Ricordo esattamente quando ho letto per la prima volta Daniel Clowes. Le sue furono le prime cose che mi capitarono a tiro che non avessero nulla a che vedere con il fumetto mainstream americano. Daniel Clowes all'epoca aprì uno spiraglio di luce su un mondo nuovo e particolare, fatto di un certo tipo di fumetto che, con gli anni, ho imparato ad amare.
Ho sempre provato un timore reverenziale verso le sue storie. E lui mi ha insegnato, poco alla volta, a soffrire di un timore invece più profondo nei confronti dei suoi personaggi. Questa volta la Coconino Press da alle stampe un vecchio lavoro di un Clowes ancora giovane ma già perfettamente a suo agio con le tematiche che lo renderanno noto. Il tutto in questo fantastico Come un guanto di velluto forgiato nel ferro.
Stendere un sunto della trama che ho letto in questo volume, è cosa assai ardua. Potrei dire che tutto comincia con il personaggio principale della vicenda (Clay) che riconosce la sua ex-moglie in un film a luci rosse. Da lì parte alla ricerca della Interesting Productions, casa di produzione cinematografica che ha prodotto il film in questione. O forse, quella che Clay sta cercando, non è una donna in carne ed ossa, ma un'idea di donna, una chimera. Da qui parte. Ma tutto il resto è cinico disincanto. Clay è un novello Virgilio, vittima di se stesso, che ci accompagna nei meandri più oscuri di un inferno infestato da situazioni al limite della follia e di persone disturbate sempre a un passo dai propri limiti estremi. Sempre pronti ad ammaliare e stupire il lettore. Sembra, ed è, impossibile, nel corso della lettura, riuscire ad immaginare come possano andare le cose anche solo nella pagina successiva.
Quella che Clay attraverserà, sarà un'America incredibilmente persa e affranta, fatta di persone afflitte ma assolutamente ostiche nei confronti del prossimo.
Lungo il suo cammino incontrerà i personaggi più atipici che si possano trovare in un fumetto.
Sempre tristi e oscuri, sempre con qualcosa da raccontare. Più che persone sono ombre che prendono vita da qualche recesso buio assumendo la forma e il volto di esseri (quasi) umani.
Un cane privo di qualsiasi orifizio, una setta di fricchettoni che vogliono impossessarsi della Casa Bianca, uno spietato e violento assassino che porta sempre a termine i “lavori” solo con le proprie mani, una povera ragazza pesce venuta alla luce da una prostituta e da un'entità superiore venuta fuori dal mare, una strana ragazzina che fuma la pipa e disegna solo teste di dinosauro, uno strano psicologo che la tiene in cura e appunta le storie che lei inventa. E ce ne sarebbero tanti altri. I luoghi vuoti e decadenti, ma sempre minimalisti e puliti. Un'atmosfera ovattata e piena di tensione per la prima opera in volume di Daniel Clowes.
In ogni caso, a parte tutto, ciò che distingue Clowes da altri autori che hanno provato lo stesso tipo di narrazione allucinante e drammatica, è l'assoluta spontaneità degli eventi di cui infarcisce le proprie storie. Una lirica che disarma il lettore e lo tiene nudo e legato alla poltrona, di fronte alle paure più recondite e profonde di cui è costellata l'umanità.
Sicuramente le sue opere non sono una lettura “semplice”, e certo non fa eccezione questo suo primo lavoro. Siamo di fronte a diversi piani di lettura ben definiti tra loro, ma che formano un unico affresco narrativo dove gli eventi non accadono mai, tanto per accadere, ma prendono vita ed avanzano rispettando un misterioso e tacito accordo con chi legge. E lo stesso lettore non è mai solo tale, ma uno spettatore che più volte e chiamato in cattedra con le sue necessarie interpretazioni. Certi passaggi sono una scommessa, e qualche volta una speranza, che gli eventi prendano certe direzioni più rassicuranti e tranquille. Quando invece è sempre più semplice trovarsi di fronte a vie più contorte e difficili, ma non per questo meno realistiche.
Un volume indispensabile per gli “amanti” dell'onirismo e del cinema Lynchiano. Un volume la cui presenza è assolutamente inoppugnabile per tutti gli altri che di Daniel Clowes hanno già letto altro. Un altro grande regalo (si fa sempre per dire, visti i prezzi) che la Coconino ci porge su un piatto d'argento, dopo gli altrettanto memorabili David Boring, Ghost World e Ice Haven.
Wesley Dodds