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 GRANT MORRISON intervista
 Master & Commander - Parte 2

DISCLAIMER
Intervista originalmente pubblicata su www.popimage.com. -- copyright e tutti i diritti riservati agli autori - 2003 - 2004

Danzando attraverso le conchiglie

Prima che gli X-Men diventassero predominanti tra gli impegni di Grant, lui e Chris Weston stavano co-creando la maxi-serie Vertigo The Filth. Recentemente raccolta in volume, The Filth ha dimostrato di essere troppo tenebrosa o troppo particolare per una parte del suo pubblico, più abituata alle figure eroiche, sensuali e splendenti di lavori precedenti come The Invisibles o la JLA. Greg Feely, il protagonista di The Filth, non veste tute rosse e non conosce il kung fu, bada al suo gatto, si soffia il naso e guarda pornografia.
Ma qualcos’ altro, accaduto successo nel periodo durante il qulae The Filth veniva realizzato, al momento in cui lo stavo leggendo era soltanto una nota a margine. Una dichiarazione superficiale. Un commento che sembrava destinato a restare inosservato, privo di importanza. Ma era molto importante, e mi impauriva.
Era il tipo di cosa che non vorresti mai sentire uscire dalla bocca di un genio creativo come Grant Morrison. Quando questa intervista è iniziata, era l’unica domanda che sapevo avrei dovuto fare, qua sotto potete leggerne i risultati.


Domanda: The Filth è stato raccolto in volume di recente. Nonostante non sia stata largamente pubblicizzata come The Invisibles, pensi che la serie, quando è uscita, abbia avuto il successo che ti aspettavi?

GRANT MORRISON: Dal punto di vista artistico sono molto contento di The Filth, e ci ritorno sopra con meraviglia ed affetto. E’ praticamente il lavoro più “forte” che abbia mai fatto. Mi ha visto passare attraverso un brutto periodo ed ha espresso quello che volevo, ma devo ammettere che sono molto offeso dalla mancanza di intelligente impegno critico a proposito della serie. Continuo a leggere cose di persone che insistono a dire che non c’è storia, non c’è trama, non esiste caratterizzazione etc, di fronte all’evidenza del contrario. Alcune volte sono completamente frustrato dalla risposta negativa a quello che considero un lavoro di satira molto schietto, divertente, visivamente splendido, inventivo e diretto.

Ad ogni modo, prevedo una riscoperta di The Filth, ora che è uscito il volume.

Tutti quelli che hanno apprezzato The Invisibles dovrebbero leggere The Filth per la sola ragione che se segui le conclusioni di Invisibles fino ai loro limiti, hai BISOGNO di The Filth per dare un senso a quello che accadrà dopo alla tua vita. Non c’è nessuna ‘magia’. Tutti moriremo, come anche i nostri eroi. E' sempre successo, ed è solo questione di aspettare il momento. La vita è uno stato di sospensione, dove la coscienza vede il suo stesso riflesso nella materia e, si spera, impara qualcosa di dolorosamente splendido sulla sua natura e i suoi obiettivi.

Una cosa che ho trovato piuttosto disturbante è stato un commento che hai fatto in una intervista online, che è sembrato restare inosservato dal sito, dove dicevi di aver tentato il suicidio ad un certo punto della creazione della serie.

GRANT MORRISON: THE FILTH è stato creato immaginando un filtro o un impianto di depurazione – un colorato pseudo-rene, se preferisci – una Cabala smembrata con echi di fallimento e sfruttamento attraverso cui sono riuscito a passare purificando il materiale ultravioletto, dannoso e seducente, ed esaminando tutte le cattive sensazioni e le immagini che ero riuscito ad associare alla vita all’alba del nuovo secolo – la strisciante paranoia della realtà vista come filmato di sorveglianza, gli interminabili omicidi di massa fatti in nome di cause stupide che contano meno delle scoregge, il terrificante disprezzo di sé tipico della cultura occidentale, l’osceno e sempre crescente fascino nei confronti di forme di divertimento basate sulle conseguenze della povertà e dell’ignoranza, l’uso della pornografia come un narcotico ed il suo conseguente impatto sul modo in cui gli uomini guardano le donne, il narcisismo incoerente della ‘reality’ TV. Tutte tendenze che secondo me meritavano di essere oggetto di satira e prese in giro; lasciamo penzolare questo bel paio di coglioni che è la nostra cultura, senza protezione e pronti ad essere colpiti da un bel calcione concettuale – The Filth mi sembrava la porzione ‘artistica’ visibile di un tentativo assai più vasto di consumare un po’ di energia ‘qlippotica’ o ‘negativa’ durante l’attraversamento dell’ABISSO, nell’accezione nota ai maghi.

Per facilitare questo passaggio, mi sono immerso nella lettura di libri sull’anti-vita, sulla morte, il decadimento, la vergogna, la sporcizia, il caos, l’esaurimento nervoso, sulla pornografia vista come controllo mentale, l’umiliazione, la crudeltà, l’arte schizofrenica e la patologia e mi sono cibato di malattia trasformandola in narrativa per fumetto da intravenosa – non mi meraviglia il fatto che molti l’abbiano odiato (il progetto aveva raggiunto una strana forma di dissonanza nella sua incarnazione mensile e pochissime persone tra quelli che lo commentarono sembravano in grado di distinguere un qualsiasi significato dalle nude immagini e parole che scorrevano davanti ai loro occhi. E’ stato fottutamente bizzarro per me leggere di alcuni che dicevano, a proposito di questa storia così meticolosamente programmata e dispiegata, che ‘la struttura è un vero casino’ oppure che ‘The Filth non ha un soggetto distinguibile, non ha personaggi, non ha un tema’, oppure la frase priva di senso e che odio più di tutte le altre, secondo cui ‘The Filth’ sarebbe piena di ‘stramberie per il gusto dello strambo’. Devo ancora vedere qualcuno che cerchi di denigrare WATCHMEN perché parla di ‘supereroismo per il gusto del supereroe’ o MAUS perché rappresenta ‘l’Olocausto per il gusto dell’Olocausto’ e sapere che gliela lasciano passare). Abbiamo odiato tutti la vaccinazione contro la Polio, giusto? A nessuno piace sentire la puntura, dopo tutto, anche quando viene fatta per il tuo bene.

