si parla evidentemente dei partecipanti ai vari incontri con le case editrici, e non dei contatti ai singoli stand. In effetti quest’anno sono venute meno persone a parlarmi allo stand, mentre invece ho visto molti rivolgersi a Cagliostro E-Press, ad Absolute Black, o a Double Shot. Si vede che spavento le persone, o che ho perso il mio fascino magnetico.
-.700 copie vendute di Agenzia Incantesimi (Star Comics), fumetto che trovi tranquillamente anche in edicola, e che quindi non è una cosa “speciale” per la fiera;-oltre 400 copie del volumone del Devil di Frank Miller, vendute ad altrettanti appassionati; circa un migliaio di copie di 9-11 (decina più, decina meno) vendute in quattro giorni.
Ragionando su questi dati sparsi (ricordate? Mamma e papà…il cervello…) si può provare a costruire un modello di interpretazione: la gente c’era, ed era sufficiente per permettere ad un gran numero di novità di avere una buona riuscita. Questo però è, e sarà, possibile solo fintanto che a Lucca Comics & Games arriverà un numero di presenze come questo. Infatti l’energia monetaria a disposizione di ciascuno è finita, non infinita (detto in parole povere, ognuno ha un budget che non può sforare), e in un certo senso l’esempio dei bancomat è significativo (l’energia monetaria a disposizione finisce).
La salvezza degli editori, o perlomeno della grande maggioranza dei piccoli editori, è che la somma dell’energia monetaria complessiva di tutti i presenti, è ancora sufficiente a garantire un rientro più o meno dignitoso per molti.
Tradotto in parole povere: è vero che ci sono duecento novità, ma con 130.000 persone qualcuno che compra il tuo prodotto lo trovi quasi sempre.
Se la cosa da un lato è confortante, dall’altro è pericolosa. Infatti tutto si regge per le presenze. Se calano queste, l’energia monetaria complessiva ovviamente cala, ed ovviamente si suddividerà per lo stesso (o uno maggiore) numero di novità, una somma complessiva possibile minore. Oltretutto per un editore non avvezzo alle traversie della vita un risultato come quello di Lucca può essere ammaliante, come le sirene di Ulisse. Arrivo a Lucca, vendo uno sfracello, mi auto-convinco che ormai la gente mi ami, e che da ora in poi i miei prodotti venderanno tanto quanto è successo a Lucca. E questo, in alcuni casi, è un modo perfetto per scavarsi la fossa da soli.
Non è automatico che siccome vendo 100 pezzi di "XXX" a Lucca, allora il numero 2 di "XXX", che distribuirò nelle fumettere tra quattro mesi, venderà anch’esso 100 copie. E questo perché Lucca e la Realtà sono due cose diverse. Ma chi non usa il cervello e si lascia abbacinare dai numeri arriva a due conclusioni:
a - i miei prodotti sono vendibilissimi, ed è colpa del distributore se non si vendono, perché le fumetterie brulicano di persone che spenderebbero i loro soldi per i miei fumetti;
b – adesso bisogna pubblicare subito altro, perché sicuramente la vendo.
Queste sono due conclusioni potenzialmente letali per un piccolo editore.
La prima perché lo convince di conoscere il mercato meglio del distributore, quando in realtà lui ha fatto esperienza solo di un momento eccezionale, e non del quotidiano.
La seconda perché porta, inevitabilmente, a degli indebitamenti spettacolari con le tipografie per il periodo di marzo-giugno.
Un altro problema che deriva dall’eccezionalità di Lucca colpisce le fumetterie, in due direzioni.
