LUCCA COMICS & GAMES 2009: riflessioni a freddo
di Alessandro Bottero
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Lucca Comics & Games 2009. Tutti hanno parlato, parlato, parlato. Tutti (o quasi) hanno magnificato i risultati in termini di vendite. Tutti (o quasi) hanno detto che si tratta di un momento cardine nel calendario commerciale & contenutistico del mondo del fumetto italiano. Insomma, per tutti (o quasi) Lucca ormai è un caposaldo. Se dico “o quasi”, è perché post-Lucca c’è stata l’ennesima polemica tra Rinaldo Traini e l’organizzazione di Lucca Comics & Games. La cosa mi ha un po’ perplessato (neologismo che mi concedo), perché non più tardi dell’anno scorso (o due anni fa, forse), Traini era in prima fila alla cerimonia di premiazione, come invitato. E nessuno di coloro che lo attaccano ora sul web, gli ha rivolto domande imbarazzanti. Cortesia istituzionale? Coraggio da web? Boh. Ma ci torneremo.
Allora, Lucca 2009. come è andata?
Personalmente, se consideriamo il lato commerciale, malissimo. Ho incassato molto meno del 2008, e volendo fare un po’ di storia è stata la mia Lucca peggiore dal 2000. quindi stendiamo un velo pietoso. Non essendo un tipo che augura il male ai concorrenti, sono contento che il 99% di quelli che hanno parlato abbiano citato vendite record. Lasciatemi però essere un po’ perplesso, nel notare quasi un’indifferenza verso le proposte che avevo portato. E non stiamo parlando di “fumettini fotocopiati”, o “mal rilegati”. Qui si parlava del quarto numero degli Archivi di Nexus, del numero 8 del Massacratore, e di un libro bellissimo di Roberto Battestini, Fratelli. Non posso credere (scusate la possibile crudezza, ma in fin dei conti sono considerazioni personali, no?) che basti una semplice differenza di due metri all’interno di uno spazio/stand, per determinare un calo del venduto così abissale.
Eppure, nei fatti, molti chiedono “Ma la Bottero Edizioni c’era a Lucca”? E qui mi sento di dire che allora i soldi spesi per
a - i pannelli appesi all’esterno dei padiglioni, con l’elenco degli espositori con i nomi, le sigle, e la piantina per trovarli;
b - il program book, dove c’erano le copertine delle novità presentate a Lucca dai singoli editori;
c - un pannello alto due metri, e largo uno, con il logo della Bottero Edizioni, poggiato su uno stand, quindi alto almeno tre metri in totale;
questi soldi, ripeto, sono SOLDI BUTTATI, perché è evidente (in base alla domanda appena espressa), che nessuno li ha minimamente presi in considerazione, o anche solo guardati di sfuggita.
Quindi commercialmente male. Devo dire poi che non ho avuto modo di girare, se non per rapidissimi “mordi e fuggi” giusto per vedere che aria tirava in giro.
Non ho potuto assistere a nessun incontro e la cosa mi spiace, perché ce ne erano di potenzialmente interessanti, come la serie dei Comics Talks, su editoria, allegati editoriali, e altro.
Non ho sentito nemmeno pettegolezzi, o notizie curiose. O meglio, le ho anche sentite, ma francamente non mi interessa riportarle. Tanto poi alla fine questi discorsi su gossip e indiscrezione sono solo la versione per nerd internettiani del Panem et Circenses di romana memoria.
E allora? Questo articolo che senso ha?
Ha senso perché io Lucca l’ho vissuta. Dal mercoledì, alla domenica. E quindi so di cosa parlo.
So di cosa parlo, quando dico che se uno non passa almeno un’oretta nel padiglione di Lucca Games non ha la minima idea di come può essere una manifestazione di questo tipo, all’estero.
Lucca Games è davvero in grado di porsi alla pari con Angouleme, San Diego, e altre manifestazioni. Forse non come spazi, ma sicuramente come filosofia, e impostazione. Soffitto più alto, corridoio lunghi, spazi multimediali con postazioni serie, e non con tre playstation in croce. Insomma, come ho detto a Renato Genovese, incrociato lì nel corso del mio rapidissimo giro, Lucca Games è una manifestazione di livello europeo, se non mondiale. La risposta di Genovese è stata che tutto questo è possibile, perché le aziende del settore investono nella manifestazione. Non solo nel loro stand. Nella MANIFESTAZIONE. Capito? Perché se poi la manifestazione è attraente, la gente viene, e magari passa al tuo stand. Ma sicuramente, prima o poi passerà anche al mio.
E quindi aziende che investono con una strategia, e spazi belli.