Comunque, The Filth cresceva nella mia testa e diventava una devastante dissezione sul tema ‘Dove Siamo Oggi’ e, come al solito, ho finito per utilizzare la mia vita ed il mio lavoro come un laboratorio elaborando i risultati della sperimentaione in forma di storia. Anche se avevo familiarità con l’Abisso o con la ‘cerchia-da-non-oltrepassare’ (concetti derivanti da varie meditazioni poste ‘alla ricerca di piani d’esistenza superiori’ che risalgono al periodo in cui facevo i miei primi esperimenti sull’ Albero della Vita e sull’ ‘Aethyr’ enochiano) la ferocia dello stato di coscienza che mi intrappolava trasformando il mio mondo mi colse quasi impreparato. Entrai nell’Abisso appena prima l’11 Settembre, credo – quella mattina, mi svegliai in uno stato orribile, urlavo e tiravo calci senza riuscire a controllarmi; più meno risale ad allora l’inizio di tutto. Le cose diventavano il loro opposto – tutti i pensieri, i concetti, tutte le possibilità portavano con sé il loro devastante negativo finché nulla di ciò che non veniva cancellato nel processo aveva più significato. Pensare a qualsiasi cosa senza immaginare contestualmente il suo complemento negativo divenne sempre più impossibile, finché tutto questo scontro ‘particellare’ di concetti mi vaporizzò di brutto rilasciando energia sufficiente ad alimentare la nascita di un sole interno, che alla fine si stabilizzò in una visione della realtà molto strana e nuova (questo tipo di consapevolezza ‘Choronzonica’ è un tratto peculiare delle esperienze che hanno a che fare con l’Abisso). Prima di essere atomizzata, ogni illusione che avevo riguardo me stesso ed il mondo si trasformò come polvere particellare macinata in quel brutale mulino. Mentre scrivevo ‘The Filth’, in un periodo che parzialmente è conciso con la mia sequenza per ‘New X-Men’, mi sentivo così sconvolto e provato da quello che mi stava accadendo e dall’oscuro materiale che cercavo di metabolizzare che mi lanciai verso il balcone del 3° piano di un Hotel sul Sunset Boulevard solo per essere tirato dentro da Kristan, che mi ferii il petto e lo stomaco con il manico di metallo di un cucchiaio, che mi tagliai i polsi stupidamente (ma con estrema classe) usando i frammenti di vetro di una bottiglia di champagne. Tra gli altri numerosi e folli tanghi ballati con la pazzia, progettati (si direbbe) solo per rendere più interessante la mia biografia (vi prego, vi prego, vi prego non fatelo a casa, amici. Lasciate queste cose ai professionisti, sono tutti esperti e in gamba, potete starne certi). Per la maggioranza del tempo Non sono stato IN ME: ero preda in continuazione di ogni tipo di tendenze ossessive. Quella stessa cosa che mi ha permesso di andare avanti quando stavo per morire in ospedale nel ‘96 mi ha salvato di nuovo; il contesto in cui mi trovavo e la pura e semplice voglia di Vita Reale. Il mio ‘tunnel di realtà’,come lo chiama Robert Anton Wilson (vedi http://www.rawilson.com/main.shtml, NDT), mi consente di inquadrare convenientemente ogni esperienza ed ogni stato di coscienza, buono o cattivo, nel contesto della mia iniziazione magica e della mia evoluzione. Le discipline magiche portano struttura, significato e progettualità in momenti della vita che sono apparentemente senza struttura, senza senso e pieni di dolore. E aiutano anche le discipline terra-terra legate al guadagnarsi da vivere e al condividere una relazione.

Abbracciare veramente il Caos significa arrendersi alla definitiva e inflessibile espressione della Legge e dell’Ordine del nostro universo – legge secondo cui Tutto Cambia. Non avevo possibilità di spingermi molto più in là finché non saltò fuori la Pop Mag!c con il suo codazzo di teorie selvagge e stranezze visionarie. Craig mi ha intervistato durante il periodo peggiore e più nero che abbia mai passato perciò sono sicuro che nel suo libro questo salti al naso come una puzza fastidiosa. Sono sicuro che vi spaccherete le mascelle dal ridere.

Devo dire che arrivai alla ‘fine’ del percorso ‘magico’ come l’avevo conosciuto e praticato per 25 anni e, come un uomo che si trova nel punto di scoppio di una bomba nucleare, inebetito e confuso, con le orecchie che fischiano, sto cercando di trovare nuovi modi per spiegare ciò che è successo e presentarlo al mondo sotto forma di Magia ‘neutra’. The Filth è stato scritto a partire da questa esperienza. Ma la roba veramente buona deve ancora arrivare.

Chiunque abbia interesse a coltivare queste cose (e sono sicuro che molti dei miei lettori già le praticano) la saggezza Cabalistica che ho riportato a casa dal processo di scrittura di ‘The Filth’ è molto semplice e profonda ed è espressa da Greg Feely nella scena che si svolge sul retro del negozio di fiori – la Corona è Nel Regno, e Anche il Contrario è Vero. E per voi fan della magia enochiana, Greg si può interpretare come Nemo che cura il suo giardino, se vi va.

Naturalmente mi ci è voluto un sacco di tempo ed una canzone dal nuovo disco dei Monster Magnet (http://www.monstermagnet.net/, NDT) per comprendere finalmente il vero messaggio dall’Abisso.

