| |
POSSIAMO PARLARE DI CRISI
O FACCIAMO LA FIGURA DEI MALEDUCATI?
di Alessandro Bottero
|
Luglio 2009. I numeri sono bassi. Ma che numeri? Non certamente i numeri di poche, pochissime esperienze. Sarebbe sciocco dirlo. Alcuni progetti, alcuni prodotti vendono, o stravedono. Ci sono due allegati editoriali, il Tex allegato a Repubblica e le Grandi Saghe Marvel, che vendono quasi centomila copie alla settimana. È chiaro che i ricavi di queste iniziative danno a Bonelli e Panini un sacco di soldi. È anche chiaro come, chi si ferma a questi elementi, dica “Ma che crisi? Non si sono mai venduti così tanti fumetti!”. Ma è la stessa logica per cui se coloro che sono già ricchi arricchiscono ancora di più, non accettano che si parli di crisi. Anche se nel frattempo il resto si è impoverito. Si chiama “forbice”. I ricchi diventano più ricchi ancora, e i poveri aumentano, ed il divario tra chi è ricco (o forte editorialmente), e chi è povero (o annaspa sempre più) aumenta. E perché? Perché sparisce la classe media. È vero che ci sono pochi editori o gruppi editoriali che prosperano, grazie soprattutto agli allegati editoriali (alcuni, non tutti), ma è anche vero che una cosiddetta “classe media” sta sparendo, e gli altri editori (e non solo le minuscole realtà editoriali) stanno diventando più povere. O per meglio dire vedono diminuire i loro numeri.
E questo succede a tutti. Se un fumetto di super eroi di cui non faccio il nome due anni fa vendeva 12.000 copie a numero, e oggi lo stesso fumetto ne vende 8.000, converrete con me che quel fumetto ha perso lettori. O no? Poi però l’editore di questo fumetto che ha perso 4.000 lettori in due anni, ha tirato fuori dal cappello un qualcosa che gli fa affluire nelle casse milioni di euri. E allora per lui la crisi non c’è. Ma è una mistificazione della realtà. La crisi c’è.
Però c’è chi dice “Eh no! La crisi non c’è! Bonelli produce un sacco di cose! La Panini pure!”. Certo, certo. Ma cosa si produce? Miniserie. Ossia progetti a termine, che poi (come è successo) posso usare due volte come passaggio in edicola, con le raccolte. Oppure progetti partiti in pompa magna, e chiusi. Se i progetti fossero stati davvero il successo annunciato, come mai non sono ripartiti come serie regolare, o perlomeno come seconda miniserie? Vogliamo parlare dell’Eura? Unità Speciale chiuderà col numero 15, e le sue storie verranno dirottate su Lancio Story o Skorpio, togliendo così altro spazio agli autori italiani, per liberi, o miniserie. La chiusura di una serie non è mai buon segno. Soprattutto una serie che aveva cercato di intercettare un pubblico diverso dal solito. Non ci sono riusciti. Perché? Si parla molto della Disney, di come Topolino stia incamminandosi verso una rinascita. Probabile, ma a parte questo? Che fine ha fatto la voglia di sperimentare cose nuove? PK, Witch, X-Mickey, e poi Kylion, ma anche Paperino Paperotto e MAd Sonya. Spariti. Svaniti. Non c’è crisi?
Io so solo che i numeri degli ordinati calano, e che in cinque anni ho assistito al dimezzarsi delle vendite. Se nel 2004 un buon prodotto da fumetteria di un editore medio, poteva aspirare a vendere 1.000/1.500 copie tra primi ordini, riordini, vendite dirette, ed arretrati, in un annetto circa, oggi per un editore di medio livello, magari anche con nomi altisonanti, vendite della metà sarebbero considerate un successo. E non è che nelle librerie di varia i fumetti vendano di più. Anzi….SI vedono più copie, semplicemente perché le librerie di varia possono rendere (non è sempre vero, e non sempre in modo totale, ma semplifico il discorso per essere più chiaro) le copie che non vendono, quindi non rischiano nulla. Ordinano 1.000 copie di Bottero-San e la porchetta assassina, e se non le vendono le ridanno tutte indietro. Tanto che gli frega? Poi però la gente vede le librerie piene di volumi di Bottero-San e la porchetta assassina, e si convince che deve vendere un fottio, e che quindi la crisi non c’è. “Ma di che crisi parli? Ai miei tempi nelle librerie mica c’erano tutti questi fumetti!”.
Il punto è qui. I fumetti delle librerie di varia quasi sempre restano nella libreria, e dopo un tot di mesi vengono resi. Parlo come media. Non parlo dei casi spettacolari, epocali, e assolutamente episodici, legati a un film di successo o a eventi imponderabili. E quando dico che i fumetti restano nelle librerie parlo anche per gli allegati, vendutissimi. Nel 2002, quando Repubblica e la Panini iniziarono questa perniciosa moda dei volumi a fumetti, come allegati editoriali, alla mia obiezione “Questo non aiuterà in nulla il mercato del fumetto”, una delle risposte era “Ma come???? Non sei felice che in questo modo il fumetto è entrato in milioni di case, dove prima era assente?”. La logica era che, quasi per cooptazione inconscia, le persone che vivevano in una casa dove entravano i volumi a fumetti presi nelle edicole, avrebbero iniziato a dire “Uhmmm…ma che è questa roba? Un libro con delle…figure??? Ca##o! Avverto l’insopprimibile voglia di uscire, trovare una fumetteria, e comprare l’opera omnia di Fran Miller!”
E’ successo? No. Non è successo. E lo sapete perché? Perché quelle collane, quei volumi sono diventati “I fumetti Ikea”, vale a dire li trovate perfettamente allineati, le collezioni complete, che riempiono gli scaffali delle librerie Ikea. Ma nessuno li ha mai letti per intero. Tutti. Numero dopo numero. Sono un arredo, come una fioriera, la collezione “I grandi romanzi dell’Ottocento”, o qualsiasi altra cosa che serva solo a essere messa in uno scaffale. Il venduto complessivo dei fumetti da edicola (non degli allegati editoriali a fumetti) rispetto a cinque anni fa è calato. Non è crisi? Lo è, ma chi è sulla lama fortunata della forbice, difficilmente si accorge che l’altra lama, quella sfortunata, si sta allontanando sempre più.
LUGLIO 2009
TUTTI GLI ARTICOLI >>> | TUTTE LE RECENSIONI >>> |
|