Quando invece le case editrici pensano solo al loro orticello (leggi, il loro stand) i risultati sono, bene che va, stand un po’ coloratini, con pupazzoni appesi, in mezzo a un contesto smorto.
Credo sia PALESE che mi stia riferendo a chi i soldi ce li ha. Non all’editore che investe anche l’ultima goccia di sangue, pur di prendere uno stand tre metri per tre. Parlo di chi i soldi li ha, e ne ha tanti, e che magari (oltretutto) chiede pure gli sconti sul prezzo dello stand, perché…perché sì.
Lucca Games quindi veramente in fase di crescita, anno dopo anno.
E Lucca Comics?
Quest’anno non è stato facilissimo da parte dell’organizzazione pianificare gli spazi. E la novità è stata scindere il blocco editori in due entità: un padiglione a Piazza S.Michele, con i cosiddetti Big, e il resto a Piazza Napoleone. Non entro nei pro e nei contro di questa decisione. Dico solo che il padiglione di Piazza San Michele (se resta) va migliorato di molto come “arredamento interno al padiglione”.
Di novità editoriali ce ne erano. Ce ne erano tante. Non meno di 300, e forse anche vicino ai 400 titoli. Una situazione surreale. Ma d’altronde lo capisco. Se sei un editore medio-piccolo, e di un tuo libro te ne ordinano meno di 100 copie (meno di 100 copie tra tutte le fumetterie d’Italia), saresti un emerito imbecille a rinunciare a Lucca, dove se hai fortuna, un 100 di copie a prezzo pieno riesci a piazzarle. E spesso queste copie vendute direttamente fanno la differenza tra un autunno-inverno sereno, e uno in cui devi farti un culo quadro per saldare le tipografie.
Quindi chi si lamenta dicendo “Portano tutto a Lucca, e così strangolano il mercato”, può anche avere ragione, ma la replica è “Se si vendessero le stesse copie che vendo a lucca, nel corso dell’anno, sotto forma di primi ordini, e poi di riordini da parte delle fumetterie, allora non mi ammazzerei di fatica per sovraccaricare il mio stand di novità. Potrei dilazionarle con calma in 12 mesi, sapendo che il mercato è sano, e concede ai prodotti il tempo necessario alla vendita”. Siccome invece per un editore medio-piccolo il mercato delle fumetterie è dominato dalla legge “O ti va bene il primo ordine, o il prodotto è morto”, perché il mese successivo ci saranno altri 300 prodotti sul catalogo, è giocoforza che gli editori portino tante novità a Lucca. Si chiama “tentativo di sopravvivere”.
Tante novità, dicevo, molte belle, ma anche molte puttanate. E se uso un lessico scurrile, è perché nella maggioranza dei casi è lo stesso linguaggio (tono, stile, parole) che ormai si legge nei fumetti/volumi/graphic novel ammirati e promossi da critica & pubblico.
Signori, ormai sono un vecchio lettore cinico e smaliziato. Hai voglia a dire “Ma l’autore XXX usa un linguaggio scurrile, o anche immagini estreme, per raffigurare simbolicamente il degrado della politica/società/cultura del giorno d’oggi! È una raffinata operazione di satira di costume!”
Palle. È una raffinata operazione di chi sa benissimo che tette, culi, cacca, e parolacce sono la base del facile successo, o perlomeno del “Sicuramente se ne parlerà”.
Nei quartieri più terra terra di Roma probabilmente direbbero “Raffigurare simbolicamente un par de palle.”. Ma si sà, la gente rozza non coglie quasi mai le raffinatezze simboliche della nuova satira.
Però con la cacca ride. Allora di che ride? Della raffigurazione simbolica, o della cacca?
Tra le cose belle vorrei citare Macanudo della Double Shot, Fantazoo della Renoir, Rubor Maximus vol.6 di Cagliostro E-Press, Vampiri di Absolute Black, Root 66 della Tunué, il CD musicale dedicato a Zagor di Coniglio editore, Esperanto di Black Velvet, Arcadia Presenta di Arcadia, Capitan Novara di Emmetre service, Irridemibile di ItalyComics, e Fratelli, autentico romanzo grafico scritto e disegnato da Roberto Battestini e pubblicato da Bottero Edizioni.
Tra le cose brutte vorrei citarne qualcuna, ma evitiamo.
C’è poi stata, tornando da Lucca, la consueta polemica Cosplay.
Ve la faccio breve: i Cosplay hanno diritto di esistere? E se la risposta è sì, hanno diritto di venire a Lucca, quando c’è Lucca Comics & Games, a “rompere le XXXXX a chi viene a cercare fumetti/incontrare autori/vivere un’esperienza mistica di recupero della propria autostima, visto che adesso quasi quasi i fumetti non sono più un ostacolo a trovare una fidanzata”?