'Chiudi il becco, stronzissimo bambinone'

E così ho intenzione di fare! Farà così anche Horus, il pazzo Dio-Bambino degli Eoni, se glielo direte gentilmente. IAMIUHUAMI (suona un po’ come IOSONOTECHESEIME, NDT).

Beh, speriamo che tu abbia superato tutto questo, so che ti fa ancora male ma non puoi pensare di scalare l’albero senza sostegni se continui a rimanere ancorato alla polvere.

GRANT MORRISON: Certamente. Mi sento molto meglio adesso ma per un po’ le cose sono andate fottutamente male e mi hanno scosso fino alla punta delle scarpe.

 

Della Stabilità caotica e delle belle ragazze pachistane

Da quando Grant ha lasciato la Marvel per onorare un contratto con la DC Comics, tre nuovi progetti sono stati annunciati. Tutti e tre mini-serie per la linea Vertigo. Seaguy con Cameron Stewart, We3 con Frank Quitely e Vimanarama con Philip Bond.

DOMANDA: Seaguy è una mini-serie di 3 numeri. Di solito un lavoro di questa lunghezza viene pubblicato come ‘graphic novel’ o come albo unico di formato ‘prestige’, invece questa apparirà nel tipico formato ‘comic book’. Questa è una conseguenza legata al concetto di ‘Pop Comics’, ad un formato simile a quello delle serie che Warren Ellis ha pubblicato di recente con la DC?

GRANT MORRISON:
Seaguy, We3 e Vimanarama sono stati concepiti come storie complete di 96 pagine da pubblicare nel formato a costola rigida simile a quello usato per ‘Earth 2’ – solo dopo Karen Berger ha deciso di pubblicarli prima nel formato classico come mini-serie di 3. Perciò sì, in linea di principio l’idea dietro a questi fumetti è di raccontare tre storie compiute che chiunque può leggere senza bisogno di altri riferimenti. E’ il tipo di impegno che mi piace affrontare tra due grandi progetti – dieci anni fa feci la stessa cosa con albi speciali come 'Mystery Play' e 'Kill Your Boyfriend' – e adesso volevo creare quello che, per mancanza di una definizione migliore, mi piace chiamare ‘manga Occidentale’ – una ricetta super-compressa e innovativa, cibo veloce per cervelli veloci.L’idea è quella di creare del materiale sofisticato che può piacere ad un bambino di cinque anni sveglio, ma anche alle signore di mezza età o ai ragazzini ‘cool’. Questa nuova roba che uscirà in estate è stata molto influenzata dal periodo che ho trascorso a Hollywood e in Giappone, tra le fate e le leggende popolari, Miyazaki, la Pixar e Dennis Potter.
Ragazzi, questa è la ‘supercompressione’! Non fatevela scappare intanto che ne è rimasta un po’ in magazzino. Diffidate delle imitazioni.

Il lancio di Seaguy fa riferimento ad alcuni ‘sinistri’ marchi industriali: quando tutte le grandi battaglie sono state combattute quali nemici rimangono? La Evil Cola?

GRANT MORRISON: Non è rimasto nessun male da combattere in Seaguy. Il mondo è ’perfetto’. Gli eroi di questa storia affrontano la piatta e fasulla fotocopia della realtà, per come questa parola è stata spietatamente definita dai media. Il nauseante blob senza forma delle vite non scritte (le nostre) in un mondo dove OGNI casa è la casa del Grande Fratello e noi siamo tutti perfettamente infantilizzati e forzati a sorvegliarci l’un l’altro dai nostri padroni, che nessuno è più in grado di identificare – ti ricordi quando tempo addietro dissi ‘Nel futuro tutti saranno famosi 24 ore su 24?’ Ti fischiano le orecchie?
Sono davvero contento che Seaguy sembri riscuotere così tanto successo e spero che questo significhi che la DC ci lascerà portare a termine presto i rimanenti 9 numeri - 'slaves of mickey eye' e 'seaguy eternal' sono archi di storie e questo prima di arrivare alle 'cosmic adventures of seaguy'. Credo che alla fine in 12 fumetti si possa raccontare tutta la storia ma ci lavorerei sopra con Cameron per sempre se le idee continuassero ad arrivare.

Quello delle telecamere di sicurezza è un argomento che ho già sottolineato, perchè non si tratta solo di reality TV, è un problema che riguarda la realtà stessa. Ogni giorno sempre più telecamere filmano il paesaggio e perfino quello che indossiamo, al punto che alla fine ognuno di noi è perennemente inquadrato e, come ha detto qualcuno, “Tutto il mondo è un palcoscenico”.

GRANT MORRISON: Il personaggio di Reuben Zion di Invisibles fu creato come un commento a questo – era qualcuno che vedeva le telecamere – la società vista come l’opportunità di trasformare la propria vita noiosa in una performance artistica che non si ferma mai, perché è questo che le nostre vite sono diventate. I poliziotti stanno seduti in panciolle davanti ai multi-schermo, osservando il dispiegarsi dell’infinito spettacolo del nostro viavai del venerdì sera nel centro. Potremmo travestirci per loro, recitare strani drammi nelle strade, improvvisare inesplicabili “atti unici” che descrivono scene di arbitraria gentilezza, perversione e bizzarre rivelazioni. Se dobbiamo avere le telecamere che registrano ogni nostra singola mossa, tanto vale meritarsi tutta questa attenzione.

Ci sono davvero state troupe teatrali che l’hanno fatto,di solito davanti alle telecamere di sorveglianza della metropolitana. Seaguy viene anche descritto come un’opera che dipinge una realtà post-utopica e tu ti sei spesso definito un utopista. Che cosa significa davvero questo per te? Mentre esistono parecchie grandi risposte alle questioni riguardanti questo argomento, tipo quelle descritte nell’Utopia di Tommaso Moro, per la maggior parte si tratta di una conclusione personale.

