Il 2008, anno ricco di ricorrenze. Quarant’anni dal ’68. Ma anche sessanta dal ’48 e le elezioni.
Addirittura settanta dal ’38 e la conferenza di Berlino, e la famosa frase di Chamberlain “Pace nei nostri tempi”. Cento anni fa alle Olimpiadi di Londra Dorando Pietri veniva sorretto dai giudici di gara a pochi metri dal traguardo della Maratona, perdendo così la medaglia d'oro, ma dando inconsapevolmente vita alla prima grande leggenda dello Sport Italiano, e così via.
Cosa c’entra questo con le recensioni?
Nulla, ma mi piaceva buttare lì qualche notiziola storica per rompere il ghiaccio. E adesso, tutti trulleri e ricchi di bonomia, eccoci pronti per quattro terrificanti recensioni.
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ZEROVIRGOLAZEROQUATTROMETRIQUADRI, 21 albi a cura degli Allievi della Scuola di Fumetto del Castello Sforzesco di Milano, 12 pagine ciascuno, 0,50 euro caduno.
Molto in ritardo (ma ogni promessa è un debito) ecco qui una recensione di questi albi realizzati dagli allievi della Scuola di Fumetto del Castello Sforzesco di Milano.
Sono stato vittima della simpatia e dell’esuberanza dei ragazzi a Fullcomics 2007, manifestazione in cui mi sono accaparrato tutti e 21 gli albi. Perché, direte voi… perché queste cose vanno sostenute. L’autoproduzione, la voglia di esprimersi, di superare i propri limiti e confrontarsi con qualcosa di finalmente serio come realizzare un fumetto “completo” sono cose che mi colpiscono, e anche il duro cuore dell’Editore Severo ma Giusto si intenerisce.
Oddio, intendiamoci… capolavori niente. Qualche spunto, magari un guizzo indovinato, ma la maggioranza è ben lontana da un livello medio professionale. Tutti e 21 gli albi partono da uno spunto preciso (un trasloco) per poi prendere strade diverse. Ne segnalo qualcuno che mi ha colpito per un qualche particolare:
Trasloco = Inferno di Caterina Carioti - Fabrizio Ferrante - Valerio Maggioni, per la copertina;
Il Trasloco Immaginario di Stefano Scarano, per la storia inquietante;
Il Signore dei Capelli di Valentina Marasco e Andrea Tabacco, per i disegni;
Un Trasloco Animato di Giovanni Garattoni, sempre per i disegni;
Trasloco di Giulia de Amicis, per la storia poetica;
Il Trasloco sul Cortile di Giuseppe Rossello e Fabio e la Mind’s Traslochi etc. di Christian Lattuada, per le storie.
A questo punto che dire? Dico che purtroppo mancano spazi dove questi ragazzi possano farsi le ossa. Tutta quella serie di riviste/fumetti/testate, magari poco note ma già di livello professionale, dove un esordiente poteva lentamente diventare davvero professionista.
Oggi da un lato l’editore pretende (con buoni motivi) che ANCHE l’esordiente sia all’altezza del professionista, e dall’altra l’esordiente (non tutti, ma alcuni sicuramente sì) crede (se non pretende) di poter essere considerato come un professionista sotto tutti i punti di vista. E non è così. Chi resta a dare la possibilità di fare effettivamente qualcosa? Le scuole, con gli annuari, o magari albi di questo tipo, e pochi editori come l’Associazione Alex Raymond, Cagliostro E-Press, Alien Press che, programmaticamente, curano gli esordienti.
Questi albi degli Allievi del Castello sono una testimonianza della realtà più vitale del mondo del fumetto italiano: i giovani, realtà purtroppo spesso dimenticata o trascurata.
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Resistenze, AA.VV. a cura di Claudio Calia e Emiliano Rabuiti, Beccogiallo 2007, 304 pp. Brossurato. 18 euro
Tempo fa ho visto in fumetteria questo volume, e incuriosito l’ho preso.
Ritengo che il fumetto sia oltre che Arte, anche una tecnica, un modo con cui parlare di tutto, quindi anche di politica e politica antagonista, come questo caso.
Però…però…però poi sono rimasto un poco deluso. Possibile che l’antagonismo sia al 90% a senso unico? Sembra quasi che o sei di ultra sinistra o non sei antagonista. Ci sono anche storie che provano a non restare chiuse nei soliti schemi “autorità cattiva - antagonista buono”, ma sono poche.
Ricordo quella di Marco Rizzo, e poi? Il discorso non è che sia contro un fumetto di denuncia. È che mi sto cominciando a stufare di chi si crogiola in schemi politici vecchi di oltre 30 anni.
Ok , glorifichiamo gli occupanti di un palazzo a Roma, raccontando la vittoriosa resistenza contro lo sgombero della polizia brutale, ma…possibile che chi occupi ha sempre ragione e chi cerca di riprestare il rispetto delle regole sbaglia a priori? Non so…almeno i fumetti politici che leggevo su Linus o Alter negli anni ’70 avevano un pregio: erano nuovi.
Qui spesso leggo un uso di clichè facili facili: la chiesa cattiva, i preti pedofili, la vita è tutta negativa, la società è cattiva, i poliziotti sono servi del potere, e così via. Boh.
Resistere, ok? Ma per fare che? C’è un’alternativa? Esiste un progetto? O è un resistere fine a se stesso,pur di essere “alternativi”? Possibile che non ci sia UNA cosa positiva in tutto il mondo?
