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 IL FIGLIO DEL CIMITERO
 La storia del bambino che viveva  tra le  tombe

 di Neil Gaiman con illustrazioni di Dave McKean
 romanzo, 348 pg., 17,00 euro - Mondadori

 di Orlando Furioso

"...E io mi sento sempre come quand'ero una cosuccia, che faceva ghirlande di margherite nel vecchio pascolo. Sei sempre te stesso, quello non cambia, e intanto non fai che cambiare e non puoi farci nulla." [Mother Massacre, da Il Figlio del Cimitero]

Prima di qualsiasi altra considerazione bisogna dire una cosa importante su Neil Gaiman, una sua caratteristica peculiare che esula persino dalla qualità delle sue opere, possiamo chiamarlo un dono: i personaggi che escono dalla sua fantasia sono vivi.
Poche righe, quando non poche parole, bastano all'autore inglese per costruire davanti agli occhi del lettore un mondo che si muove, pulsa, respira... (o non respira, come in taluni casi...).
I suoi personaggi, protagonisti o fugaci comparse che siano, si piantano indelebilmente nella mente di chi legge e sono destinati ad abitarci per parecchio tempo. E, parrà esagerato ma così è, si creano delle "correnti affettive", anche intense, verso le persone che vivono nei romanzi di Gaiman.
Questo è, a parere di chi scrive, il segreto del successo di Neil Gaiman.

La premessa era indispensabile perché questo romanzo, Il figlio del cimitero (The Graveyard book in originale), appena pubblicato in Italia, non fa eccezione: pulsa e "vive", crea affezione e piacere nella lettura, dispiace terminarlo perché se ne vorrebbe ancora, le ombre di cui si è appena finito di leggere danzano leggere e insistenti nella mente.

Questo significa che ci troviamo di fronte ad un capolavoro della letteratura (sia pure "per ragazzi", ché il romanzo è dichiaratamente rivolto a loro)?
No. Nonostante le ottime cose dichiarate e sottoscritte poco sopra, nonostante il bell'effetto che la sua lettura produce, Il figlio del cimitero è un romanzo con certi difetti, forse nemmeno troppo piccoli. [Ma, sia chiaro subito, ciò non ci impedirà di continuare ad amare Neil e le sue creature.]

La storia è presto accennata: una famiglia viene sterminata, un piccolo bambino si salva da quest'orribile massacro, viene adottato da una famiglia molto particolare e acquisisce strani poteri. Il bimbo cresce e, aiutato da tutori decisamente fuori del comune, si troverà ad affrontare la causa stessa della sua particolarissima condizione...
E' un racconto su mondi diversi che s'incontrano anche se normalmente non dovrebbero/potrebbero - una specialità di Gaiman sin dai tempi di Neverwhere - sulla crescita, sulle diversità, anche sull'accettazione dell'altro (... e che "Altro", nel nostro caso...). E' una storia, come già detto, piacevolissima, scorrevole, ironica e drammatica nei punti giusti.

Ma provate a rileggere un momento l'accenno di riassunto fatto poco sopra... già, proprio così: è la stessa, identica trama di un certo HP, maghetto con gli occhiali protagonista del ciclo di romanzi più venduto negli ultimi diecimila anni o giù di lì.
Alcune voci sostengono che l'autrice di HP deve forse un pochino della sua ispirazione proprio a un personaggio di Gaiman, Timothy Hunter, mago con gli occhiali protagonista dei Books of Magic di vertighiana memoria, la cui somiglianza con HP potrebbe in effetti risultare quantomeno sospetta.
Ma non vogliamo entrare in questo tipo di polemica che francamente poco ci interessa, convinti anche come siamo che può accadere spesso che idee simili, anche molto simili tra loro, vengano quasi contemporaneamente a persone lontane e diverse senza che ciò significhi che l'uno ha plagiato l'altro o viceversa.

Però nel caso di Nobody, il piccolo adorabile protagonista de Il figlio del Cimitero, risulta difficile, soprattutto all'inizio del libro, convincersi che non stiamo leggendo una riedizione di HP... Insomma, le somiglianze non sono poche. C'è da dire comunque che dopo poche pagine si è già così affezionati a Nobody e alla sua strana famiglia e ai suoi tutori e agli amici, che la sensazione di scarsa originalità del plot viene sommersa dalla piacevolezza della lettura.

Un altra critica che non ci si può esimere dal fare - anche se è difficile farla senza svelare troppo della trama del libro - un vero e proprio "scivolone" si direbbe, riguarda la comprensione immediata, davvero "telefonata", di una situazione che avrebbe dovuto, invece, portare lentamente il lettore da una situazione di agio e sicurezza a una di suspence e pericolo, di vero e proprio terrore anzi. Con questo "scivolone" da parte dell'autore si vengono a perdere diverse pagine di divertimento in quanto, come detto poc'anzi, il lettore, anche il più ingenuo, capisce immediatamente ciò che avrebbe dovuto capire decine di pagine dopo e viene quasi voglia di saltarle, quelle pagine.
Un'altra ipotesi è quella che l'autore stesso abbia voluto intenzionalmente rivelare anzitempo uno dei misteri stessi su cui si fonda il romanzo, ma pare, questa, un'ipotesi arrampicata sui vetri.

In definitiva: una buona lettura per divertirsi passando qualche ora piacevolissima, in compagnia di persone per la maggior parte adorabili che, ci si può scommettere, tutti vorrebbero come amici. Anche in questo caso, come in Sandman o in American Gods, Gaiman riesce a creare una mitologia "credibile" - diciamo così - e articolata, in questo caso incentrata sull'aldilà; una mitologia che funziona e stimola la fantasia, e anche qualche riflessione non banale.

Speriamo però di vedere presto Neil Gaiman al lavoro su un'opera che riesca nuovamente a sorprenderci, commuoverci, disorientarci, riempirci veramente di passione. Come ai vecchi tempi.

disegno di Dave McKean per

Collegamenti Esterni:
• Neil Gaiman.com
• The Art of Dave McKean
• Il sito italiano su Neil Gaiman

GIUGNO 2009

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