GRANT MORRISON: Credo di essere stato io a definirlo una post-utopia (una frase che manda in fregola gli accademici adesso è post-colonialismo, mi hanno detto, perciò probabilmente me la sono inventata da me) nel senso che, nel mondo di Seaguy, una riconoscibile utopia ‘di facciata’ viene raggiunta a scapito di interesse e significato. Non ci sono davvero più cattivi nel mondo di Seaguy, nessuna cospirazione, solamente espedienti e tentativi ‘controllati’ di fornire all’uomo ciò di cui ha bisogno e ciò che è meglio per lui – un tipo di molle lassismo che incontrollato genera una mostruosa tirannia. L’infanzia perpetua del mondo.
Per quanto riguarda le mie idee sull’’utopia’, nel passato mi sono definito utopista perchè la parola mi suggerisce un certo brillante ottimismo, del tipo che vede i problemi che si risolvono da soli, anche i peggiori. Questo implica un certo tipo di fede nei confronti di quei processi naturali e fondamentali di cui tutti facciamo innegabilmente parte ma dei quali alla maggioranza della gente non importa occuparsene (fino al momento in cui è costretta) – la vita,la morte, le elaborate connessioni tra i macro ed i micro-mondi che ci circondano e che si trovano all’interno dei nostri corpi – tutte quelle cose che ci hanno insegnato ad ignorare. Nonostante tutte le prove a evidenza del contrario, credo che le cose stiano procedendo esattamente come sarebbero dovute procedere e che non dobbiamo preoccuparci di nulla se non del frequente fastidio dovuto al lento e spesso doloroso decadimento del nostro sbuffante ‘vestito di carne a orologeria’. Comunque nessuno sembra preoccuparsi molto quando nasce o quando il suo corpo si trasforma in quello di un dodicenne e quindi nel corpo di un ventenne, non è così?
E poi quando mi sento così sono come uno skinhead perfezionista in gran forma e altamente giudizioso ed è in questi momenti che apprezzo di più la canzone ‘Utopia’ dei Goldfrapp, che per me rappresenta la colonna sonora della serie MARVEL BOY. ‘Sono un cervello super. E’ così che mi hanno costruito, mia bella fascista’.

Vimanarama sembra quasi presentarsi come una specie di introduzione per novellini alla storia ed alla religione del Medio-Oriente, ma tu credi che attirerà allo stesso modo lettori mediorientali e nordamericani?

GRANT MORRISON: Non si tratta di una lezione di storia o di religione. Protagonista è una grossa famiglia di Pachistani che vive nella moderna Bradford e la storia non è che un grande, epico, romanzo di fantascienza. 1000 e una notte che incontra gli Asian Dub Foundation, Jack Kirby ed i Monster Magnet, adattati per il pubblico di oggi. Il progetto è nato con chiacchiere tra me e Steve Chandra riguardo un progetto pazzesco su una grande rock-opera asiatica, cosmica e nello stile Roger Dean [n.d.t.: http://www.rogerdean.com/]. Non è detto che io e Steve collaboreremo mai ad una cosa del genere, ma VIMANARAMA! è la versione di alcune delle idee con cui ho iniziato a giocare ascoltando gli ultimi due album dei ADF. Il lavoro di Phil Bond è incredibile. Immense panoramiche cinematografiche di Londra in rovina e cieli riempiti da mostruose macchine volanti dell’epoca Rama. 'Daleks Invasion Earth' (un vecchio film del 1966 del Dr. Who,NDT). Quel genere di cose. Non gli ho mai visto fare nulla di simile. Un lavoro epico, lo vedrete.
Ma, per rispondere alle tue domande, no, non riesco davvero ad immaginarmi un iracheno che schiva i proiettili per andare ad ordinare ‘Vimanarama!’ nella locale fumetteria di fiducia.

Finora, quasi tutti i tuoi progetti che sono stati annunciati per la DC sono delle mini-serie. Pensi di avere bisogno di un po’ di respiro prima di gettarti nella prossima serie a lungo respiro?

GRANT MORRISON: No. Sto portando avanti tonnellate di roba, come ti ho già detto prima, ed il tutto si collegherà in qualcosa di più grosso di una serie. Molto differente, molto nuovo, molto sexy – ti interessa?

Mi stai prendendo per il culo? Certo che mi interessa!

Al momento hai due progetti in cantiere con Frank Quitely, We3 ed un altro lavoro ancora senza nome. Il nome di Frank sembra essere associato ad un mucchio di lavori, o per lo meno molti scrittori lo hanno tirato in mezzo. Che cos’è che ti piace di lui, al di là della sua abilità artistica? Frank è il genere di persona a cui affidi una storia sapendo che lui la ‘tratterà’ al meglio?


GRANT MORRISON: I ‘molti scrittori’ a cui ti riferisci sono Mark Millar che da solo si traveste in una folla di uomini sospetti. Frank sta lavorando a We3 con me ed in seguito faremo una serie in 12 capitoli per il DCU. Ha anche fatto un po’ di copertine per la Vertigo.
Vince [n.d.r.: Frank Quitely] disegna nel modo in cui piacerebbe a me disegnare – riesce a centrare i miei sogni e le mie intuizioni più nebulose ed a tatuarli sullla pelle a 2-dimensioni del fumetto con un capacità del dettaglio pauroso: con lui posso parlare di storia dell’arte, posso spiegargli alcune cose facendo riferimento alla classicità, al colore o ad esperienze condivise, è molto facile comunicare con lui le mie idee e fargliele comprendere. Mi sento privilegiato a poter collaborare con un tale maestro della forma, il cui lavoro sarà studiato finchè esisteranno organi sensoriali che lo sapranno ricevere. E’ davvero la mia anima gemella artistica, il mio collaboratore perfetto. Solo Cameron gli va vicino. Che cosa mi piace di Quitely? Ma non l’avete visto in faccia? E’ un amore!