A - se io lettore prendo i prodotti dell’editore X a Lucca, e l’editore X poi distribuisce le sue cose nel periodo dei tre mesi successivi (novembre-dicembre-gennaio) le vendite dei prodotti saranno basse, perché una percentuale dei possibili acquirenti già è stata soddisfatta prima della distribuzione. Questo fa’ sì che i possibili soldi che il cliente della fumetteria avrebbe potuto spendere nella fumetteria per il volume Bot-Man contro tutti, siano stati drenati dall’esperienza lucchese
B- le fumetterie però sono quasi tenute a prendere le novità, per una questione di immagine, e quindi per il periodo post Lucca c’è un esborso notevole da parte dei negozi, a fronte di rientri più dilazionati nel tempo da parte dei clienti. Mi spiego: se la casa editrice X porta a Lucca il volume Y, che va nelle fumetterie, e ne vende 500 copie, quelle sono 500 copie in meno che nell’immediato assorbe il circuito dei negozi specializzati. Ossia, facendo una media, un due copie circa per negozio. Possiamo quindi dire, in modo forse un po’ demagogico, ma non del tutto lontano dal vero, che vendere 500 copie di un prodotto a 30 euro, significa (potrebbe significare) togliere un potenziale incasso ad ogni fumetteria di 60 euro.
Voglio con questo dire che alle fiere bisognerebbe impedire agli editori di vendere, per non penalizzare le fumetterie? No. Sarei stupido, visto che anche io sono un editore. Dico solo che c’è una bella differenza tra chi, ad esempio, ha necessità vitale (ed è vero, per i piccoli editori la vendita diretta a Lucca è vitale) di vendere, e chi invece questa necessità non ce l’ha.
Vogliamo dire una volta per tutte che è, secondo me, profondamente ingiusto che un piccolo editore paghi gli spazi quanto un grosso gruppo editoriale?
I prezzi non dovrebbero essere uguali per tutti, pur nello stesso stand. Ma dirò di più. Si arriva all’assurdo che più un editore è grosso, e quindi danaroso, e meno paga, perché magari “fa’ pubblicità sugli albi”. Per cui l’editore X, che mette la pubblicità della manifestazione sui suoi albi ha spazi colossali, e paga in percentuale meno del piccolo editore Y, che non ha albi da edicola su cui sbattere una pubblicità. Mi direte “ e come fai a stabilire chi deve pagare di meno?” Un criterio lo si trova, se c’è la volontà di aiutare i piccoli editori.
Le novità erano tante, e di tante ho preso (me ne hanno regalata) una copia. Ringrazio tutti gli amici-colleghi che si sono dimostrati generosi e accorti (in fin dei conti se vuoi che si parli dei tuoi prodotti, li devi pur diffondere, no?), e mi dedicherò alle recensioni in seguito.
La manifestazione (in sintesi, alfine) è stata oggettivamente un successo.
Lo scopo era vendere, e si è venduto. Lo scopo era richiamare pubblico, ed è venuto.
Lo scopo era offrire un panorama ampio, variegato, ricco di offerte culturali, e credo (sono sicuro) che sia successo.
Potrei dire che forse resta scoperta la sera. Forse organizzare delle serate di recitazione a fumetti (ossia lettura recitata e/o interpretata di alcuni fumetti) o concerti (che non siano solo le solite stra-abusate sigle jappo) potrebbero essere quel qualcosina in più che male non fa.
In realtà per me la manifestazione non è finita il 2 novembre, ma prosegue (è proseguita, se leggete queste righe dopo il 7 novembre) con il tour di Steve Rude.
Steve Rude e la moglie, Jaynelle, sono stati estremamente gentili e disponibili, ed è stato un piacere averli conosciuti. Quando Steve era allo stand è sempre stato disponibilissimo verso tutti, ed ha smesso di fare sketch domenica 3 novembre, alle 19:00.
Saluto tutti (ma davvero tutti), gli amici che sono venuti/passati allo stand, e mi spiace per chi non è potuto (o voluto?) passare. Vedere facce amiche è sempre la cosa più bella di questi momenti, ma è chiaro che se a qualcuno la mia faccia non piace meglio non sia passato a vederla.
Ci sarebbero da dire ancora un miliardo di cose.
I Premi; i Cosplay; i pettegolezzi; le voci, il comportamento di artisti o editori affermati ai buffet (ci si lancia sul cibo, come chi non mangia da tre giorni); le feste farlocche la sera tardi, dove si ciondola bevendo una birra e fumando una sigaretta, perché “ecché non ci vieni? È troppo alternativa, dai!” (risultato: decine di persone che spettegolano primariamente sugli assenti). Ci sarebbero, ma è meglio fermarsi.
All’anno prossimo, Lucca. Come sempre sei stata la migliore.
NOVEMBRE 2008
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