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 DYKES *
 di Alison Bechdel
 brossurato, 262 pg. b/n - 21,00 euro - BUR
 di Alessandro Bottero

Bel volume questo di Alison Bechdel, autrice americana più famosa per Fun Home, che raccoglie una selezione di Dykes To Watch Out For, la serie dedicata al mondo lesbico, che dal 1983 al 2008 è apparsa, ogni due settimane, su una serie di quotidiani americani. Francesco Pacifico, traduttore e selezionatore del materiale, ha raccolto una specie di “summa” dal 1987 ad oggi, permettendoci così una full immersion in questo microcosmo.

Chiariamo subito una cosa. Dykes non è un fumetto erotico. Questo è meglio dirlo subito, dato che il 99% dei maschi appena sente la parola “lesbica”, immagina scene di sesso sfrenato tra due supermodelle dal fisico alla Wonder Woman. Vabbé, non sarà il 99%, ma guardiamoci in faccia. È così. Bene, se volete erotismo lesbo-patinato, scene piccanti, e così via, risparmiatevi i 21 euri. Noleggiate un porno, e amici come prima. Dykes è un fumetto da leggere. Un fumetto, se vogliamo, politico, nel senso del “tutto è politica”. Un fumetto di genere, o, se proprio è necessario essere alla moda, un fumetto di gender. Ma parliamo italiano che è meglio…

Fumetto di genere. Che significa? Un po’ tipo….narrativa di genere, che poi è un modo elegante per dire “Embé? Leggo Segretissimo, che me devo vergognà?” (scusate l’inciso in romanesco, ma lo volevo dedicare a un ex-ministro)?

No. In questo caso si parla di “genere letterario” (anche se… boh, ma che significa? Io leggo una cosa se mi piace. E a me questa “invenzione” della narrativa “di genere”, pare tanto una *BEEEEP* ata), mentre nel caso di Dykes, credo si possa parlare di “genere”, nel senso dei Gender Studies, ossia la riflessione sul genere sessuale, a prescindere dalla biologia dell’individuo. In un certo senso una posizione personale, che porta all’accettazione di una sessualità orientata all’omosessualità, è interna alla discussione sul gender, laddove la scelta si pone al di fuori dagli schemi convenzionali maschile-femminile. Il gender/genere risulta quindi come punto di arrivo di un cammino, e può anche non coincidere con il ruolo sessuale-sociale, che il sesso ci attribuirebbe per convenzione.

Dykes parla di lesbiche, ossia di donne che scelgono (chi più, chi meno coscientemente) di vivere gli affetti, gli amori, le passioni, orientandole verso altre donne. Ma non ne parla in tono predicatorio, o didascalico. La chiave di lettura è l’esplorazione del mondo quotidiano di queste donne (con rari e sporadici interventi di figure maschili), fatto di lavoro, passione politica, attivismo, tempo libero, famiglie, e (anche) sesso. La caratteristica politica del fumetto emerge particolarmente nelle tavole del periodo 2000-2008, laddove Bechdel deve fare i conti con la presidenza Bush jr., e il tono complessivo sembra quasi essere “ma che cavolo è successo????”.

Beh, non sto a dilungarmi troppo. Il volume merita, e quindi invece di spendere 21 euri in puttanate, prendetelo e pace.
Una cosa però volevo dire prima dei saluti. Chi conosce la serie TV The L Word nota subito una serie di chiarissimi punti di contatto. E dato che il telefilm è del 2004, e la serie del 1983 (anche se il cast di personaggi regolari viene introdotto attorno al 1987), direi che è chiaro chi sia venuto prima. Vediamo un po’ se mi date ragione.
In Dykes troviamo la coppia di Toni e Clarice (Toni portoricana e Clarice afroamericana), che vengono presentate come la coppia “stabile”, il modello a cui Mo, la protagonista della serie, fa riferimento. In L Word abbiamo Bette e Tina, come coppia “stabile”, attorno a cui ruotano le prime annate della serie. A un certo punto, in Dykes, Toni annuncia a Clarice che vorrebbe un figlio, e la Bechdel ci racconta tutto il cammino di una coppia lesbica nel affrontare questo passo: scelta del donatore del seme, incontri ai gruppi di genitori gay, gravidanza, parto, e vita col pupo (un maschietto). In L Word la stessa cosa accade a Bette e Tina. Stesso percorso. Scelta => gruppi => parto = vita con un neonato (in questo, per non farlo sembrare TROPPO identico, una femminuccia).
Ancora…in Dykes, abbiamo Lois, amica di Mo, che vive una sessualità estremamente “democratica”. A un certo punto le amiche le dicono “la tua idea di relazione stabile, non va oltre i tre giorni”. Beh, in L Word abbiamo il personaggio di Shane, che fa lo stesso. Addirittura a un certo punto troviamo Lois che perde la testa per una donna più adulta, sposata, che ha appena fatto outing. Beh, la stessa cosa (con minimi cambiamenti narrativi) accade a Shane nel corso della prima stagione.
Poi è chiaro che ci siano delle differenze tra il fumetto e la serie TV, ma come dicono “tre indizi fanno una prova”. La cosa interessante è che girovagando nella rete, a caccia di commenti, reazioni, critiche, opinioni sia su Dykes, che L Word questo fatto (ossia la chiara derivazione della serie TV dal fumetto) non appare. Che significa? Che chi vede la TV non legge fumetti? O che chi legge fumetti non vede la TV? O che non mi faccio mai gli affari miei? Non so. Ai posteri l’ardua sentenza.

Comunque, concludendo, un bel fumetto, una bella storia, un qualcosa da avere. Poi, come sempre, fate come credete. In fin dei conti i soldi sono i vostri.



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LUGLIO 2009

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