Analizzando le idee di partenza, avrei scommesso che We3 sarebbe stata la storia di 3 persone che sopravvissute ad un oscuro esperimento militare. Salta fuori che mi ero sbagliato sulle ‘persone’. Da ciò che ho capito si tratta di animali e questo mi ha fatto subito pensare al vecchio esperimento della CIA con i gatti [n.d.t.: Acoustic Kitty, un esperimento degli anni 60 per trasformare degli innocui gattini in spie del nemico rosso]. Puoi rivelarci qualcosa di più sulla serie?

GRANT MORRISON: E meglio che la leggiate. Ci sono delle parole a malapena all’interno così, tanto per cambiare, non ho molto da aggiungere sul significato del fumetto. Non ci sono grandi strutture simboliche. In pratica è narrato dal punto di vista degli animali. Da un'altra prospettiva, l’idea originale partì dal desiderio di lavorare un po’ di più con gli animali chirurgicamente-potenziati apparsi in ‘The Filth’, quindi il tutto si sposò con un simpatico articolo apparso sul ‘New Scientist’ che parlava di ratti telecomandati usati in ambito militare e fece sbocciare il sogno (che avevo da una vita) di creare una classica storia di animali nello stile di 'Incredible Journey', e 'Watership Down' attraversata dallo stile grafico ultra-violento che è il marchio di fabbrica di Frank Quitely. La scena del massacro di conigli in apertura del secondo numero porta l’arte del dare il volta-stomaco verso nuovi e deliziosi livelli.
Mi sono letto un sacco di libri sulla comunicazione animale e, in pochissimo tempo, riuscivo ad utilizzare le tecniche lì imparate per grugnire, latrare e squittire le idee sulla storia direttamente al mio collaboratore, in cambio di banane e vodka. L’intera premessa di We3 si spiega in poche pagine del primo numero: dopo questo tutte le parole diventano superflue. Questo è il mio tipo di ‘Storia Lineare’. L’ho scritta dando ascolto alla parte di me che ha dieci anni perciò non ci sono stronzate. Lineare come un girino che diventa una rana.

Come sta procedendo il tuo romanzo ‘The IF’?

GRANT MORRISON: Lentamente ma con grande dignità e con un grande amore per l’AAAAAAArteee!!! Ci sono un po’ di editori mainstream interessati (ne saprò di più dopo le fiere del libro di Agosto) e sembra che riuscirò a terminarlo entro l’anno. Continuo a descriverlo come 'Harry Potter' che incontra 'Arancia Meccanica' anche se in effetti è molto meglio.


Dove sono finiti tutti gli uomini buoni, dove sono tutti gli dei? Dove sono andati gli Ercole della strada ad affrontare le difficoltà crescenti?

Oltre le mini-serie Vertigo, Grant verrà anche coinvolto in alcuni progetti collegati all’universo DC ancora senza nome. Uno di questi è stato intravisto di recente e riguarda l’insieme di serie che compone il progetto dei ‘Seven Soldiers’. In questa parte cerchiamo un po’di scoprire chi siano questi Sette Soldati.

Hai detto che, in aggiunta ai tuoi progetti ‘creator-owned’ per la DC, stai anche per confrontarti con una serie di personaggi del DCU. La DC ha intenzione di puntare sul revival di vecchi personaggi caduti nel dimenticatoio oppure sei stato più indirizzato verso alcuni dei ‘pezzi grossi’ della casa editrice?

GRANT MORRISON: Dopo che avevo terminato New X-men ed ero fuggito via dagli angusti confini della scuola di Xavier e dalle sue emozioni surriscaldate, lo scorso agosto ho avuto uno strippo mentale di idee nuove ed ho lanciato alla DC l’idea di un progetto enorme chiamato ‘SEVEN SOLDIERS’ che aveva l’intento di ricostruire il concetto di ‘supereroe’ dalle fondamenta ancora una volta, per il mio divertimento e quello dei miei lettori. Perché no? Che cazzo si può fare ancora con il concetto di supereroe di questi tempi?
Capii che non c’era molto che potessi fare se avessi voluto alterare radicalmente una qualsiasi delle ‘icone’ DC usando le mie nuove tecniche, così ho spulciato il ‘catalogo arretrati’ e loro mi hanno permesso di ‘reinventare’ parecchie super-non-celebrità, allo scopo di provare che tutti i personaggi hanno in sé la scintilla del successo da ‘serie A’, anche solo nel nome. Avevo intenzione di dissezionare e ricomporre brandelli di genere NUOVI e ‘memeticamente modificati’ e spero così di allargare la nozione di ciò che un fumetto di ‘supereroi’ può essere esplorando nuovi ambiti differenti. E’ stato parecchio divertente.

Ho sviluppato una nuova tecnica di racconto ‘modulare’ per questo nuovo lavoro, e credo che rappresenti una discreta novità. Si tratta un progetto ambizioso e imponente, lo scoprirete quando sarà annunciato, e sono molto contento che la DC sia così aperta alle nuove idee ed abbia la volontà di rischiare con quelli che sono essenzialmente personaggi NUOVI che usano vecchi nomi. Ho già scritto circa metà del tutto ma non credo che sarà pubblicato prima del 2005. Tenete d’occhio I ‘bollettini’ per dettagli ecc.
Naturalmente ho anche grandi progetti per alcuni dei ‘pezzi grossi’ DC che svilupperò prima e dopo i ‘SETTE SOLDATI’ ma questo è tutto quello che posso dirvi dato che gli uffici marketing stanno preparando ora il lancio pubblicitario per questa estate

Quando dici che stai cercando di allargare la nozione di ciò che un fumetto di ‘supereroi’ può essere in nuovi e ‘diversi’ ambiti ti riferisci ad altri generi oppure a generi di nicchia? Ad una serie ‘romantica’ o ad un giallo con all’interno questo tipo di personaggi? Oppure ad una tecnica di racconto più ad alto livello?