L’antologia è molto ricca, e quindi si trovano anche storie gradevoli, non fraintendetemi, ma quasi sempre siamo a livello di guizzo, di battuta ad effetto, di incompiuto. E poi lo devo proprio dire…ma perché c’è questa terribile idea che se faccio dei fumetti “alternativi” posso anche disegnare coi piedi? Perché? Ditemi perché. Perché Maicol e Mirko? Perché Calia? Ma allora pure io mi metto a disegnare e mi presento come ”autore completo”.
E questo è un vizio atavico del fumetto “indipendente” e/o “politico”, come se la nobiltà degli intenti scusasse la pochezza grafica. Per piacere, no. Allora scrivete racconti, no?
Comunque, tiriamo le somme: l’antologia come dicevo è abbastanza ricca e se uno vuole avere un panorama del fumetto antagonista italiano del 2007 potrebbe anche fungere da Bignami. Certo è che non è questo l’unico modo di resistere, e soprattutto resta la domanda su cosa fare DOPO che si è resistito. Ma forse pretendo troppo.
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Sciò, Delia Vaccarello & Giulia Argnani, Piccola Biblioteca Oscar, Mondadori 2007, 240 pp. Brossurato. 8,40 euro
Il fumetto è ormai accettato come un modo per narrare. La cosa è ottima, visto che così facendo si capisce che l’equivalenza “fumetto = cose per bambini” è una idiozia.
Il problema è che sottilmente si è instaurata un’altra equivalenza, ossia “fumetto = cose per gggggiovani”.
In un certo senso è questo il sospetto che mi rimane dopo la lettura di questo libro in cui Delia Vaccarello racconta alcune storie di amore tra adolescenti.
Intendiamoci, il libro è ben scritto, le storie sono solo leggermente didascaliche, e tutto sommato non è male come prodotto. Il fatto è però che ho come idea che si stia insinuando un cliché metodologico: se vuoi fare il figo con i lettori adolescenti allora usa il fumetto, perché il fumetto è un linguaggio da adolescenti. E questo sarebbe sbagliato.
Il fumetto è un linguaggio universale, non circoscritto a un’età. Ma andiamo oltre.
Delia Vaccarello si dedica da anni all’esplorazione del mondo dei sentimenti, prima in ambito lesbico con la serie di antologie Principesse Azzurre, e poi dedicandosi al mondo degli adolescenti. Prima con L’amore secondo noi e adesso questo Sciò.
Le storie a fumetti spaziano in ogni possibile approdo di una storia di amore, etero, omo, a lieto fine, o anche tragico, cercando sempre di mantenere una credibilità di fondo. I disegni di Giulia Argnani non sono il massimo della vita, ma tutto sommato sono ben curati e funzionali. Sarebbe interessante vederla all’opera su una distanza maggiore, o magari su una storia meno “lineare” dei brevi flash qui presenti. In sintesi Sciò è un’opera interessante (e dal costo contenuto, va detto), anche se un po’ “a tema”.
Sicuramente è un prodotto che non si trova normalmente nelle fumetterie, e rappresenta un altromodo di usare il fumetto per raccontare storie di vita quotidiana.
Link:
- fuorispazio.net
- la pagina di Delia Vaccarello sull'Unità
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Radio Karika, Stefano Santarelli, Alessandro Ruggero (testi) & Gianpaolo Morale, ASMI srl 2007, 240 pp. Brossurato (volume) & spillato (albo singolo). SP (senza prezzo perché albi omaggio)
Il fumetto è un modo espressivo che può dire e rappresentare qualsiasi cosa. Al tempo stesso può essere usato da chiunque, essendo un codice comunicativo facile e ricco.
Non è vero che leggere fumetti sia difficile. È vero piuttosto che la gente non legge a priori, e quindi non legge nemmeno fumetti.
Ma perché questa premessa? Perché voglio parlare di un fumetto che non troverete in fumetteria o in edicola, un fumetto che è stato parte integrante di un progetto educativo molto importante, il Programma Operativo nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia” 2000-2006, realizzato dal Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con un cofinanziamento dell’Unione Europa.
Radio Karika è una serie di 12 albi spillati usciti nel 2005, raccolti poi in un volume edizione Silver che raccoglie tutta la serie, che racconta le avventure di un gruppo di ragazzi in una città del Sud, ragazzi che mettono su una radio “indipendente” per raccontare i loro fatti di vita, loro e del loro quartiere.
È ovviamente un fumetto didascalico, dove i buoni sono buoni, i cattivi cattivi, e la famosa “ambiguità morale” del personaggio tormentato post-moderno non si vede nemmeno col lanternino.
Sono fumetti che voglio trasmettere un messaggio. Anzi, il linguaggio fumetto è usato volutamente (e quindi l’operazione è onesta) per trasmettere in modo chiaro e inequivocabile messaggi netti: la mafia è sbagliata; l’usura è un reato; il razzismo è da combattere; la droga fa male. E così via.
Le storie sono semplici. Ogni episodio affronta un tema preciso e lo risolve, facendo vedere le conseguenze delle scelte sbagliate, e dicendo molto chiaramente che è possibile e doveroso fare quelle giuste.
Santarelli e Ruggero scrivono storie solide, sia pure non particolarmente innovative, e i disegni di Morale e Stramaglia sono professionali. Puliti, chiari, funzionali.
Ora, perché ne parlo? Perché mi ha colpito come addirittura il governo e la polizia abbiano pensato che il fumetto potesse essere un modo per raggiungere i giovani. Allora forse se da un lato esiste una crisi di vendite, dall’altro il fumetto rimane un linguaggio vivo e vitale. Per chi fosse interessato a sapere di più su Radio Karika vi rimando al sito www.radiokarika.it.
Alessandro Bottero