Come vedete la questione è seria.
C’è chi dice che i Cosplay non devono venire a Lucca, perché INGOMBRANO. Con i loro costumi impediscono ai veri appassionati di fumetti di camminare senza fastidi da un padiglione all’altro.
Giuro. Non invento nulla. C’è chi ha detto che i cosplayer andrebbero “spostati altrove”, per questo motivo. Non per altri. Per questo.
Ora, giustamente voi lettori di Fumettidicarta, che di neuroni ne avete almeno tre o quattro, cioè il 300% in più della media di chi legge e bazzica troppo a lungo forum/blogghe/siti sui fumetti, a questo punto vi sarete detti “Sì, vabbé. Ma a chi ha detto questa idiozia, gli sarà stato detto “Ué, baluba, ciapa la pala e va a giocare, che se apri bocca ti butta proprio male!” E invece no! La cosa affascinante è che c’è addirittura un dibattito! Ossia, invece di dire “Il Cosplay? I Cosplayer? Sì, vabbé. E allora?”, ci si avvita in paranoie cervellotiche del tipo “Sono cultura!” “No! Sono un para-fenomeno sociale!” o anche “Ecco! Ora i tiggì e la gente (che quasi lo stava facendo, come la cassiera del bar dove vado sempre che adesso quando vede che leggo Tex non mi ride più in faccia, ma mi sorride, quindi CI STA!!!!!!), torneranno a NON PRENDERCI PIU’ SUL SERIO!!!!!”, come se uno dovesse preoccuparsi, relativamente alle cose che gli piace fare/leggere/ ascoltare, se la gente lo prende si o no sul serio.
No, capito? “La gente non ci prende più sul serio, per colpa del Cosplay, perché al Tiggì hanno fatto vedere solo questi fregnoni che si vestono da pupazzi!”. Quindi io ora in metropolitana, non posso più leggere Dampyr, o Capitan America, o X-Comics (beh, magari questo meglio di no….), perché la gente che mi vede non mi prende sul serio.
Grossi problemi di autostima…..ma non avete idea di quanto grossi…..
Comunque, ci sono i Cosplayer, e a chi andava alle mostre mercato da quando ha 6 anni non piace.
Magari non si ricorda che anche lui faceva casino. No. Ora andare alle mostre mercato del fumetto deve essere una cosa SERIA!!! Ti vuoi divertire? Vuoi scatenare l’esibizionista che c’è in te? (perché diciamocelo….un Cosplayer vero DEVE essere esibizionista. Se uno ti chiede “chetelapossoffffanafoto?”, tu devi dire “ma sì certo.”, anche se la ventesima nel giro di tre minuti. Sennò perché hai perso tutto quel tempo a farti A MANO questi costumi? Ti piazzavi il Mocio Vileda in testa, ti sparavi un gessetto bianco sulla faccia, e dicevi “Ecco qua! Il JOKERRRRR!”), beh se vuoi fare tutto questo alle mostre mercato del fumetto non ci devi venire! No! Per niente! Perché poi fai scappare Sergio Bonelli. E se scappa Bonelli, io come faccio?
In sintesi la solita polemica diciamo inutile (stavo per dire idiota, ma non sapendo se potesse essere considerata satira, mi sono astenuto).
Il Cosplay è una cosa sana, oltretutto uno dei pochissimi settori non solo del fumetto, ma proprio dell’intrattenimento a 360°, ancora del tutto privo di logiche commerciali e di sfruttamento (e questo solo Roberto Recchioni l’ha detto, nel corso della polemica), e che quindi dovrebbe essere rispettato proprio in quanto libera e gratuita forma della creatività personale.
I Cosplayer hanno tutto il diritto di venire alle mostre mercato del fumetto, e chi li trova fastidiosi deve solo fare una cosa: rilassarsi.
È però vera una cosa: Sergio Bonelli ha detto (sintetizzo): così non mi piace più. Messa così la manifestazione non ha più senso.
Ora….diciamo la verità…..forse mettere lo stand della Bonelli nel padiglione a Piazza San Michele, assieme a Panini, Planeta-De Agostini, Starshop, Star Comics, non è stata delle migliori.
Capisco il motivo (sposto in un unico luogo tutti gli attori che attirano le folle maggiori, così da far respirare il Padiglione Editori), ma a posteriori occorre dire che il pubblico attirato dagli autori Bonelli è diverso da quello attirato dall’ultimo manga tratto dal cartone animato. Non è una questione di giudizio, ma solo un fatto. E quindi l’entità Bonelli nel padiglione San Michele era fuori posto, non tanto come mero dato fisico di gestione dello spazio, ma come concetto.