GRANT MORRISON: E’ una cosa del genere, più meno, quindi non ti devi scusare – l’universo dei SEVEN SOLDIERS è un arazzo denso ed intricato di storie intessute dalle vite di un gruppo di super-uomini di terza categoria – il tipo di personaggi che non entra nella JLA, che non ha mai visioni della Quinta Dimensione e che può solo sognare un giorno di salvare il mondo. Questo è l’Universo DC osservato dalle sue radici e dal basso verso l’alto, a partire da un livello di esistenza molto al di sotto del fascinoso mondo fatto di nascondigli sulla luna, quartieri generali segreti e azioni da prima pagina riportate dai giornali di tutto il mondo. Uomini e donne con poteri strani ma senza in genere forti motivazioni o qualità che li spingano a combattere il crimine o ad aiutare le persone – insomma, simili alla maggioranza di noi messi nella stessa situazione. Tutti i personaggi di SEVEN SOLDIERS all’inizio sono uomini di spettacolo, uomini in fuga da culture bizzarre o persone qualunque che cercano di fare un dollaro utilizzando le abilità insolite che il destino ha loro assegnato. Naturalmente tutti passeranno attraverso esperienze che cambieranno loro la vita (magari terminandola), e questo porterà loro e noi ad esplorare alcuni dei limiti di ciò che intendiamo come ‘supereroe’.

Sistemato tutto il materiale preparatorio per SEVEN SOLDIERS, il mio fiuto per i ‘collanti di concetti’ mi ha condotto verso la breve ma affascinante fase dei primi anni ’70 della DC che passa sotto il nome di ‘Weird Adventure’ – quei titoli di stampo gotico/romantico pieni di ragazze lungo-vestite con in mano lanterne fiammeggianti ed in fuga attraverso brughiere spettrali: titoli come ‘Spirit World’ e ‘In the days of the Mob’ di Kirby, i racconti di pirati di Alex Nino, le variazioni sul tema dello spettro in ‘Death Wish’ di Fleisher, ‘Black Orchid’, ‘Jonah Hex’, ‘The Vigilante’ ‘Doctor 13’ e tutte quelle strane storie di ‘swami’ impazziti [n.d.t.: uno swami è una specie di santone], scaccia-fantasmi, mesas infestate, avventurieri condannati dal fato e case brulicanti di mostri – che, nonostante rappresentassero un genere di storie che all’epoca disprezzavo, ora sembrano mature per essere riconsiderate e rivalutate. Ho intravisto la possibiltà di lanciare una nuova estetica che prende il via dalle strane sensazioni che sentivo provenire da queste accozzaglie di scarti, quindi sì, voglio tentare deciamente di utilizzare il materiale di SEVEN SOLDIERS e di infonderlo con un po’ di quella bizzarra diversità, seminando di nuovo questi vecchi e logori pascoli di genere con il grano ‘memeticamente modificato’ nello stile GM. Super-drammi epico/modernisti si intersecano a pirati molto insoliti, fantascienza psicologica, fantasy del tipo ‘Signore degli Anelli’ spostato nella Los Angeles dei nostri giorni, horror gotico puritano, un cavallo parlante insangiunato: insomma praticamente tutto quello he mi passa per la testa. Un nuovo sconfinato insieme di super-ingredienti, ognuno dei quali ha qualcosa da dire e risveglia brividi del tutto nuovi: non il solito vecchio stile ‘supereroico’.

Potresti dirci di più su questa tecnica ‘modulare’ di racconto? Se dovessi indovinare penserei a un sacco di spezzoni, o per meglio dire di soggetti che riverberano da un titolo al successivo, è così?

GRANT MORRISON: Ogni titolo funziona a sé stante, ogni mini-serie può essere letta da sola e l’intero quadro prende forma come un puzzle e si trasforma in un’imponente epica con storyline multiple e intersecanti, spaziando lungo un mare di generi ed emozioni umane. Immaginalo come un oggetto che ti fluttua di fronte con all’interno un gigantesco cast di superuomini, mostri, cattivi e gente comune: aggiungi la minaccia di estinzione del genere umano. Il concetto principale che lega tra loro la squadra dei Sette Soldati è un assassino, come dicono quelli della Forza. Altri dettagli arriveranno dalla DC a breve, credo.

Riguardo ai sette personaggi scelti per diventare I Soldati, sei entrato nel progetto sapendo esattamente chi avresti voluto o si è trattato di cercare nel catalogo DC chi si avvicinava di più al progetto?

