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ARRIVEDERCI JERRY
di Wesley Dodds
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Con una certa amarezza, insieme a migliaia di altri lettori, ho dovuto dire addio ad un vero e proprio compagno di scorribande e di gioventù. Jerry Drake mi ha di nuovo stretto la mano nel ventesimo speciale uscito alla fine di maggio, dopo un primo accalorato (e più ufficiale) addio, avvenuto sull'ultimo albo della serie regolare (il numero 379 del dicembre 2006). Quindi, dopo 379 albi della serie regolare, 20 speciali, 5 almanacchi dell'avventura, 2 maxi e qualche fugace comparsata sugli albi di Martin Mystere, Dylan Dog e Nathan Never (più una manciata di speciali pubblicati al di fuori dal circuito Bonelli), Mister No lascia ai posteri più di trentaquattro anni di esperienze vissute negli anni della Seconda Guerra Mondiale, a bordo del suo piper, nei cieli dell'Amazzonia o in qualche malfamato bar di Manaus. Mister No è sempre stato un personaggio di cui avere fiducia. Per carità, non si è mai fatto troppi scrupoli nell'invischiarsi in qualche sonora rissa o nello sparare ad un uomo, seppure a scopo di difesa. Ma quello che è sicuro è che Jerry è stato il più onesto degli amici di sempre di tutti i suoi lettori.
Qualcuno dice che sia stato un soldato. Mi verrebbe da smentire certe voci. Non so quanto possa considerarsi un buon soldato una persona che non ci pensa due volte a colpire i propri ufficiali o a discutere gli assurdi ordini che gli vengono impartiti. Il suo senso di giustizia, il rispetto degli altri e l'amore per le persone che lo circondano, viene sempre prima di tutto. Su ogni cosa. Anche quando Jerry, a cavallo degli anni '40, diventa un aviere delle “Tigri Volanti” e parte per la guerra. Anche quando viene catturato e torturato dai giapponesi, anche quando prende parte alla drammatica ritirata di Bataan. Sempre in compagnia di un amico fidato con cui condividere i dolori della mediocrità dell'uomo. Lui non la comprende. E' la cosa più distante che esista dal suo mondo e dal suo modo di essere.
Jerry, quando è il momento, tira pugni e calci che fanno male. E' un osso duro, un combattente. Ma non è mai stato un Tex Willer. Mister No non è invincibile. Le ha prese di santa ragione, quando non poteva fare altro che prenderle. Brutte batoste, nei miei ricordi. Di quelle che poi ti rialzi, si, ma per l'intanto prendi in tasca e porti a casa. Di rado Jerry è diventato un cane rabbioso, ma quando è successo l'aria diventava irrespirabile e chiunque ci fosse dall'altra parte doveva solo scappare. Questo lo hanno sempre saputo, i suoi veri amici. Otto Kruger, Phil Mulligan, Bill Carson, Larry Tree, Bat Barlington, Alan Chambers. Persino il barista Paulo Adolfo o il meccanico Augustino che, suo malgrado, ci ha dovuto lasciare pure le penne.
Mister No il grande eroe per eccellenza, Mister No l'incredibile antieroe. Jerry Drake entrambi e nessuno dei due. Secondo Wikipedia gli antieroi sono personaggi tipo che violano la legge o le convenzioni sociali stabilite, ma che nonostante questo hanno la simpatia del pubblico, risultando dunque i veri eroi della storia o comunque protagonisti. Segue una lista di esempi che comprende anche i personaggi dei fumetti. Tra questi, ovviamente, anche Mister No.
La differenza tra Jerry Drake ed un antieroe è sottile come un capello, ma c'è.
L'antieroe tipo è un personaggio che viola le convenzioni sociali stabilite ma, NONOSTANTE questo, ha la simpatia del pubblico.
Mister No, invece, è un personaggio che viola le convenzioni sociali stabilite ma, PROPRIO PER QUESTO, ha la simpatia del pubblico.
Sembra una sciocchezza, un cavillo. Ma questo è anche uno dei motivi per cui, a metà anni '70, Sergio Bonelli in persona dovette tornarsene di corsa dalle sue vacanze per mandare in ristampa il primo numero di Mister No, che era già esaurito solo a qualche giorno dall'uscita. In quella prima, improvvisa ristampa, c'era la forza e il coraggio di quel testone di Jerry Drake.