Sergio Bonelli ha avvertito questa “fuoripostitudine”, e ha reagito dicendo “Basta!”. Sarà così? Davvero Bonelli a Lucca non verrà più? Tutto può essere, certo, ma a rigor di logica se questo accadesse, allora coerenza vorrebbe che lo stesso si facesse a Roma, per Romics, dove oltretutto i Cosplayers sono percentualmente molto più di Lucca, e a Napoli, che avrà anche pochi Cosplyers, ma che quest’anno aveva l’invasione di Guitar Hero. Se i Cosplayer danno fastidio, a me uno che FINGE di suonare la chitarra, e si sente fico perché FINGE di essere un bravo chitarrista da’ proprio ai nervi. Ti va di suonare la chitarra? STUDIALA, BALUBA!!!!!!
Ma veniamo ad uno dei punti topic di questo articolo:
cos’è che la gente si aspetta da Lucca, e che a Lucca non si può avere.
Siete curiosi, eh? Il pensiero si è formato nella mia mente leggendo tutte le discussioni circa gli incontri culturali che si fanno a Lucca, unito al fatto che se sei costretto a stare dietro al bancone, te li perdi tutti.
Mi sono detto: “Ma se devo vendere i miei fumetti, come faccio a seguire discorsi che mi interessano, e da cui oltretutto potrei imparare cose nuove, o perlomeno come evitare i soliti errori?”
La risposta non c’è. Se organizzi incontri culturali o tra addetti ai lavori, negli stessi tempi in cui una manifestazione commerciale è attiva, e la maggior parte degli editori medio piccoli sta dietro al bancone perché se non vende sono XXXzi, allora giocoforza ai cosiddetti incontri culturali verranno sempre i soliti (che non hanno uno stand a cui badare, o che hanno qualcuno a cui affidarlo, e non sempre è possibile), e i discorsi saranno sempre gli stessi.
Mi spiego meglio: pensare di poter radunare gli addetti ai lavori, che potrebbero dare la loro esperienza e che potrebbero imparare cose nuove, in incontri che si svolgono nell’orario di mostra è assurdo.
Ne puoi radunare qualcuno. Non tutti, e spesso non quelli che veramente hanno cose da dire.
Allo stesso modo è impossibile organizzare un convegno sul settore, nell’orario della manifestazione. Non viene chi dovrebbe venire, perché nello stesso momento è impegnato a vendere fumetti, per non andare in rosso.
Va detto che tempo fa si provò ad organizzare incontri DOPO l’orario della manifestazione, verso le 21:00, ma anche qui…ma chi ci va a un incontro, alle 21, dopo dieci ore di massacro?
No. La soluzione è una sola: smettere di vedere a Lucca, come un momento in cui gli addetti ai lavori possono riunirsi per discutere di problematiche inerenti al settore (e ce ne sono, OH se ce ne sono…), ed accettare che al massimo a Lucca si possono fare incontri di presentazione, magari una chiacchiera estemporanea che nasce dal dibattito, ma poco più.
Quello che servirebbe è un convegno dedicato SOLO alla situazione del mercato.
Un convegno senza lettori, pubblico, lazzi, stand, e problemi di gestione commerciale.
Un convegno dove ci siano relazioni PREPARATE, STUDIATE, DISTRIBUITE, e dove
- editori
- distributori
- fumetterie
- critica
discuta dei problemi che ci sono.
Un convegno (non un “incontro durante una mostra mercato”), con Atti pubblicati, con esperti che vengono a spiegare cosa stia succedendo, dove si chiamano anche i rappresentanti della FIEG, dei distributori da EDICOLA, e per le librerie di VARIA, magari anche le tipografie, e anche, perché no, i rappresentanti delle istituzioni.
Perché il Museo del fumetto non lo organizza? O perché Lucca Comics & Games non lo organizza?
Volete qualche spunto per i temi?
-le vendite dei fumetti in italia sono in calo sì o no, dio canguro? Qualcuno vuole dire DATI ALLA MANO quanto si vendeva cinque anni fa, e quanto si vende oggi?
- il modello distributivo nelle fumetterie è perfezionabile? È possibile applicare alla lettera il modello distributivo delle librerie di varia alle fumetterie?
E ce ne sarebbero anche altri.
Mi spiego? Un convegno. Ossia Relazioni, dibattiti, repliche, proposte di soluzioni, e così via.
Non le quattro chiacchiere che si fanno nella sala incontri, che svaniscono una volta arrivati di nuovo allo stand.
Bah, meglio che mi fermi. Ho parlato anche troppo. Su Traini non ritorno, e sul resto taccio.
Sono sopravvissuto a Lucca 2009. Non è stato facile.
Alessandro Bottero
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Dicembre 2009
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