GRANT MORRISON: L’evoluzione è proceduta organicamente. Avevo un’idea abbozzata nel mio notebook un paio di anni fa – Dan Raspler mi chiese che cosa avrei voluto farne della JLA se mai l’avessi ripresa in mano e io non ne avevo idea, cosa che mi continuava a stuzzicare la mente finché non saltò fuori qualcosa, sotto forma di disegni e appunti. La mia intenzione originale era quella di fare una nuova serie di gruppo chiamata JL8 [n.d.t.: simile come pronuncia a JLA], un gruppo simile alla JLA ma senza personaggi di grido. Mi sembrava d’altronde che se Authority aveva funzionato con un mucchio di pesonaggi nuovi, sarebbe stato possibile prendere una manciata di vecchi personaggi, dargli una ripulita, ‘re-immaginare’ le loro origini, I loro poteri, il loro look e le loro motivazioni e farli passare come personaggi nuovi di zecca. In più, per dare ai membri della JL8 un inconscio appeal di familiarità, feci riferimento al gruppo classico dei Vendicatori andando a cercare degli analoghi (e oscuri) personaggi DC che avrebbero rispettato la consegna – Mister Miracle al posto di Thor, Demon al posto di Hulk, il Guardiano al posto di Capitan America, l’Incantatrice al posto di Scarlet, il Ragno al posto di Occhio di Falco e così via… Man mano che il progetto si sviluppava e cambiava in qualcosa di imprevedibile (rispetto agli spunti di partenza), un mucchio di personaggi dovettero essere abbandonati (la mia versione di Demon, che adoravo, fu rigettata perché era troppo distante dall’originale di Kirby. Era un’idea ben strutturata e mi aspetto di rielaborarla altrove. Quindi fu la volta di MANHUNTER – che riuniva il Manhunter classico della DC con J’onn J’onnz – che adesso è stato rimpiazzato da un concetto molto più divertente e potente, FRANKENSTEIN, nome che deriva dalla serie ‘Spawn of Frankenstein’ di Mike Kaluta) mentre altri furono portati dentro ad occupare ruoli più complessi in SEVEN SOLDIERS – che rappresenta comunque un tentativo molto più ambizioso di creare narrativa ‘veloce’ e a larga fruizione. Il Grosso Manga Occidentale.
I soli personaggi del nuovo progetto SEVEN SOLDIERS mutuati dall’originale JL8 sono il Guardiano, Mister Miracle ed il Ragno, che appare ma in un ruolo più piccolo e molto differente. In questa serie appare un esercito mostruoso di attori – a parte i sette protagonisti, ho resuscitato o completamente ricreato un’altra decina di ‘reperti d’archivio’ più una squadra di nuovi tizi e alcuni dei migliori e più spaventosi cattivi che abbia mai utilizzato, credo. Sono molto eccitato. Si parla di 30 numeri – inclusi il primo e l’ultimo a doppia foliazione – quindi quasi tre anni di fumetti strizzati in una scarica di adrenalina e intelligenza lunga un anno. La speranza è che fornisca una lettura molto nuova, insolita e coinvolgente.

Per un personaggio che hai scelto, Mister Miracle, è stata prevista da un po’ di tempo una revitalizzazione come supereroe della Wildstorm: la loro serie influenzerà il tuo lavoro? O viceversa?

GRANT MORRISON: Non ne ho idea. Non ne sapevo niente e così di certo questa cosa non ha avuto un impatto sui testi che ho già inoltrato. Il mio Mister Miracle non è Scott Free e l’intero approccio alla storia dei Nuovi Dei è molto diverso.

 

SEPHER MORRISON

Anche se nolte persone conoscono meglio il suo lavoro nel campo dei fumetti, Grant è anche un musicista ed ha scritto film, pezzi teatrali, addirittura videogiochi. Ma, quasi a collegare tutti questi medium disparati si deve sottolineare il suo coinvolgimento nel mondo della Magia. Attraverso il suo stile personale chiamato Pop Magic, Grant mostra che chiunque può compiere elle magie. Dettagli su questo si possono trovare sul sito di Grant nella parte dedicata al Book Of Lies: The Disinformation Guide to Magick and the Occult, reso disponibile grazie ai tipi del Disinfo Network.

D: Trovi che certi scrittori o persone coinvolti nel mondo della magia possano ispirare alcune coincidenze nella tua vita? Si possono fare tutta una seria di asserzioni a partire da questa idea, ad esempio che le persone sono semplici conduttori magici oppure che la magia può essere intesa come un virus ecc. L’ultima volta che ti ho intervistato ho stampato il pezzo completo e lo stavo editando su carta nel mio appartamento: circa nello stesso momento stavo leggendo il volume di Invisibles ‘Kissing Mister Quimper’ ed ho iniziato a notare come un sacco di quello che avevi dtto nell’intervista rifletteva idee portate avanti all’interno del fumetto. Anche ora che ti sto intervistando di nuovo, sono stato con una ragazza che aveva uno scorpione tatuato in fondo alla schiena.

GRANT MORRISON: Come ho già detto, vedo la magia come una specie di ‘attenzione speciale’: i maghi osservano ed ascoltano il mondo che li circonda con estrema profondità a ed usano la loro conoscenza dell’ovvio per fare cose che possono sembrare incredibili o soprannaturali ad un osservatore che non è stato allenato ad osservare le cose con la stessa attenzione. Ricordati che la coscienza umana – in pratica TUTTO CIO’ A CUI POSSIAMO PENSARE – occupa uno spettro di visione molto ristretto. Degli 11 milioni di bit di informazione che i nostri sensi raccolgono ogni secondo, la mente cosciente non ne elabora 10,999,984, lasciandoci molto poco con cui pensare e riflettere – solo 16 bit di informazione al secondo. Fermiamoci a questo. Nel mondo che ci circonda ci sono una quantità enorme di informazioni e cose che ci rifiutiamo o non abbiamo bisogno di processare a livello conscio – da cui derivano quelle vibrazioni e quei flash del subconscio che tutti chiamiamo impressioni, intuizioni o dejà vu. C’è inoltre umezzo secondo di tempo che intercorre tra un ‘evento’ esterno e la nostra capacità di averne coscienza. Tutto ciò che vediamo e facciamo è successo in verità mezzo secondo prima e l’abbiamo già compiuto prima che la nostra mente sia riuscita ad afferrare le nostre azioni e ad assegnare loro un significato nella nostra auto-storia che si stà svolgendo. La 'Consapevolezza ' ci offre solo una minuscola percentuale di tutti I punti che compongono l’universo, ma nonostante ciò tendiamo a credere di avere tutto in mano. In pratica la verità è che siamo coscienti a malapena di quello che succede attorno a noi, come la scienza ci ha mostrato. Il mago cerca di portare alla luce della coscienza un poco di questa vita inconscia e ‘oscura’: in questo modo impara a ‘vedere’ l’universo meglio ed a lavorare con i suoi meccanismi, impara a rendere più ricca la sua esperienza e quella degli altri. La magia sembra ‘paurosa’ perchè si occupa di queste aree della coscienza che normalmente sono nascoste sotto un velo.