Personalmente ho cominciato a leggere le sue avventure solo nell'aprile del 1989. Un'avventura in cui, ricordo bene, era rimasto invischiato per colpa di due amiche. Due donne, prima di tutto. L'albo era il 167, il titolo “Africa!” e coincideva proprio con la sua prima lunga trasferta lontano da Manaus, per approdare sulle sponde del Continente misterioso per eccellenza. Manaus, i suoi vicoli polverosi, la sua gente povera e allegra, le catapecchie, il porticciolo e il suo cielo talmente azzurro da fare male agli occhi, imparai comunque a conoscerli pian piano grazie a Tutto Mister No, ristampa che durò per 78 numeri filati. Il Mister No in Africa, rispetto alle prime storie, era comunque un Jerry più smaliziato e forse un po' più maturo, ancorato comunque ai suoi ideali, ma al passo con i tempi rispetto alla seconda metà degli anni '70 in cui, molto probabilmente, ci si poteva permettere un carattere più ingenuo e brontolone. Fu un bel momento, quello, per cominciare a leggere le sue avventure. Ed è questo il motivo per cui, quando penso a lui, lo ricordo con le fattezze che gli ha regalato Roberto Diso, che già all'epoca firmava le copertine di proprio pugno. Non le vecchie colonne portanti della serie, come i grandi Gallieno Ferri, Franco Bignotti o Franco Donatelli. Quello di Diso era il vero Mister No (non me ne vogliano gli altri) e lo sarebbe rimasto fino alla fine. Gli occhi scherzosi, il naso aquilino, il fisico scattante, asciutto e muscoloso e quel suo inconfondibile modo di reggere tra le mani una sigaretta e un bicchiere di tequila. Le sue gambe traballanti quando beveva troppo e il suo sguardo animale quando si trovava acquattato nell'ombra e con una pistola in mano, nell'attesa di qualcuno con cui avrebbe presto ingaggiato il classico momento “o lui o io”. Il suo sorriso gentile e furbetto quando aveva una donna tra le braccia. Il suo gesticolare gioioso quando alla fine di ogni avventura, a bordo del suoi piper, sulle note di “Oh when the saints go marchin'in” di Armstrong, Jerry cantava vittoria tornando a casa, mentre i “cattivi”, a testa bassa, sapevano di essere stati messi nel sacco, nel migliore dei casi.
Molto probabilmente, però, la battaglia più grande di Jerry gli è sfuggita tra le mani e alla fine l'ha persa. Parliamo della battaglia contro l'euro, quella maledetta moneta entrata di traverso anche nelle tasche dei lettori di fumetti, che ha reso un po' tutti più poveri. Da allora, come tutti, Jerry ha perso pezzi per strada. Una fine ingiusta ma, sono sicuro, lui ne avrebbe riso. Se ne sarebbe fatto beffe, della sua fine quasi indecorosa. Quasi non gli avrebbe importato.
Intanto, fortunatamente, possiamo goderci gli splendidi albi ristampa delle Edizioni If, casa editrice mai troppo elogiata per l'ottimo lavoro di riproposizione di alcuni tra i più classici fumetti italiani dei begli anni che furono. Proprio questo mese (giugno), è già in edicola il numero 26, che raccoglie i numeri 51 e 52 della serie (“B-24 carico di Morte” e “Mister No va alla guerra”), ideale nastro di partenza per i lettori che vogliano provare o riprovare le vecchie avventure del pilota amazzonico.
Molto probabilmente Jerry è da qualche parte nel mondo ora, a vivere avventure che non ci racconterà mai. O a godersi un meritato riposo in un paesino sonnolento e libero, su un'amaca ai bordi di una spiaggia, sotto un paio di palme che gli fanno ombra e mentre una dolce brezza estiva e l'aria piena di sale lo accompagnano nel sonno. Beato lui.
Infine, un tristissimo pensiero non può che andare al suo ultimo saluto. Il mio sommo dispiacere non è legato alla fine di un amico che parte per chissà dove e di cui difficilmente avrò notizie. Ma alla possibilità più concreta che, in effetti, di lui non sentirò mai più parlare in futuro. Nemmeno in una cartolina.
Ciao Jerry. Spero di rivederti, da qualche parte.
Collegamenti Esterni:
• La voce "antieroe" su Wikipedia
• Mister No: un tentativo di cronologia
• Mister No sul sito Sergio Bonelli Editore
GIUGNO 2009
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