Tutto il resto, il modo di presentarsi, gli anelli, i linguaggi segreti, ha più a che fare con la necessità di creare un’aura ‘fascinosa’ intorno a sé e non ha molto contatto con la pratica magica; abbiamo tutti familiarità con l’immagine del ‘mago’ o dello stregone vestito alla ‘Gandalf’, oppure con il sinistro Anton LaVey, con il suo scettro, i pentagrammi e la cappa finto-mediorientale. Ma per essere onesti, più si guarda da vicino il mondo e le persone che ci circondano, più ‘magico’ questo sembra diventare. Le coincidenze cominciano ad accumularsi finchè ci si accorge che tutto è una coincidenza, scioccante, inattesa e mozza-fiato come il migliore dei trucchi. Presto si capisce che non c’è bisogno del cappello a punta o del grimorio, anche se questi possono aiutare all’inizio ad entrare nell’atmosfera giusta, prima di capire che cosa realmente si sta facendo. Procedendo con la pratica e diventando sempre più coscienti di come le coincidenze concorrono insieme alla creazione del mondo, si imparerà come si fà a ‘causare’ delle coincidenze ed a stupire o sconfortare le persone a cui non è mai stato insegnato (o a cui non interessa imparare) quanto facile sia. Gli uomini della legge aborigeni devono forse imparare a memoria l’ordine dei sephirot della Cabala per riuscire a compiere le loro magie altamente complicate? I monaci tibetani della tradizione Dzogchen usano forse frasi prese dal latino, l’’angelico’ o l’ebraico? Certo che no, perchè la magia è semplicemente un modo di vivere e sorge spontaneamente in risposta a ciò che ci succede e a ciò che siamo.

Proviamo ad uscire oggi in uno stato di attenzione amplificata e cerchiamo di prendere coscienza di come molte cose che vediamo o sentiamo si connettono o ‘coincidono’ direttamente con idee discusse in questo articolo. Come si vedrà la magia abbonda.

Ogni cosa è letteralmente incastrata con le altre, con tutto si può comunicare o si può interagire ‘a distanza’ perchè la distanza non esiste, c’è solo la simulazione di un’apparente separazione che la nostra limitata coscienza assimila secondo dopo secondo 11 bit per volta. La ‘telepatia’ che unisce le persone non è né più né meno soprannaturale o improbabile della ‘telepatia’ che unisce due delle nostre dita, se ci si pensa. La pazienza, la partecipazione e l’osservazione continua e approfondita di ciò che sta succedendo dentro e fuori di te ti farà di te un buon mago in poco tempo, se questo è ciò che vuoi diventare.

D:
Una delle cose belle riguardo il tuo ‘manifesto’ della Pop Magic è che questo genere di magia si permette di essere aperta all’interpretazione e alla sperimentazione a differenza del ‘fai questo, fai quello’ di vecchia maniera davanti a cui molte persone si bloccano. Per esempio, tu ti riferisci ad ‘Invisibles’ come ad un ‘ipersimbolo’ in cui ogni albo è una componente del simbolo stesso. Ognuno può fare a casa una cosa simile senza bisogno di pubblicare sette volumi di materiale (riferito all’edizione originale, ndT). Prendiamo le tue istruzioni e trasformiamo un desiderio in un simbolo, per esempio una cosa del genere.

Ma non fermiamoci qui, continuamo creandone un altro. E un altro ancora. Fino ad averne tanti quanti si vuole. Quindi prendiamo questi simboli e li combiniamo per creare un supersimbolo, che comprende uno o più simboli creati in precedenza: in pratica si ottiene una cosa del genere.

E questo l’ho imparato semplicemente leggendo quello che hai scritto: alla fine la domanda che mi pongo e se comporre i simboli ottenendone uno più grande non diminuisce la carica di potere che i simboli avrebbero presi uno per volta.

GRANT MORRISON: Non sono sicuro se un simbolo diventa più o meno potente tanto è più o meno complesso; bisognerebbe studiare con attenzione la ricetta. Questa è decisamente un’area che meriterebbe un po’ di sperimentazione. Prova un po’ e fammi conoscere I risultati. Potrebbero rappresentare la bomba all’idrogeno dell’era simbolica, chi lo sa? L’ipersimbolo in stile ‘Invisibles’ richiede un coinvolgimento personale molto profondo: richiede di arrendersi ai processi che si svolgono all’interno del testo, processi che determinano un feedback bizzarro e prettamente ‘magico’ tra mondi ‘reali’ ed ‘immaginari’ al punto che diventa impossibile distinguerli gli uni dagli altri.

D: Per ultima ti faccio la domanda che forse avrei dovuto farti all’inizio: come stai, Grant? Perché i tuoi fans sono ansiosi di sapere come stai. Ricorda solo che in tutti i medium con cui ti stai confrontando tu rappresenti una chiara fonte di ispirazione e non ci sono più molte persone di cui si possa dire lo stesso rispetto al passato.

GRANT MORRISON: Mi manca mio padre e mi manca la mia famigliola. Sono ridotto al muro, amaro, colpito, bruciato dagli eventi: puoi descrivermi un po’ come uno stronzo di zombie vaneggiante ma dovrei ritornare tra poco all’apice della forma dopo la recente bella luna (al sole) di miele con Kristan. Fatemi una colorata trasfusione di realtà e starò moooooolto meglio. Grazie per la domanda.

D: Grazie a te per aver preso parte a questa intervista e, a nome di tutto lo staff di PopImage e di tutte le persone che la stanno leggendo in questo momento, faccio i miei migliori auguri a te e a Kristan. Congratulazioni.

F I N E



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